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“ Dio salvi la sterlina” unico rimedio possibile per l’economia planetaria del 2014, mentre sull’Europa e sul Bel Paese incombe il fiscal compact

di Cesare Mannucci | 6 Gennaio 2014

sterlinaNon è Dio questa volta che salverà la Regina, ma la sterlina nel 2014 potrà fare miracoli sull’intero sistema economico mondiale. La divisa britannica sarà infatti la valuta-rifugio dei prossimi dodici mesi: secondo gli esperti di Citigroup la valuta inglese si rafforzerà con l’anno nuovo grazie alla ripresa dell’economia che farà da calamita per gli investimenti dall’estero. La sterlina si é già rafforzata in questa fine d’anno, raggiungendo nei giorni scorsi il massimo da due anni sul dollaro a 1,6578. Il trend continuerà a causa delle tensioni politiche negli Stati Uniti e della debolezza della crescita nell’eurozona, sottolinea Citigroup, mentre il rallentamento dei mercati emergenti ha portato molti trader a trasferire i loro investimenti in sterline. La banca Usa prevede un incremento della valuta britannica del 3% a 1,70 dollari il prossimo anno, con la possibilità di toccare quota 1,80 entro fine 2014, e anche un rafforzamento contro l’euro dagli attuali 1,19 a 1,25 euro. La sterlina non ha mai toccato quota 1,70 da prima della crisi finanziaria ma una volta infranta la barriera potrebbe continuare la sua ascesa, afferma Mark Schofield, responsabile della ricerca macro della banca Usa: «Se supera il livello di 1,70, da un punto di vista tecnico non c’é nulla che possa impedire alla sterlina di salire ulteriormente, soprattutto se ci sono ulteriori segnali di una ripresa strutturale dell’economia o un aggravarsi delle tensioni politiche negli Usa». Il rafforzarsi della sterlina potrebbe ostacolare la ripresa trainata dall’export e portare la Banca d’Inghilterra a intervenire per frenare la corsa. Secondo Schofield «l’economia britannica si sta rafforzando piú rapidamente del previsto e riteniamo che continuerà a rafforzarsi l’anno prossimo. La gente finora é stata molto ottimista sul dollaro ma ha sbagliato, ci sono diverse questioni politiche non risolte negli Usa che destano preoccupazione. La Francia é sull’orlo della recessione e le prospettive di crescita dell’Europa non sono entusiasmanti, quindi é difficile immaginare dove possano trasferirsi i capitali se non verso la sterlina». Nei giorni scorsi uno studio del Centre for Economic and Business Research ha previsto che l’economia britannica continuerà a rafforzarsi nei prossimi anni, superando la Francia entro il 2018 e anche la Germania entro il 2030 per diventare la maggiore economia dell’Europa occidentale. Dati che fanno riflettere tutti i sostenitori della moneta unica europea. La Gran Bretagna come è noto è parte integrante della Comunità Europea ma non ha mai adottato, al pari nostro e degli altri Stati che ne fanno parte, l’Euro. E intanto nel 2014 diventerà operativo il fiscal compact, per chi voglia rinfrescarsi la memoria ecco la definizione che riporta Wikipedia:

“Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, conosciuto anche con l’anglicismo Fiscal compact (letteralmente riduzione fiscale), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea, entrato in vigore il 1º gennaio 2013.”L’accordo contiene le regole d’oro della gestione fiscale degli stati membri, tra queste c’è l’impegno del nostro paese a ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil  al 60 per cento attraverso una maxi manovra finanziaria all’anno per i prossimi 20 anni, la prima avverrà quest’anno. Dato che al momento questo rapporto supera il 132 per cento (equivalente a 2080 miliardi di euro circa) bisogna ridurlo di almeno 900 miliardi di euro, il che equivale a circa 45 miliardi l’anno per due decadi. Naturalmente nel dibattito italiano non si parla del fiscal compact, ma di questo non dobbiamo sorprenderci, se ne parlerà a josa quando bisognerà tirar fuori i soldi per rispettarlo, tra qualche mese. In pratica il pagamento dei 45 miliardi avverrà o attraverso l’aumento delle tasse o attraverso la contrazione della spesa pubblica, che può comprende sia la riduzione dell’occupazione che dei salari pubblici, o in tutti e due i modi. Morale: saremo più poveri perché dobbiamo tirare la cinghia ulteriormente per ridurre il volume totale dei nostri debiti. La prima domanda da porre ai lettori: a chi  dobbiamo restituire questi soldi? La risposta più semplice è la seguente: alla banche straniere che ce li hanno prestati. Ma dal 2011 in poi la percentuale delle banche straniere nostre creditrici è scesa ed oggi è inferiore al 40 per cento. Chi ha in portafoglio gran parte del nostro debito pubblico sono le banche italiane, tra le quale c’è anche il Monte dei Paschi, che deve allo Stato, e cioè a noi poveri debitori, 4 miliardi di euro. Creditori e debitori sono le stesse persone, direte voi, perché fanno tutti parte dello Stato, della collettività. Ma questa spiegazione non è del tutto corretta perché né lo Stato dei contribuenti né le banche nazionali controllano la massa monetaria, detto in parole povere, non stampano moneta. Entrambi la ricevono dalla banca centrale attraverso il debito. Assurdo? Succede in quasi tutto il mondo a parte qualche eccezione, come la Svezia e la Cina dove la banca centrale è di proprietà dello Stato, quindi si potrebbe dire che la collettività si indebita con se stessa. La Banca Centrale Europea è l’unico organismo che ha il diritto di stampare moneta, lo dovrebbe fare secondo parametri fissi ma data la crisi Draghi è riuscito ad aggirarli ed è lui alla fine che stabilisce quanta moneta cartacea si stampa. Da notare che nessuno di noi europei lo ha eletto. La Bce è una banca privata, di proprietà degli azionisti delle banche centrali dell’Eu, tutti enti ed organismi non statali, tra costoro ci sono anche alcune delle nostre banche. Come funziona il meccanismo? La Bce crea dal nulla euro, nel gergo comune trasforma carta straccia in banconote, questi soldi vengono dati in prestito, oggi a tassi vicini allo zero, alle banche di Eurolandia. Con questi soldi le banche acquistano i buoni del Tesoro dello Stato con i quali i governi nostrani ripagano ogni anno solo gli interessi sul debito pubblico, di più infatti non si riesce a fare. Idealmente questi soldi dovrebbero alimentare l’economia e farla crescere: prestiti all’industria, per l’innovazione o per le opere pubbliche ecc. La crescita economica dovrebbe far aumentare il gettito fiscale con il quale ripagare il prestito. Ma non è così nel nostro caso, e questo lo sanno tutti ormai, l’austerità taglia le gambe alla crescita quindi il circolo virtuale appena descritto diventa un circolo vizioso di impoverimento

Pubblicato in : Primo piano

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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