Nel solco del suo primo libro “Il cacciatore di aquiloni” Hosseini ci conduce in un viaggio (forse quello che ha compiuto anche lui), lontano da una Kabul che non esiste più.

Non abbiamo dovuto aspettare tanto per trovare nelle edicole con uscita ogni venerdì insieme al Sole 24ore, dedicata a chi in questi primi caldi estivi trascorrerà le vacanze al mare, in montagna, in campagna, ai laghi, in città, una nuova serie, una sorta di tour nelle città più misteriose d’Italia, dal titolo “Noir Italia”.
Che poi i libri , da noi sempre definiti gialli, sia per il colore della copertina o della costola immancabilmente gialla, sia per il contenuto:indagini, delitti, mafia, affari sporchi, ambiguità, ricerca e cattura dei malviventi, adesso si chiamino “noir” pare uno scimmiottamento dei nostri cugini francesi, ma la cosa non ci tange più che tanto.
Comunque al di là di una non voluta ironia bene fanno i direttori a promuovere sempre nuove letture perché leggere è conoscere, crescere, viaggiare, aprire la fantasia, allargare gli orizzonti, provare emozioni. Ma non è di questo nuova collana che voglio parlarvi; basta segnalare che c’è qualcosa di nuovo in edicola e gli amanti del genere avranno possibilità di scelta.
Io fra un giallo del Corsera e uno del Sole ho letto l’ultimo romanzo di Khaled Hosseini, “E l’eco rispose” Piemme Edizioni 2013 pagg. 456 ed è di questo che voglio parlarvi.
Un libro dalla lettura di una semplicità sconvolgente e di una poesia disarmante. Inizia con un racconto che fa pensare a Le Mille e una notte e Viaggio a Kandahar, parla di jinn e di fate, ci fa scoprire la saggezza e l’umanità di chi come il div, (figura demoniaca) potrebbe dominare ma davanti al dolore dell’uomo, alla sue capacità di fare scelte piene di dolore per lui, ma in una visione di bene futuro per chi gli sta accanto, concede il filtro che tutto a dimenticare. Ma si tratta di pietà o crudeltà?
Ma i veri protagonisti di questo romanzo sono Pari e Abdullah, fratello e sorella, legati da un amore che è protezione e tenerezza
Nel solco del suo primo libro “Il cacciatore di aquiloni” Hosseini ci conduce in un viaggio (forse quello che ha compiuto anche lui), lontano da una Kabul che non esiste più, attraverso deserti ed oceani, passando dalla Grecia fino agli Usa, v iaggio che non avrà mai la leggerezza delle piume che affascinano la piccola Pari (fata in farsi) e che il fratello Abdullah conserverà per lei.
Dal un villaggio povero e polveroso Shadbagh inizia il viaggio di Pari e Abdullah, viaggio che in quattro giorni di cammino li porterà a Kabul. Un viaggio che spezzerà un legame, un viaggio che tenterà di estraniare due creature che, al di là dell’essere fratello e sorella, sono due creature che si sono scelte al di là della parentela, un viaggio che porterà dolore da una parte e senso di vuoto dall’altra. Abdullah sentirà per sempre la mancanza della sorella, Pari, troppo piccola, per conservare a lungo la memoria , sentirà , nei momenti più dolorosi, che ha perso qualcosa.
Vite che si incrociano nel viaggio che Hosseini ci fa compiere, storie di amori taciuti , percepiti, scoperti, trasformati in dedizione, nell’annientarsi nella cura dell’altro fino a perdere di vista la propria vita.
Una storia di madri e di figli che si amano ma non sanno ammetterlo, una storia che si dipana tra guerre e ospedali che parte dagli anni ’50 e arriva ai nostri giorni, una storia narrata da Hosseini con pudore e dolore, con rispetto per coloro che sono rimasti a Kabul e tanto hanno subito e sofferto , un dolore che lo porta a scrivere di Kabul “… mille tragedie per chilometro quadrato”.
Destini che si intrecciano in maniera indissolubile al di là delle parentele e su tutto un vuoto, una mancanza percepita come disagio incomprensibile, una ricerca, una necessità trasmessa al di là delle parole, fino al ritrovamento fino a “… e l’eco rispose” finalmente.

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