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63° Festival Puccini: tante belle voci per la prima recita di Boheme.

di Stefano Mecenate | 26 Luglio 2017

Stavolta gli ingredienti c’erano tutti: l’opera, la più rappresentata e certamente amata nel mondo; le scene, quelle magiche ideate nel 2003 dal pittore, scultore e illustratore belga Jean-Michel Folon per il 49°Festival Puccini di Torre del Lago (Premio Abbiati 2004) opportunamente riproposte per la loro unicità, emozione e affinità con l’animo del Compositore lucchese; il nome del regista, un Maurizio Scaparro che era stato a fianco di Folon proprio in quella edizione e che ha dato prova, anche qui al Puccinano, di una grande capacità di dar vita e colore alle pagine immortali di Puccini; un cast di belle voci; un coro, diretto dal M° Salvo Sgrò, che ha dimostrato di saper dare una buona immagine di sé sia dal punto di vista vocale che interpretativo; un efficace disegno luci di Davide Ronchieri; una direzione di livello… Eppure quel brivido sottile che quest’opera riesce a dare atto dopo atto, non ci è giunto forte come speravamo.

Dicevamo delle scene, quelle che, all’interno dello straordinario progetto “Scolpire l’opera”, che ha visto cimentarsi grandi artisti contemporanei del calibro di Kan Yasuda, Igor Mitoraj, Pietro Cascella, Nall, Arnaldo Pomodoro, Ugo Nespolo solo per citarne alcuni, hanno dato a questa celeberrima opera una lettura straordinaria, decontestualizzata eppure estremamente pertinente, emozionale e delicatissima in quelle cromie che passano dai colori intensi della speranza e dell’innocenza a quelli più sfumati e opachi della realtà, del dolore e della morte. Oggi come allora hanno saputo conquistare il pubblico che ha reagito commosso e incredulo di fronte a quei disegni che si animano e si fondono alle note e alle parole della vicenda in un continuum senza soluzione di continuità.

Storicamente pertinenti ma forse troppo didascalici in quel contesto scenico, i costumi di Cristina Da Rold che pure disegnano una Parigi cara alla memoria degli amanti dell’opera tradizionali.

La regia scorre piana seguendo la tradizione ma forse manca di quella magia che rende vivo il palcoscenico proiettandolo fuori dalla recita per farlo diventare realtà. Maurizio Scaparro, nonostante le sue intenzioni “dedico questa nuova edizione a tutti quelli che nella nostra Europa vivono e lavorano per opporsi a una crescente società dei senza amore e senza sogni”, questa volta non riesce appieno a muovere le sue “pedine” in modo naturale e molte delle azioni diventano forzate, “sceniche”. Ovviamente sono impressioni, tant’è che il pubblico giustamente apprezza e applaude i quadri dell’opera; ma per chi conosce bene le potenzialità del regista romano, questa non ci è sembrata una delle sue migliori performances.

Bella, appassionata ma mai ridondante la direzione dell’americano James Meena che guida senza incertezze l’Orchestra del Festival Puccini nei meandri più nascosti della partitura pucciniana restituendocela nella sua complessa semplicità.

Ottimo risultato del cast che, promosso in blocco, mostra delle belle voci già famose come la soprano armena Karine Babajanyan, una Mimì di classe dal punto di vista vocale, o il tenore  polacco Piotr Beczala, Rodolfo, ormai al vertice di una  carriera internazionale, che per la prima volta canta al festival Puccini. Piacevole la riconferma della giovane Elisabetta Zizzo che, dopo aver indossato i panni di Lisette ne La Rondine in questa edizione del Festival, torna ad essere una brillante e convincente Musetta come lo era già stata nel 2016.

Era stato Schaunard nell’edizione di Boheme dello scorso anno ed ora è Marcello, il baritono Raffaele Raffio che conferma una vocalità potente e sicura; non male Francesco Baiocchi, Schaunard, qualche pecca in più per Gianluca Breda, Colline, mentre un plauso speciale va a Claudio Ottino, finalmente un Benoit che canta e canta bene. Da segnalare il “cammeo” offerto dal baritono Armando Ariostini, protagonista nei più grandi teatri e festival del mondo lavorando con registi, direttori e cantanti di fama internazionale che ha accettato di indossare i panni “scomodi” del vecchio Alcindoro dandone una più che gradevole lettura.

Boheme tornerà sul palcoscenico del Gran teatro Giacomo Puccini venerdì 28 luglio e venerdì 11 agosto: in quest’ultima data, il M° Meena sarà sostituito dal M° Mārtiņš Ozoliņš, Mimì sarà Olivera Mercurio, Musetta Marina Zyatkova, Rodolfo Raffaele Abete.

Si attende intanto per sabato 29 luglio TOSCA per la regia di Enrico Vanzina con la direzione d’orchestra del M° Dejan Savic.

la boheme festival puccini 2017 torre del lago

Stefano Mecenate

Pubblicato in : 63° Festival Pucciniano, Cultura ed eventiTag: europa, festival puccini, mondo, parigi, puccini, punto di vista, soluzione, speranza, yasuda

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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