
Enea è il mito che racconta la fuga e il viaggio attraverso il disegno profetico di una civiltà che è un intreccio di eredità. Su questa visione l’ultimo libro di Pierfranco Bruni naviga con Enea nel suo “Enea o la profezia” edito dalla casa editrice La Saletta dell’uva. Una edizione pregiata e in veste elegante come usa fare questo editore. Pierfranco Bruni per la stessa collana editoriale aveva pubblicato un anno fa un racconto-saggio dedicato a Ulisse. La Grecitá e la Latinitá. Il viaggio di Enea riprende dove si era concluso quello di Ulisse. Un ritorno ad Itaca per il greco e la profezia per Enea sino ad approdare alle sponde latine. Qui è il cantico di Enea nella classicità. Enea che è Troiano ed è quindi asiatico, oggi Turchia, porta la sua voce in un Occidente che disegnará il quadro delle future civiltà. Civiltà che si intrecciano si incontrano si abitano si vivono. Nella tradizione recupera la grande figura di Didone ma introduce il destino di Cassandra nel segno di Tiresia in una mania che ha il vento del destino. Tutto ha un senso perché tutto è destino. Il racconto volutamente confonde le onde greche cin quelle latine. Enea resta comunque il profeta di una religiosità mitica che segna gli archepiti di ciò che sarà la singolarità del passaggio tra gli dei al Dio, tra le magie al sacro. Ulisse resta il rito mitico. Enea invece supera il mito per conquistare il senso del sacro. Per questo Bruni conclude con queste parole: “Fummo tra le radici di Ulisse e ci perdemmo nel viaggio di Enea per cercare l’isola e gli dei per non smarrire la profezia dei padri consegnata ai figli. L’Occidente non si comprenderebbe senza la tradizione degli Orienti. Il canto di Calipso è nella voce di Didone”. Credo che sia un libro testamento nelle proposte letterarie e filosofiche di Bruni. Infatti va oltre la letteratura stessa. Va oltre il segno storico o archeologico perché questo suo Enea ha le sfaccettature metaforiche calate sia in una antropologia esistenziale che nel tragico filosofico.

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