• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

2024, assalto alla democrazia

di Ugo Tramballi – Il nuovo anno si profila come un banco di prova cruciale per la democrazia in tutto il mondo. In 62 paesi, e per una popolazione di oltre quattro miliardi di persone, si svolgeranno le elezioni: dagli Stati Uniti all’India, dall’Iran all’Europa, le urne saranno teatro di sfide politiche cruciali.

di Istituto Ispi | 4 Gennaio 2024

di Ugo Tramballi*

Elezioni, la prova più evidente di libertà e democrazia. In Africa dopo la fine dell’era coloniale, nell’Europa dell’Est dopo il crollo sovietico, in Irak e in Afghanistan dopo la “liberazione” americana, in Libia dopo Gheddafi. La corsa alle urne è sempre stato il grido di libertà di un popolo. Spesso, tuttavia, il risultato ha minacciato, a volte vanificato quell’aspirazione.

Il 2024 sarà un anno decisivo per comprendere lo stato della democrazia nel mondo. Si voterà in 62 paesi con una popolazione complessiva di quattro miliardi di abitanti, poco meno della metà del genere umano. Stati Uniti, Gran Bretagna, Iran, Taiwan, India, Indonesia, Messico, Corea del Sud, Pakistan. Per le presidenziali, le legislative o le amministrative, voteranno 16 paesi africani, 11 asiatici, 22 europei, 9 americani, 4 in Oceania.

E’ possibile che si svolgano anche consultazioni anticipate, ora non previste. Forse in Israele, dopo la fine della guerra di Gaza e la discutibile guida di Benjamin Netanyahu. Forse ancora in Argentina se il radicale esperimento di Javier Milei provocherà una catastrofe sociale peggiore delle crisi economiche provocate dai suoi predecessori.

In Europa si voterà per il rinnovo del Parlamento dell’Unione: un test decisivo per capire quanto il centro- destra o il centro-sinistra continentali (forse insieme) conterranno i crescenti nazional-populismi di estrema destra. Il risultato determinerà il cammino dell’Unione e influenzerà il destino delle democrazie liberali di diversi paesi europei.

In ogni elezione è la qualità della democrazia ad essere in gioco. Non in casi come le presidenziali di marzo nella Russia di Vladimir Putin, dove non c’è nulla di tutto questo ma, al contrario, qualcosa di tragico. Passano i secoli ma gli strumenti del potere restano sempre gli stessi: guerre imperiali contro i popoli confinanti e gulag nel gelo per i sudditi russi. Lo facevano gli zar, poi Stalin e ora Putin: ripetitivamente, con le stesse modalità repressive su un popolo cloroformizzato da secoli, ormai politicamente abituato alla sua condizione servile.

In un mondo perfetto il voto dovrebbe essere il punto d’arrivo di un lungo processo democratico. Prima si dovrebbero creare una società civile, un sistema educativo, giudiziario e stampa indipendenti. Spesso il risultato finale di una repentina corsa al seggio sono corruzione, autocrazia, scontri etnici e religiosi, la tirannia della maggioranza sulla minoranza.

Negli Stati Uniti non sempre è la maggioranza degli americani che elegge il presidente. Il “voto elettorale” più importante del “voto popolare” consente la vittoria della minoranza (di solito repubblicana) sulla maggioranza: nel 2000 Al Gore e nel 2016 Hillary Clinton conquistarono la maggioranza dei voti su George W. Bush e Donald Trump ma non quella dei collegi stato per stato.

 Alla fine le dinamiche di un processo politico richiedono una forma di rappresentatività popolare: una legittimità, una leadership che avviino il processo di costruzione di una comunità civile. Per questo anche le dittature, come quella di Putin, del venezuelano Nicolàs Maduro o del bielorusso Alexandr Lukashenko, hanno sempre bisogno di giustificare il loro potere con un voto, per quanto fasullo. L’arretramento della democrazia è la realtà di questa fase della politica globale. Dopo la sua grande espansione alla fine della Guerra Fredda, le libertà sono declinate. Freedom House sostiene però che sia iniziata una svolta a favore della democrazia. Per l’annuale Indice sulla democrazia dell’Economist Intelligent Unit, si tratta solo di una stasi di un declino apparentemente inarrestabile.

Gli appuntamenti elettorali del 2024 serviranno per capirlo. Se Maduro accetterà elezioni trasparenti che segnerebbero la fine del suo fallimentare decennio di potere. O se in Tunisia saranno confermate la presidenza di Kais Saied e il declino dell’unica democrazia nata dalle Primavere arabe.

Una prova di maturità del Sudafrica ereditato da Nelson Mandela, sarebbe la sconfitta dell’African National Congress al voto di aprile: se dopo 30 anni di potere del partito della liberazione dall’apartheid, ne vincesse uno senza caratteristiche razziali. Negli anni l’Anc è diventato più simbolo di corruzione che di democrazia. Cyril Ramaphosa, presidente uscente, ha dovuto ammettere lo “state of disaster” nel quale versa il paese. Ma a causa dei contrasti fra le opposizioni, anche loro incapaci di rappresentare un’alternativa multi-razziale, la prova d maturità sarà rinviata di altri cinque anni.

A primavera si vota anche In India. Non ci sono dubbi sulla terza vittoria consecutiva di Narendra Modi e del Bjp, il suo partito nazionalista hindu: il consenso è attorno al 75%. Al voto del 2019 parteciparono 912 milioni di elettori e 677 partiti, il 780% più delle prime consultazioni del 1952. Data la crescita demografica, le prossime avranno più elettori, più candidati e più partiti. La questione tuttavia è se la più grande democrazia del mondo continuerà ad essere la democrazia conosciuta fino ad ora. A preservarla è stata una Costituzione molto avanzata per una comunità che, quando fu approvata, aveva l’85% di analfabeti. Secondo B.R. Ambedkar, che la scrisse, l’India era “una collezione di minoranze: un insieme di caste, religioni, etnie e lingue”.  E’ il riconoscimenti di questo mosaico che ha tenuto unito il paese. Il Bjp vuole invece trasformare l’India nel paese della maggioranza hindu. Modi può raggiungere la percentuale elettorale necessaria per farlo, stravolgendo il capolavoro dei padri costituenti.

Ma è martedì 5 novembre che ci sarà l’elezione delle elezioni: le presidenziali americane. Nell’America che conoscevamo, un candidato con 91capi d’accusa in quattro procedimenti penali sarebbe già stato interdetto dai pubblici uffici. Negli stessi Stati Uniti un presidente di 81 anni non si sarebbe candidato per un secondo mandato alla fine del quale avrebbe 86 anni: l’età di un nonno o di un tiranno, diceva Nelson Mandela. Niente aprirebbe una crisi profonda per la democrazia in America, in Occidente e nel resto del mondo, quanto una vittoria di Donald Trump.

C’è infine un altro pericolo: l’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale. Alcuni pessimi esempi sono stati già dati. Come e quanto cambierà i modelli di linguaggio delle elezioni del 2024? Chiedendoselo con una certa preoccupazione, l’Economist pensa tuttavia “di credere che l’Ia non sia sul punto di distruggere 2.500 anni di esperimenti umani con la democrazia”.

Ugo Tramballi

*Senior Advisor Ispi

Pubblicato in : EditorialeTag: afghanistan, anni, bush, caste, consenso, costituzione, crisi, democrazia, elezioni, europa, gheddafi, gran bretagna, hillary clinton, india, iran, leadership, Liberali, libia, mondo, paesi europei, parlamento, processo, putin, scontri, stati uniti

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    5 Gennaio 2024 alle 23:16

    Ovvia. Per una volta concordano con me.
    Putin e la Rossiya non sono democrazie.
    Finalmente si sono chiariti: chi sostiene i russi sono criminali, non solo anti democratici.
    Per una volta pare che qualcosa non funziona e che implicitamente, L’Ucraina ha ragione e diritto di esistere con tutti i suoi ” bambino”.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti