Sono convinto che “cose di sinistra”, che vengono da più parti invocate, questo Pd/catto/comunista residuale non ne farà, come non farà una riforma sostanziale della giustizia, salvo qualche ritocco.

Sono convinto che “cose di sinistra”, che vengono da più parti invocate, questo Pd/catto/comunista residuale non ne farà, come non farà una riforma sostanziale della giustizia, salvo qualche ritocco. Perché i suoi rappresentanti fanno parte di quel “blocco sociale” dei privilegi, di parentopoli, di clientelismo, di familismo, di finanza allegra partitocratica, di gente che dove si “magna” ha piazzato figli, nipoti, mogli, amanti, tirapiedi obbedienti, servi e lacchè. Si tratta di gente che da un quarantennio sta poppando a grandi sorsi alle mammelle della Repubblica riducendola allo “sfinimento”. E’ quello stesso 10% che possiede il 50% della ricchezza, a cui si aggiungono i furbastri affamatori che producono reddito in Italia e portano i profitti, oppure dislocano le industrie, all’estero. Questo è un paese allo sbando, né si può raddrizzare la rotta con i “pannicelli caldi” di Letta e Saccomanni. E’ il paese delle furbate ai più alti gradi: vedi la nomina a turno dei presidenti più anziani della Consulta, per assicurargli il maggior numero possibile i privilegi della carica, che non sono pochi, e a cui non si vuole rinunciare. Chi dovrebbe, in teoria, eliminare decine e decine di privilegi? Proprio quelli che ne godono, a cominciare da politici e politicanti.
Per il momento monta l’astensionismo come segnale di rifiuto e di protesta, ma sotto, sotto cova la rabbia (a Roma c’è stato un segnale preoccupante: l’assalto alle sedi dei Pd, seguìto al salvataggio della ministra, il cui figlio, guarda caso, con un anno di lavoro ha incassato 3,6 milioni di euro. Pagati dagli amici, che sono finiti tutti (salvo latitanza) in una retata per fatti gravissimi. Però, la potente genitrice governa “in nome del popolo italiano”. Una vera e propria finzione, visto che appartiene a quel “blocco sociale” di cui s’è detto e che col popolo e con quanti vivono di lavoro o sono tenuti in permanente disoccupazione, non ha nulla da spartire. Sottovalutare queste cose è da irresponsabili. Salvo che non si voglia arrivare alla rottura definitiva delle regole della cosiddetta “democrazia”, ridotta in oklocrazia (disordine politico). Sappiamo che la libertà comincia dalla libertà dal bisogno, che può essere resa possibile attraverso la fondazione di un modello sociale basato sull’equità e su una forte e solidaristica giustizia sociale. Si scopre l’acqua calda dicendo che quanti vivono in condizioni di estremo disagio economico e sociale, sono privati della liberta, dei diritti umani e della dignità (come direbbe papa Bergoglio).

Lascia un commento