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25 Aprile: il miracolo della libertà

La Liberazione viene oggi celebrata in un clima di confusione totale dove direttori di giornali inebriati paragonano il processo per sequestro a Salvini alla situazione di emergenza attuale in cui Conte ha sequestrato 60 milioni di italiani.

di Daniela Piesco | 19 Aprile 2020

Oggi più che mai ,la libertà appare un miracolo.

Chi avrebbe mai immaginato che, nella casualità della Storia, potesse verificarsi un ritorno all’anelito di libertà che i nostri antenati e genitori hanno sentito così forte?

Quel «libertà vo’ cercando» colpisce ora, anno 2020, un mondo che si riteneva libero, autonomo, capace di imporre la sua volontà.

Ed è in questa ottica di privazione che bisogna capire il significato più profondo della data del 25 aprile.

La data fu scelta convenzionalmente come “giorno della liberazione” e segna idealmente uno spartiacque tra un prima, occupazione nazifascista, e un dopo, volontà di ricostruzione della società civile e di strutturazione di una nuova identità umana nata dagli ideali della Resistenza.

Dopo gli orrori della guerra, il ritorno alla civiltà e alla democrazia non fu certamente lineare né indolore come non lo fu costruire, sulle rovine dell’Italia, una società mai esistita prima fondata su quelle libertà che erano state messe a tacere.

Gli stessi «Quaderni del carcere», oltre che una grande avventura intellettuale, costituirono la risposta a quella privazione delle libertà inviolabili consacrate  nell’affermazione pronunciata nel 1928 dal pubblico ministero Isgrò durante il processo al parlamentare comunista Gramsci, che si concluse con la sua condanna: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». 

Recluso nel luogo «dove i morti che non sono morti, ma che non possono vivere, hanno stabilito la loro dimora», Gramsci reagì con tutte le sue forze all’oppressione che il carcere esercitava su ogni detenuto. 

Nella condizione di carcerato in cui Gramsci fu  costretto si consumò perciò il dramma politico del combattente per una società e un mondo migliori.

È per questa idea, che prevedeva la nascita di una società nuova e soprattutto diversa dalla precedente, che migliaia di giovani sfidarono la morte ,rifiutarono il nazifascismo e scelsero  la lotta partigiana nei vari gruppi resistenziali.

 Una  idea di società che, anche se non possedeva contorni ben definiti, doveva corrispondere alle proprie speranze di libertà. 

Queste idee, con mille sfumature diverse, convergevano su un dato comune: nella società nascente della ceneri dalla guerra civile i rapporti tra esseri umani dovevano essere diversi. 

Quindi non più lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, non più padroni arroganti e forze dell’ordine onnipotenti; inoltre possibilità per ognuno di realizzare la propria identità, possedere diritti e doveri civili uguali per tutti, 
garantire le libertà inviolabili dell’uomo.

Queste poche e non definite idee, presero forma nella nostra Costituzione approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947.

Come affermò nel 1955 Piero Calamandrei durante un suo discorso, la Costituzione aveva le sue radici nei pensieri dei partigiani : «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.»

La Costituzione quindi nacque dai pensieri dei resistenti al nazifascismo. Parafrasando Cervantes, i partigiani avevano “sognato un sogno impossibile e avevano vinto contro un nemico invincibile”, e ora rivendicavano la concretizzazione delle idee per le quali avevano sofferto e rischiato la propria vita.

Come affermò Focault:

“Non innammoratevi del fascismo. 

Esso è il nemico maggiore, l’avversario strategico poiché non e’ soltanto il fascismo storico di Hitler e Mussolini, che ha saputo mobilitare e impiegare così bene il desiderio delle masse, ma anche il fascismo che è in noi, che possiede i nostri spiriti e le nostre condotte quotidiane, il fascismo che ci fa amare il potere, desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta.”

E dunque l’antifascismo è consacrato dalla nostra Costituzione, è uno dei fondamenti della Repubblica italiana: non esiste il diritto di essere fascista, infatti esiste il reato di apologia del fascismo.

Ma in questa epoca di pandemia globale  si corre il rischio anche di una infezione  istituzionale o pandemonio.

Governo  e regione non sembrano trovare la giusta coordinazione :”Il terrore di questa pandemia rischia di riportarci indietro, quasi un ritorno alla tribù, facendoci credere che le frontiere ci proteggeranno meglio». Così Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura nel 2010, intervistato da Repubblica sulla questione di chiudere i confini regionali da parte di alcuni governatori .

Ma vi è di più. La liberazione viene oggi celebrata in un clima di confusione totale dove direttori di giornali inebriati paragonano il processo per sequestro di Salvini alla situazione di emergenza attuale in cui Conte ha sequestrato 60 milioni di italiani .

In particolare è davvero allucinante una strategia elettorale che grida all’alto tradimento quando si parla di MES e poi vota contro l’alternativa. Al di là di quanto siano fattibili i coronabond,un Paese credibile avrebbe votato compatto a suo favore . 

Sembrano sfumarsi i contorni di quella lotta per la democrazia e l’uguaglianza.

Come sempre accade dalle crisi anche profonde, non si esce come prima.

Se ne può uscire molto peggio o molto meglio, i due scenari sono lì. 

Dipende da cosa sapremo fare.

È difficile negare che molte delle speranze accese in quegli anni siano state deluse e tradite in seguito.

Ma è impossibile non riconoscere che la Repubblica, la Costituzione ,le istituzioni democratiche, frutto di quella lotta ,sono e restano la conquista più alta e preziosa della resistenza ,di quanti vi parteciparono e di quanti la  sostennero.

Difendere queste istituzioni significa difendere una conquista popolare e uno strumento di sviluppo della democrazia.

Da quegli anni dolorosi, che non risparmiarono vittime a nessuna parte schierata, proviene la forma attuale della nostra Repubblica e quello che Norberto Bobbio definì “il miracolo della libertà”.

Daniela Piesco

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, costituzione, crisi, democrazia, discorso, emergenza, fascismo, genitori, giornali, giovani, governo, la repubblica, mondo, mussolini, processo, repubblica, repubblica italiana, sviluppo

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Tahar Lamri

    20 Aprile 2020 alle 23:31

    Un pezzo lirico,Di sicuro antologico.

    Rispondi

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