Le dittature Staliniana e Mussoliniana non chiudono la storia dei soprusi, delle persecuzioni, delle sentenze di reclusione e privazioni dei diritti civili.

La dittatura comunista è stata, per molti versi, simile a quella nazista tedesca, fascista e giustizialista italiana.
Le cause che determinano le dittature e i suoi orribili fenomeni discriminatori e persecutori sono da ricercarsi nell’esaltazione del proprio io di chi conquista il potere e non intende più lasciarlo.
In Russia il dittatore sanguinario si spiega storicamente con Stalin e con la fine del potere Zarista.
In Germania il mostro dell’inaspettata cruenta dittatura nazista è stato creato da un errore di scelta democratica. Hitler, infatti, ha conquistato il potere democraticamente.
Anche in Italia Mussolini ha ottenuto il potere assoluto a furor di popolo per le dichiarazioni fatte per spiegare l’abbandono delle logiche socialiste di Nenni, di Turati e della signora Kuliscioff per creare un pseudo partito Nazionale Socialista.
In Italia, debellata la dittatura fascista, si ripresentano i partiti politici che concorrono con forte impegno a ristabilire lo Stato democratico e a cancellare i danni prodotti dalla seconda guerra mondiale. Per le decisioni scaturite dalla conferenza di Yalta (città dell’Ucraina) del febbraio 1945 tra Churchill, Roosevelt e Stalin, l’Italia finì sotto la protezione americana e a trarne vantaggio politico fu la Democrazia Cristiana guidata da De Gasperi. Non si fece attendere la reazione dei partiti di sinistra e, in particolar modo, del Partito Comunista Italiano rappresentato da Togliatti, Berlinguer, Occhetto e un nutrito gruppo di magistrati.
La situazione politica degenerò subito nello scontro tra la DC e il PCI per la conquista del potere governativo. La Carta costituzionale, entrata in vigore il 1948 assegnava all’Ordinamento giudiziario e, in specie ai Pubblici Ministeri, un fortissimo potere decisionale sui reati penali.
Tale prerogativa dei PM non è stata rimossa con la trasformazione del processo penale da inquisitorio ad accusatorio. La tesi più accreditata, per i fatti politici verificatisi dal 1990 in poi, è che a trarne vantaggio sia stato il PCI, ora PD nella lotta a distruggere l’avversario politico.
Se ce ne fosse bisogno per sostenere quanto appena detto, si può commentare quanto avvenuto al processo denominato “Mani Pulite” ed esaminare l’attuale accanimento giudiziario nei riguardi di Berlusconi. Ciò, porterebbe a ricordare i duri periodi storici legati alle dittature e ai rispettivi dittatori, come Stalin e Mussolini. Entrambi per imporre i loro sistemi autoritari, illiberali e antidemocratici hanno eliminato fisicamente chi si opponeva ai loro comportamenti politici e governativi.
Un martire dell’autoritarismo sovietico è stato Trotsky che all’età di diciannove anni fu arrestato perché era un organizzatore dell’unione operaia della Russia Meridionale. All’età di ventidue anni fu condannato a quattro anni di esilio in Siberia, da dove riuscì a fuggire e raggiungere Londra dove incontrò Lenin che dirigeva il giornale “Scintilla”, organo del Partito Operaio Socialista Democratico Russo. A Londra si rivelò un grande personaggio politico per il suo talento oratorio. Nel 1905 tornò in Russia e partecipò all’organizzazione dello sciopero generale di ottobre. Fu allora che raggiunse la formidabile popolarità tra il proletariato di Pietroburgo. Di Trotsky si ricorda il pittoresco ed eroico atteggiamento davanti alla Corte giudicante a seguito del suo nuovo arresto per aver organizzato nel Soviet una sorta di gruppo separato. Divenne l’idolo dell’armata Rossa oscurando tutti i suoi predecessori.
Dopo la morte di Lenin successe Stalin a guidare il partito e il governo in Russia. Trotsky non riuscì a opporsi a Stalin che instaurò un clima di terrore e persecuzioni spaventosi. I Bolscevichi, a migliaia, furono processati, rinchiusi nei gulag e giustiziati o lasciati morire di stenti. Nel 1927 Trotsky fu espulso dal Partito Sovietico e dalla Russia. Si rifugiò in Turchia, poi in Francia, in Norvegia e infine nel Messico, dove il 20 agosto 1940 fu assassinato dal suo segretario, vendutosi a Stalin. Poco prima del suo brutale assassinio, Trotsky scrisse nel suo testamento: Quali che siano le circostanze della mia morte, io morirò con la incrollabile fede nel futuro comunista….. la vita è bella. Possano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore.
In Italia la dittatura è stata concretata da un ex socialista Mussolini che ha perseguitato e fatti uccidere proprio dei socialisti e dei comunisti diventati tali dopo la scissione socialista di Livorno del 1921. Vittime della ferocia fascista sono da ricordare gli onorevoli socialisti, Giuseppe Di Vagno e Giacomo Matteotti e fatto languire in carceri e ospedali vari Antonio Gramsci comunista, accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe. Con Gramsci sono imputati e condannati altri ventidue attivisti comunisti.
Gramsci fu arrestato l’8 novembre del 1926 e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Nel 1927 fu trasferito nel carcere milanese San Vittore. Inqualificabile, dal punto di vista della correttezza giuridica, fu la dichiarazione del pubblico ministero Michele Isgrò, a conclusione della sua requisitoria. Questi dichiarò che per vent’anni si doveva impedire di far funzionare il cervello di Gramsci. Infatti, la condanna fu di vent’anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Nel mese di luglio del 1926 Gramsci fu trasferito nel carcere di Turi, in provincia di Bari, dove scrive i Quaderni del carcere. Ammalato grave, Gramsci a novembre del 1933 fu trasferito nell’infermeria del carcere di Civitavecchia e a dicembre, nella clinica del dottor Cusumano di Formia. Il 21 aprile del 1937 Gramsci riacquista la piena libertà e sei giorni dopo, all’età di quarantasei anni muore. Le ceneri di Gramsci sono nel cimitero acattolico di Roma.
Le dittature Staliniana e Mussoliniana non chiudono la storia dei soprusi, delle persecuzioni, delle sentenze di reclusione e privazioni dei diritti civili. Non è improbabile che l’anno 2013 sia ricordato storicamente per l’esito delle sentenze a carico di Berlusconi reo d’aver impedito agli eredi staliniani italiani di conquistare democraticamente il potere governativo del Paese.

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