Abbiamo bisogno di politici che leggano ed interpretino la contemporaneità del nostro paese e sappiano tradurla in un progetto condiviso, in grado di riaggregare i cittadini.

Ci sono aspetti che, inevitabilmente, invidiamo al sistema americano; il bipolarismo autentico che poggia su due soli partiti – non coalizioni ballerine e frammentate, buone solo a raccogliere voti ma incapaci di governare per manifesta disunione, ma partiti; l’utilizzo delle primarie come strumento rigoroso di selezione nelle mani degli elettori; quel senso profondo e primario di appartenenza ad una comunità che vede lo sconfitto legittimare immediatamente il vincitore, ed il vincitore fare un discorso che, prima di ogni altra cosa, riafferma il valore indiscusso dell’unità nazionale. Questi, con tutta evidenza, sono gli elementi che mancano nel nostro sistema che, nel suo percorso repubblicano, non si è mai posto l’obbiettivo di unire, prima ed al di là delle legittime e democratiche differenze di posizione, creando un eterno gioco di blocchi contrapposti, di ghetti non comunicanti, di solitudini autoreferenziali, che infine sono precipitate nello scontro logorante e tribale della Seconda Repubblica, finendo di minare alla base ogni punto di riferimento senza però crearne di nuovi e magari più attendibili, ma registrando nel frattempo un risultato deleterio nella esclusione dei cittadini dalla partecipazione alla vita democratica con conseguente abissale distacco tra politica ed elettorato. Una frattura sanguinosa di cui pagheremo ancora per lungo tempo gli effetti devastanti.
Ma quello che più ci colpisce, in questa fase, è la capacità dimostrata ancora una volta da Obama e dal suo staff di leggere la contemporaneità – primo e più importante requisito per distinguere un politico autentico da un politicante di nessun costrutto – ovvero la reale profonda natura delle istanze e delle necessità del proprio paese, e di leggerla con chiarezza, intuizione, profondità di interpretazione. Emerge da qui la figura di un Presidente che, pur con tutte le difficoltà ed i limiti del suo primo mandato, non ha mai perso il contatto con la pancia ed il cuore della nazione, ed ha saputo farsene interprete ancora una volta in maniera più credibile e convincente del suo sfidante.
Dopo le elezioni di Mid Term, fu proprio Obama il primo a preoccuparsi della crescente affermazione di movimenti estremisti che radicalizzavano lo scontro di posizioni e dunque minavano il senso di unità ed appartenenza di una comunità, e la sua scelta di proporsi come mediatore, invece che come falco, come interlocutore, invece che come censore, ha pagato positivamente, e non in termini di mera blandizie populista – come invece accade in Italia – ma in termini di una più lucida e trasversale lettura dello stato, anche d’animo, del suo paese, certamente piegato dalla crisi economica ma di fatto attraversato da una evoluzione che i repubblicani non sono stati in grado di capire, guardando da una parte sola invece di considerare l’insieme.
Le minoranze che, messe insieme dal voto, si son fatte maggioranza, parlano infatti chiaramente di una società americana composita e multiforme, dove i Wasp non sono più classe egemone e dove l’inclusione non è messaggio banale di generica valenza, ma assume il senso preciso di una evoluzione sociale che sta cambiando e ricollocando i suoi punti di riferimento, in senso plurale e non singolare – la multietnicità non è più solo un dato statistico, ma espressione culturale e sfida politica; parallelamente, il peso del voto di donne e giovani, non è solo indice di un gradimento empatico ma precisa richiesta in termini di diritti e di investimenti sul futuro. Il messaggio radicale ed estremista dei movimenti religiosi che vogliono uno stato padrone delle scelte private ed individuali, sommato – come ha superficialmente fatto Romney – al dettato opposto dei Tea Parties che invocano invece uno stato leggerissimo e quasi assente in materia di scelte economiche, imprenditoriali e di mercato, e completato da posizioni molto dure sull’immigrazione, non è passato nell’elettorato non solo perchè palesemente contraddittorio ma soprattutto perchè di fatto non lo rappresentava, perlomeno non nella maggioranza necessaria a decretare la vittoria elettorale.
Dunque, in estrema sintesi si può dire che negli Stati Uniti ha vinto chi ha saputo comprendere lo stato attuale della nazione – e giocoforza dobbiamo chiederci se questo sia possibile e realizzabile anche in Italia. Dove è in discussione una riforma della legge elettorale che punta alla ingovernabilità ed alla conseguente certificazione di uno stallo dove nessuno perde perchè nessuno vince, creando così le condizioni per mantenere uno status quo che nessuno dei vecchi marpioni della politica ha intenzione di cambiare. Dove gli effetti della crisi, della disoccupazione, della marginalità sociale e politica da cui tutti siamo toccati, rischiano di erodere definitivamente il nostro tessuto di comunità mai fermamente unita ma oggi esposta al rischio altissimo – segnalato da quel 53% di astenuti in Sicilia che non dobbiamo mai dimenticare – di cadere in una sorta di perenne rivolta contro la politica percepita come il vero nemico da combattere, invece che come l’unica via per rialzarci e ricominciare a costruire il nostro futuro.
Abbiamo bisogno di politici che leggano ed interpretino la contemporaneità del nostro paese e sappiano tradurla in un progetto condiviso, in grado di riaggregare i cittadini prima di tutto intorno ad una visione sociale e politica convincente che li porti di nuovo alle urne e li faccia sentire parte in causa attiva e determinante nella vita del nostro paese. Su questo metro, prima che su ogni altra considerazione, vanno misurati gli aspiranti al governo della nazione – il problema è che la maggior parte di loro, ancora, questo non l’ha capito e pensa di vincere ancora una volta giocando la carta dell’inciucio, dell’accordo sottobanco, del “se cade uno, cadiamo tutti”. Dunque, sta a noi riportarli alla realtà e partecipare alle primarie – dell’una e dell’altra parte – per evitare che ancora una volta vinca la malapolitica di chi ci ha governati per decenni con l’unica aspirazione di mantenere il più a lungo possibile la propria rendita di posizione.

Potevi andare a manifestare Cartoni, c’era una manifestazione a Paris oggi che ha raccolto circa 70.000 persone! Dove eri te? C’eran tanti “Cartoni” ognuno con la sua buona ragione, purtroppo, a fronte di questa manifestazione, gli ultimi sondaggi danno un 60/62% dei francesi favorevoli al matrimonio gay, e una percentuale minore (ma comunque superiore al 50%) per le adozioni alle coppie gay.
Siamo in questo momento storico, Hollande si é fatto eleggere e tra le sue prime proposte c’era appunto questa, si chiama democrazia Cartoni, gli altri discorsi contano poco. Ne ho sentite di tutte, dal decadimento morale, alla fine dei valori, alla distruzione della famiglia, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta! La realtà é molto piu’ semplice, ripristinare una ingiustizia subita per secoli, morale e materiale, per chi dichiara oggi con orgoglio di essere omosessuale. La politica prende atto dei cambiamenti della società, qui in Francia, e si adegua, aggiungendo privilegi e non togliendoli a nessuno. Il resto sono retaggi di una religione profondamente ingiusta, che predica bene e razzola malissimo, completamente fuori dai tempi nei quali la gente vive, si ama e prepara presente e futuro.
La stessa chiesa che fa la morale ai gay, accetta da decenni nel suo seno preti e altre gerarchie pedofili (là stranamente il bene supremo dell’infanzia non conta piu’?!?), la stessa chiesa cattolica rifiuta di pagare le tasse in Italia come sarebbe giusto, e sul caso di una sua cittadina,Emanuela Orlandi, rapita e probabilmente uccisa 29 anni fa, fa opera di omertà e di nascondimento della verità, probabilmente perché anche dietro questo fatto di cronaca nera, potrebbe entrarci la pedofilia.
Insomma, adesso persone degne come Barack Obama e François Hollande, parlano dei diritti nei paesi civilizzati dei gay, mentre in altre parti del mondo questi ultimi subiscono ancora tortura, carcere e morte, e mentre altre persone si divertono a manifestare per tutelarela loro presunta superiorità, ma la musica é cambiata, finalmente.
Con tutti i problemi che intimidiscono oggi gli europei , trovo veramente ridicolo che 70.000 francesi manifestino per le unioni “gay”…certo ,l’ orgoglio è un sentimento assolutamente personale , ed io ,quell.’orgoglio lì,non ce l’ho !
Naturalmente ,vanno condannate la Chiesa ,i Paesi socialmente arretrati,certe tradizioni e regole sociali contrarie ed oscurantiste ,tutti coloro che resistono alla pretesa sbandierando un orgoglio eterosessuale che la Storia oramai condanna .Prosit ! Tutto sommato ,una diffusione planetaria degli omosessuali potrebbe essere un valido antidoto contro gli aborti ,ed una soluzione per il problema delle adozioni…e per quello dei pedofili (a meno che questi ultimi non riescano a propagandare ,sempre a livello planetario ,un proprio “pride”,con bandierine multicolori ,cortei e mascherate rumorose…non ne avrebbero il “diritto”?)! Certamente il mondo è bello perchè vario…ed io chiedo la concessione per poter restare ,nel mio piccolo ,un reprobo .
Curiosa teoria, la tua. Il rispetto di certi valori si allarga se si allarga la base di coloro che li condividono. E uno stato che tradisce la Costituzione negando gli stessi diritti a tutti i cittadii, sulla base di una discriminazione di orientamento sessuale, non fa nessun favore ai valori di cui sopra.
Basta intendersi su cosa è diritto e cosa pretesa…cosa è valore e cosa non lo può essere.E la nostra Costituzione è fatta di tanti articoli ,da leggere insieme.
“Non importa se siete etero o gay, avete gli stessi diritti e meritate lo stesso rispetto” …trovare meriti da Nobel per la pace è veramente ridicolo ,a mio parere.Come dire bravo a chi non uccide o non ruba… Anche perchè stessi diritti e stesso rispetto non vuol certo dire negare il senso e la dignità umana e sociale della parola “matrimonio”, come fa chi non si accontenta di un riconoscimento di carattere cooperativo di certe unioni sentimentali. Manca il rispetto per i valori riconosciuti dal punto di vista umano e sociale,oltre che religioso.
Errata corrige: democrazia
Non so chi copi Bush, ma mi pare che anche da Francia e Germania si sia preso granchè, sempre in termini di de Croazia e sistemi elettorali.
Ma fino al 900 dominava la Germania e quella copiavamo, prima Francia etc. ma per effetto termodinamico che un giorno, qualche discendente si prenderà la briga di dimostrare, appena l’Italia ha ben copiato, dominante diventa un altro di tipo opposto, per correggere l’invetustamento del precedente e i copioni Italiani sempre a fare la brutta fine: Copiano Bush quando arriva Obama, ti ricorda qualcosa?
Caro amico, se davvero avessimo ‘copiato’ gli Usa così a lungo, come tu sostieni, avremmo un sistema bipolare autentico da molto tempo, avremmo un sistema elettorale funzionante e soprattuto rispettoso della volontà popolare, avremmo una cultura democratica priva del deleterio concetto di delegittimazione. Non è un mondo perfetto, quello americano, ma noi siamo anni luce indietro.
Cara Chiara,
Se bastasse ispirarsi al paese dominante per migliorare, l’Italia che non fa altro da Secoli, sarebbe il paese migliore del Mondo, ma non ha funzionato!
Anzi è regola generale che il subalterno che si appoggia al più forte è quello che ha più paura.
Occorre invece guardare autonomamente alla sostanza dei problemi del proprio tempo e cercarne la risposta temporaneamente e localmente migliore già sapendo che sarà effimera, perché questo impone la termodinamica.
Oggi occorre che ci procuriamo energia, cominciando a arrestare i politici che ne alterano i costi reali con aiuti da pazzi che poi ci finiscono in bolletta, occorre partecipazione attiva di tutti che si ottiene quando tutti si sentono rappresentati, occorre impeto verso il futuro perché il rimpianto del passato va accettato solo come aiuto alla comprensione del presente.
Non ci sono più analfabeti in Italia e spero presto spariscano anche i copioni, poi guarderemo il Mondo com’è e vedremo di migliorarlo, non ci vorrà molto.
Caro Paolo, ti faccio presente che Obama non è laico, nel senso che intendi tu, lui e la moglie si dichiarano cattolici e frequentano una chiesa regolarmente. Obama è laico nella sua concezione dello stato ed è questo ciò che davvero conta. Non condivido la tua osservazione finale sulla situazione italiana, perchè invece secondo me c’è chi ha coraggio e senso laico dello stato, ma naturalmente su Oabama siamo d’accordo.
Cara Chiara, quando nel mio ultimo messaggio ti facevo parte della mia gioia per la politica americana, mi riferivo ovviamente alla rielezione di Obama!
Perdonami, se insisto ancora una volta con la “storia” degli oomosessuali, ma nel discorso di Obama, alla fine esattamente, la sua frase é di quelle che cambiano la storia, sicuramente quella della comunità omosessuale di tutto il mondo. Ascoltare il Presidente degli USA “Non importa se siete etero o gay, avete gli stessi diritti e meritate lo stesso rispetto”. Questo é il Nobel della pace, una persona che *sdogana” definitivamente gli omosessuali, e nello stesso periodo, il governo francese deposita la legge per il matrimonio per tutti (senza discriminazione sessuale) e l’adozione anche per le coppie gay.
Insomma, da qualsiasi parte la si veda, discorsi e decisioni storiche.
Piu’ volte l’ho detto, se non si parte da questo, non ci sarà neanche il resto, perché se non c’é la “lettura” dei tempi nei quali si vive, sul piano sociale, non possono esserci neppure le risposte economiche perché anch’esse non saranno adeguate ai tempi e al tipo di vita delle persone.
La religione, libera di esprimersi quando avrà intanto fatto una bella pulizia al suo interno, non puo’ piu’ pretendere né permettersi, dopo il discorso di Obama, di cambiare il corso della vita delle persone.
Detto questo, il cammino da fare in Italia é piu’ che in salita, in ritardo sulla storia, ci vorranno politici coraggiosi e laici e per adesso non c’é alcuna traccia.
Alle volte, solo uno tsunami politico-sociale puo’ far ripartire le cose da zero e riemettere gli orologi all’ora e alla data esatte.