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“La va mèl e po la créss”

di Fabrizio Binacchi | 2 Aprile 2012

Tradotto  “va male e cresce pure”. Lo dice con una battuta Romano Prodi ad una presentazione di piano metropolitano, ma la sensazione è che valga per l’Italia e l’Europa.  Abbiamo messo dei tamponi, Monti e il suo governo stanno cambiando immagine e relazioni internazionali, anche a lungo raggio, ma la sostanza è che il mercato interno e il mercato europeo non  tirano. I sistemi dialogano ma non si fidano.

“La va mèl e po la créss”. Tradotto : “Va male, e cresce pure”. E’ una battuta di Romano Prodi, che ha fatto sorridere 1200 partecipanti alla presentazione del Piano strategico metropolitano dell’area bolognese. Il contesto era: bisogna pensare e disegnare il futuro ma con quali soldi visto che non ce ne sono sia nel pubblico sia nel privato? Ma non è detto. “C’è crisi, si sa. Come si dice dalle mie parti (reggiane ndr) – dice Prodi- la va mel e po la cress”. Tradotto, in sintesi: non c’è limite. Ma bisogna tuttavia agganciarsi con chi va più veloce, con chi sta correndo, altrimenti la sconfitta e l’arretramento sono sicuri”. Parla a Bologna l’ex presidente del consiglio ma il messaggio vale per l’Italia e per l’Europa. Se non si rischia si rimane indietro, sicuro. Quindi: innovazione, coraggio della sfida, intrapresa, che non vuol dire solo impresa, e valorizzazione dei territori. Punti forti e punti deboli ma anche difficoltà di dialogo. Si vede in Emilia come in Toscana, in Lombardia come nel Lazio, con qualche eccezione per il Veneto: i sistemi dialogano ma non si fidano. Per questo dopo l’inverno dei sacrifici e degli accenni di ripresa, almeno formale, abbiamo imboccato una primavera di docce fredde e di spread che non sta tranquillo. In quel convegno bolognese facevo il moderatore e Prodi che avevo vicino mi sussurra: “Eh lo spread è sempre una brutta bestia”. Parole non casuali in giornate che, dopo tante attese di sereno, segnano un ritorno al barometro incerto, un  “sali-scendi” di andamenti borsistici e di tassi che pensavamo di aver archiviato. Non è così. Abbiamo messo dei tamponi, il presidente Monti e il suo governo stanno cambiando immagine e relazioni anche internazionali, anche a lungo raggio. Ma la sostanza a 4 mesi è che il mercato interno e il mercato europeo non  tirano, che siamo in recessione, che la semina perla ripresa al momento non ci fa vedere la stagione della raccolta. In campagna, da noi, semini qualcosa come il grano, a novembre, e vedi qualcosa che assomiglia a una piantina a marzo, e stai abbastanza certo che a giugno o luglio devi chiamare le mietitrebbie perché il biondo grano, come direbbe un poeta contadino alla Dino Villani o Renato Bonaglia  è da raccogliere. Ma qui si semina di continuo, e la semina sono i sacrifici, i tagli, le riforme delle pensioni e del lavoro, l’aumento delle tasse, la riduzione delle detrazioni e via elencando, ma la stagione della raccolta, del bel tempo non si riesce a stabilire nemmeno per l’anno dopo. Troppi fattori instabili in campo, continentali e mondiali. Troppe variabili in azione tra aumento della disoccupazione, calo degli investimenti, mercati in mobilità, delocalizzazioni aziendali, oltre alle incognite tuttora molto incognite di alcune economie nazionali, dalla Spagna al Portogallo, oltre alla Grecia. E noi Italia siamo ancora una incognita o no? Beh, per certi aspetti abbiamo dato segnali di sicurezza nell’avviare le misure ma i risultati sono ovviamente ancora una incognita. Si semina, ma la terra com’è? Era stata arata e dissodata bene oppure no? Si semina ma siamo sicuri d’aver tolto dal campo tutti i parassiti e gli infestanti (evasione, cause del debito pubblico, dissipazione, spese incontrollate) che possono far morire la pianticella appena sbuca dal terreno. Altroché santa Insolvenza, qui si deve ricorrere alla santa agronomia. Come direbbe Prodi, la campagna ci insegna sempre i ritmi di vita, ma intanto “la va mèl e po la créss”

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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