Ho una nuova amica, portata dalla muta solitudine di eventi che non ammettono rumori.
Mi commuove la sua “elettricità” e la sua frenesia di piacere (beate quelle che nascono farfalle e hanno luce di luna nel vestito!).
Il mio vizio: tendere appigli di corallo alle “animelle”. Chè non si perdano nella coscienza dello sguardo che osserva, impietrito.
Mi dedicherò alla sua muta tristezza aiutandola a tenere il focolare acceso, sperando domani non dica: mi inventasti il cuore, crudele!
Volevo inviarle uno spartito, ma non so scrivere note.
L’ho fatto, comunque. Le note, benché mute, risuonano. Così, ha le mani sulla tastiera, nel tempo in cui si morde il tallone del giorno.
Vi è un desiderio di ali, sulle fredde creste?
carmela

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