È stato inevitabile che fusioni scelte controvoglia e gestite con i piedi al solo scopo di ridurre al minimo il ruolo dei sindacati, si siano tradotte in un vero e proprio fallimento, ma ciò non può significare che si debba cancellare tutto e ritornare ad enti separati.

L’articolo è condivisibile in particolare quando si denunciano le gravissime responsabilità di Elsa Fornero e di Antonio Mastrapasqua, che per mesi hanno reagito con supponenza alle critiche e agli interrogativi sul preoccupante andamento della spesa previdenziale. Mastrapasqua ha sostenuto in ogni sede che i conti dell’Inps erano in equilibrio e quindi non si giustificavano allarmismi di sorta, poi ha improvvisamente cambiato parere rivolgendosi pubblicamente a Grilli e Fornero e scaricando così sul Tesoro e sul Ministero del Welfare la patata bollente.
La situazione del bilancio previdenziale è in verità molto seria. I rischi denunciati da Palombi, corredati da dati difficilmente confutabili sono purtroppo molto concreti. è però un vero peccato che sia Palombi che i dirigenti dell’Unione sindacale di base, ai quali l’articolo fa riferimento, non sappiano resistere alla logica dell’“io l’avevo detto” e al fascino più che latente del corporativismo. Un fascino dal quale dovremmo guardarci ogni qualvolta si affrontino problemi di rilevanza generale come quello. della previdenza.
I mali della previdenza affondano le radici nel perdurante rifiuto di prendere atto che un bilancio previdenziale che intenda garantire equità e giustizia sociale non può reggere se non sorretto a monte da una scelta che fissi anche un concorso, sicuramente rilevante, dello Stato per coprire quella parte di spesa che non può essere garantita dalla sola contribuzione che oggi fa carico ai lavoratori e ai datori di lavoro,che tra l’altro ha raggiunto livelli insopportabili.
Un sindacato come Ubs che abbia l’obiettivo di realizzare un sistema capace di garantire a tutti una pensione dignitosa non può sottovalutare il rischio di scambiare lucciole per lanterne, come succede quando si individua ogni guaio nella unificazione degli enti.
L’unificazione degli Enti, o meglio la creazione del Super-Inps , come viene definita oggi, rappresenta infatti una scelta giusta in sé, purtroppo impostata e gestita in modo assolutamente sbagliato da chi ha evidentemente operato di fatto per il suo fallimento. Sbagliato a partire dalla scelta di non assicurare ai nuovi enti una direzione democratica e trasparente, non solo in campo previdenziale ma anche per quanto riguarda l’INAIL.
Si è proceduto, e qui le responsabilità di Elsa Fornero sono gravissime, in modo da imporre “padri-padroni”, oltretutto molto costosi, dotandoli di poteri pressoché dittatoriali. Tutto ciò tagliando fuori completamente i sindacati e rifiutando ogni confronto con loro e dopo aver cancellato di fatto l’unica sede istituzionale, il Cnel, nella quale il sindacato avrebbe potuto almeno tentare di dire la sua.
È stato inevitabile che fusioni scelte controvoglia e gestite con i piedi al solo scopo di ridurre al minimo il ruolo dei sindacati, si siano tradotte in un vero e proprio fallimento, ma ciò non può significare che si debba cancellare tutto e ritornare ad enti separati.
La scelta dell’unificazione degli Enti rimane in sé giusta e non va ne enfatizzata né demonizzata.
Sarebbe comunque consigliabile non confondere il bilancio previdenziale con le scelte miranti a rendere la macchina più efficiente e meno costosa ed è per questo che appare del tutto sbagliata la posizione di chi addebita tutte le attuali difficoltà di bilancio agli accorpamenti finendo con accreditare l’idea che il possibile disastro finanziario dipenderebbe dalla scelta di accorpare entrate e uscite di Inpdap e Enpals nel bilancio generale dell’Inps.
Ridurre i guai Inps ai deficit di Inpdap e Enpals ignorando i grossi problemi del bilancio INPS è ridicolo e fuorviante.
È noto che Inpdap e Enpals hanno oggi bilanci disastrosi. Una situazione per la quale occorrerà cercare rimedi. Sono certo che nessuno pensa che le pensioni che oggi fanno carico a Enpals e Inpdap possano domani non essere pagate.
Deve essere chiaro anche .che se si scegliesse di nuovo la strada della separazione dei singoli bilanci portandolo alle estreme conseguenze dovremmo riaprire non solo il capitolo dello scioglimento e della confluenza nell’Inps dell’Inpdai, ma inevitabilmente dovremmo affrontare anche i problemi relativi allo scioglimento dei fondi speciali, degli elettrici, dei telefonici, degli autotrasportatori e della previdenza agricola e emergerebbe di nuovo il fatto che l’unico fondo attivo è il fondo lavoratori dipendenti che ha finito col pagare un prezzo altissimo in solidarietà.
Su questa strada trionferebbe così la logica del “si salvi chi può” all’insegna dell’“ognuno per sé e Dio per tutti”.
Forse è venuto il momento di abbandonare ogni illusione sulla possibilità di soluzioni facili e ripensare seriamente allo stato di salute e alle prospettive dell’intero pianeta previdenza, ripartendo addirittura dalle premesse inattuate della legge Dini che affermava il principio dell’armonizzazione.
L’armonizzazione dei diritti e dei doveri, se attivata, avrebbe permesso la cancellazione e il riproporsi di ogni forma di privilegio previdenziale e unita ad una riforma delle strutture fatta in modo da evitare sommatorie di sprechi, privilegi e rendite avrebbe prodotto effetti non marginali sull’insieme del bilancio previdenziale. Serve ora una politica di bilancio che consenta la leggibilità dei vari bilanci e che metta allo scoperto le radici di ogni uscita e di ogni entrata, e ciò però all’interno di una strategia che anteponga il cittadino ai problemi di bilancio. È sempre più chiaro che in una società moderna che privilegi la coesione sociale, dovremmo tutti confrontarci per dare risposta all’interrogativo di quale pensione va garantita ad ogni cittadino e di come sia possibile garantire in futuro il carattere universalistico di diritti fondamentali come quello alla pensione.

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