Eccomi alla fine, quasi, di una giornata che mi ha regalato la giusta (ancora sopportabile) dose di lasciva ordinarietà.
Doveri, ozio del cuore e malattia della mente e sempre, comunque, la passione di migliorare il prossimo; malattia affliggente alla quale sarebbe bene contrapporre la repulsione che non avanza pretese.
Bevo un grand marnier e vorrei bere un calvados, immersa nell’atmosfera fumosa di sensi vulnerati e di rugiada sulla pelle.
Sono impegnativa, suadente e ruggente; penso alla vita che offre germogli di ferite e guarigioni, senza un perchè.
Per me, per tutti, una serena, rischiosa notte di sogni.

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