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Dai non si scherza sui diritti delle 4 “esse”

di Fabrizio Binacchi | 2 Dicembre 2012

Il problema generale sullo sfondo è quello dei diritti. Ovvero dei sacrosanti e basilari diritti delle 4 “esse”: scuola, salute,  sicurezza e social net che sempre più appaiono connessi e indivisibili.

Diciamocelo subito chiaramente. Su scuola, salute, sicurezza e social network non si scherza. Le “s” dei diritti. E il diritto alle quattro esse. Sono stati giorni di turbolenze linguistiche prima ancora che politiche. Il governo dice una cosa alla mattina, deve precisare al pomeriggio. O il giorno dopo. Un po’ perché forse si pensa in lingue diverse e poi si parla in italiano. Un po’ perché forse la terminologia economica è più complicata della divulgazione giornalistica. L’ultimo equivoco è quello sulla sostenibilità del sistema sanitario. Detta alla mattina ad un congresso di sanitari in videoconferenza sembrava che da un giorno all’altro non si potesse più dispensare farmaci o  ricoverare in pneumologia, spiegata al pomeriggio veniva fuori che il problema era di prospettiva e di capire come da qui al 6 gennaio 2014 quando, se non si metteranno in essere misure di risparmio, razionalizzazione e riorganizzazione il sistema da solo non reggerà. Così, ovviamente, dopo la spiegazione, è tutto diverso. In rete si è scatenato di tutto: dalla voce sulla privatizzazione alla voce sulle chiusure di ospedali e servizi. Il problema generale sullo sfondo è quello dei diritti. Ovvero dei sacrosanti e basilari diritti delle 4 “esse”: scuola, salute,  sicurezza e social net che sempre più appaiono connessi e indivisibili. Conoscenza e distribuzione della conoscenza, sicurezza e informazione sono associazioni di fatto, nell’era del web e della rete diffusa, prima ancora che concettuali e filosofiche. E guarda caso proprio in queste settimane si pongono all’attenzione fenomeni che riguardano  direttamente questi diritti. Le proteste degli studenti nelle scuole e nelle piazze per una formazione sempre più moderna, gli innumerevoli casi di scandali e  sperperi nella sanità, gli scontri di piazza e l’aumento delle tensioni sociali, il ruolo sempre più preponderante e decisivo della rete e dei social network in questo e in altri campi sono le cartine di tornasole di una richiesta di diritti, nuova e antica nello stesso tempo. Richiesta di diritti che in momenti di crisi, crisi di soldi e crisi di prospettive, diventa ulteriormente pesante e pressante. Il diritto a star bene e ad essere curato come il diritto alla conoscenza e alla cittadinanza diventano, passateci l’iperbole, ancor “più primari” proprio in un contesto di orizzonte grigio e di sicurezze labili. Una mano a orientarci tra diritti e contesti ce la da Stefano Rodotà, uno che di diritti se ne intende e che spende la vita a studiarli e a divulgarli, con il suo ultimo libro “Il diritto di avere diritti”. Capire che c’è un diritto ai diritti, anche quello di conoscere cosa c’è dietro un motore di ricerca o una scelta chirurgica, è la base per la cittadinanza. Consapevole. Come il diritto ad avere un risarcimento, tanto più se annunciato e promesso, dopo che la terra ti ha buttato giù casa e capannoni, tremando una  notte e una mattina: diritto che è uguale a quello della sicurezza e della salute perché investe ogni persona coinvolta. E’ talmente lapalissiano che imbarazza dirlo e scriverlo: se uno Stato dimentica per strada certi diritti è, purtroppo, meno Stato.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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