Nasce nel 1889 a Parigi, durante il congresso della Seconda Internazionale, l’idea di una grande manifestazione da organizzare, in modo simultaneo in tutti i paesi e le città, dove i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge, la giornata lavorativa ad 8 ore. La scelta della data fu quella del 1° Maggio.
“ In questo giorno tutti i lavoratori, coscienti dei loro diritti, dovranno lasciare il lavoro per far vedere ai padroni che, malgrado le distanze e le diffrenze, i lavoratori sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte ai fannulloni il posto che è dovuto a chi lavora.”
1° Maggio 2010 = Festa dei senza lavoro al Nord
1° Maggio 2010 = Festa del lavoro nero al Sud.
L’onda montante della distruzione dei posti di lavoro ha colpito le regioni italiane in modo diverso aggravando, ma anche generando situazioni differenziate.
Le regioni del Centro e del Nord hanno avuto l’aumento più marcata dei disoccupati. La maggior tenuta delle regioni meridionali è solo un effetto statistico. Il fenomeno che spiega la contrazione dei disoccupati “ufficiali” nel meridione è legata ad un aumento esponenziale del lavoro nero.
Le occupazioni dell’economia sommersa funzionano da vero e proprio ammortizzatore sociale, fornendo sostegno al reddito dei senza lavoro, facendo sparire una parte dei disoccupati meridionali tra gli inattivi.
Ma come siamo arrivati a questo punto ? Capifamiglia che vagano alla ricerca di un lavoro fino ad arrivare ad usufruire delle tante iniziative delle varie Charitas od altre organizzazioni simili. Non sono più gli stranieri che si rivolgono a loro, ma persone che fino a 4-5 anni fa avevano un reddito da poter mantenere, dignitosamente la famiglia.
Ma cosa si deve festeggiare il 1°Maggio 2010 ?
Anche i “padroni” sono senza lavoro ! Non sarà certamente un giorno di lavoro in più che potrà fare la differenza, ma i Sindacati difendano questa Festa allo stesso modo di 20 anni fa, davanti ad una realtà completamente diversa.
Bisogna ribadire la centralità del lavoro come fondamento sostanziale della democrazia.
Bisogna evitare di coltivare l’illusione che la sola destrutturizzazione dei rapporti di lavoro sia la panacea contro la concorrenza di paesi ( Cina, India ecc.) dove il costo della manodopera è proprio irrisorio.
Da quando sono apparsi in televisione i guru che ci volevano far capire che i mercati di alcuni paesi erano formidabili, noi tutti ci abbiamo creduto e grazie alla tanta agognata globalizzazione siamo arrivati a rinnegare quel periodo in cui il nostro mercato andava bene ( circa 10 anni fa ed oltre ). La questione del lavoro è ora più che mai una questione sociale. Con la “globalizzazione” le economie mondial sembrano interconnesse, i mercati borsistici strettamente collegati, le aziende non solo quelle multinazionali, ma anche le medie e le piccole aziende, sono in grado di dislocare la produzione fuori dai confini nazionali, laddove è più conveniente.
Tutto è strettamente collegato per cui si può tranquillamente dire che un respiro in più a New York produce conseguenze concrete e spesso imprevedibili in tutto il mondo.
Gli stati nazionali sembrano ormai segnare il passo, realtà obsolete. Persino i gloriosi stati europei, ricchi di una forte identità storica, hanno portato a termine un’unione che non è soltanto economica, bensì politica e amministrativa.
Si ha effettivamente una maggiore libertà e benessere per tutti i cittadini ?
O tutto ciò costituisce un pericolo ? Lo vediamo sotto i nostri occhi quotidianamente. Lavoratori in ginocchio forese dovuto anche a questa omologazione consumistica e alla fine della ricchezza delle tradizioni locali ?
Non ci sarà forse sotto il concetto di globalizzazione inventato e propagandato dal potere economico, un nuovo e più feroce colonialismo, il dominio incontrastato delle multinazionali, l’oppressione “scientifica” dei poveri del mondo e persino delle classi medie della società ?
Coloro che sono andati in piazza a scioperare pur essendo senza lavoro, devono capire che ora non è più quel tempo e quell’età….
Bisogna rimboccarsi le maniche e prendere quello che ci serve per la sussistenza. Tutto il resto è solo una discussione filosofica, sulla quale si dicono fiumi di parole e basta !
Patrizia Bonaccorsi – I Socialisti per le Liberta’

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