80 anni fa come oggi, nella tenuta di San Rossore veniva firmata da un re, che pur colluso con la dittatura fascista aveva il dovere di salvaguardare tutti i suoi cittadini e di rispettare quello statuto promulgato dal suo antenato Carlo Alberto “… senza differenza alcuna di stato sociale o religione…” , una delle leggi più inique e ributtanti contro gli ebrei che italiani da sempre si ritrovarono “diversi” a causa delle leggi razziali. Leggi che servirono a Hitler come modello per l’olocausto.
E per raccontarvi Venezia 75 quest’anno parto proprio da questo documentario di Giorgio Treves che ci ricorda come la propaganda fascista portò tanti, troppi italiani, a commettere nefandezze nei confronti di coloro che, italiani a tutti gli effetti, si ritrovarono “diversi”, emarginati, espulsi dalle scuole e dai loro posti di lavoro.
80 anni fa al Festival di Venezia veniva proiettato “Suss l’ebreo”, pellicola chiaramente antisemita, utile e necessaria per fomentare la diffidenza, trasformata in indifferenza , per poi arrivare al sopruso e aprire le porte , partendo dal binario sotterraneo n. 21 della stazione Milano, dei campi di sterminio a docenti, studiosi, avvocati, lavoratori italiani con un un’unica colpa, essere di religione ebraica.
E’ devastante il dolore del bambino Bassi, oggi avvocato centenario, allontanato dalla classe solo perché era ebreo.
Attraverso le immagini dei filmati dell’Istituto Luce , le interviste ai sopravvissuti , gli interventi di storici, i ricordi della senatrice Liliana Segre, sia nel filmato che nel dibattito in sala aggiungiamo un nuovo tassello a quella storia che non dovremmo mai dimenticare , perché si è trattato di una sistematica pulizia etnica un olocausto attuato in nome della presunta superiorità della razza ariana.
Evitiamo una deriva e la ricerca di un nuovo capro espiatorio (migranti?) perché, come ha affermato Liliana Segre a conclusione del suo intervento “ l’indifferenza porta alla morte”.
Maria Rita Monaco

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