Due film ben diversi che non si contenderanno certo il pubblico.
Escono lo stesso giorno, domani, due film ben diversi che non si contenderanno certo il pubblico.
Di “Oblivion” una storia di fantascienza ambientata in un 2077, oseremmo dire dietro l’angolo, parlerò presto, subito dopo averlo visto, mentre de “La città ideale” opera prima di Luigi lo Cascio, ho parlato a caldo, appena visto al Festival di Venezia, quando ancora le impressioni e le emozioni suscitate non era sedimentate ma c’era forte la necessità di raccontare una storia che è o potrebbe essere la storia di tanti di noi.
Il film di Lo Cascio è stato finanziato oltre che MBAC (Ministero Beni Culturali) da Regione Lazio e regione Toscana anche dalla banca più discussa di questo periodo (400 mila euro), quel Monte dei Paschi che a quanto pare foraggia non solo le casse di alcuni partiti, ma cerca di promuovere anche (bontà sua) un certo “cinema civile”. Il film esce in tutta Italia in sole 30 copie, un numero che sembra denunciare non certo una promozione a tappeto, ma una certa sfiducia nella presa che il film potrà avere nel gusto del pubblico, mentre invece a nostro parere si tratta di un affresco serio e quasi noir della nostra realtà, divisi come siamo idealismo ed ecologia, malagiustizia, maleducazione, diffidenza e arroganza.
Certo si tratta di un piccolo film ma è un film in cui Lo Cascio mette l’entusiasmo e la passione che lo contraddistinguono (non solo come attore di cinema ma anche come attore e regista di teatro). Lui sempre schivo lo ha definito “un giallo” ma è molto di più. Si parla di giustizia “non giusta”, di un processo che ha le atmosfere cupe del romanzo di Kafka, soprattutto si racconta di un povero cristo che resta impigliato nelle reti di una giustizia che è sospetto, lentezza, diffidenza.
Affollato di parenti e amici questo film dalla madre di Lo Cascio, perfetta nella parte che le è più congeniale, quella di madre del protagonista (lo stesso lo Cascio), allo zio, alla moglie. Un cameo pieno di spessore quello di Roberto Herlitzka nei panni di un cavallaio.
La città ideale
Un ecologista convinto, a tratti eccentrico, in questa società di sprechi e consumi, ha la disgrazia di incappare nelle maglie della giustizia.

Un ecologista convinto, a tratti eccentrico, in questa società di sprechi e consumi, ha la disgrazia di incappare nelle maglie della giustizia e il film, che era cominciato quasi come una commedia si trasforma in un giallo e dato che oggi in Italia la giustizia pretende che sia l’accusato a dimostrare la sua innocenza, per l’architetto Michele Grassadonia cominciano i guai, che poi sono i guai di questa Italia .
Lasciata Palermo per iniziare a lavorare e poter così mantenere la vecchia madre, sceglie come residenza Siena da lui definita città ideale. “Ma ideale di che?” gli chiede il carabiniere che ha risposto alla sua denuncia di un incidente che cerca un punto di contatto con un siciliano come lui che però non ha nessun accento dialettale.
Ed è scontrandosi con l’avvocato d’ufficio e con il pubblico ministero, con l’avvocato di grido che però ambisce un processo almeno per assassinio, perché troppo famoso per perdere tempo con una semplice accusa di incidente , che lentamente Michele prende coscienza di una società dominata dal sospetto e dal manicheismo di facciata e gli occhi increduli di questo cittadino onesto e idealista diventano sempre più cupi.
La sua esperienza di integrazione nella città ”ideale” si sfalda lentamente fino a costringerlo al rientro a Palermo, per affidare la sua difesa all’avvocato Scalici che, alla fine del film costringe Michele a non trovare subito una risposta alla domanda: “Ma lei, visto quello che le è successo rifarebbe quello che ha fatto? Tornerebbe indietro per un sacco della spazzatura?”
Se non crollano le convinzioni è crollata certamente la fiducia nella società. Quando gli ideali in cui abbiamo creduto si mostrano incredibili per gli altri cosa ci resta? La resa? La disillusione? L’abbandono?
Asciutta e senza sbavature l’interpretazione di Lo Cascio (Michele) che guarda, con sofferto smarrimento , la disavventura del suo protagonista.

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