L’idea che io-noi come dipendenti lavoriamo fino a oltre metà giugno per lo Stato ci fa scatenare particolari succhi gastrici. Ma in fondo ti convinci, come bravo e paziente cittadino, che devi contribuire e che in fondo tra strade abbastanza asfaltate, scuole non proprio da terzo mondo, sanità media accettabile e altro, si può sopportare per senso civico, anche se sproporzionato. E aspetti sempre che qualcuno cominci la manovra di equità. E cioè tassare qualcosa d’ altro oltre al solito lavoro, al reddito e alla produzione. Ma la notizia recentissima per la quale, oltre a pagare le nostre dovute tasse, paghiamo anche circa due mila euro l’anno per quelli che non pagano le tasse o non le pagano tutte, beh oltre a far secernere succhi gastrici fa girare anche “quelle cose” che ogni tanto cita il colorito ma realista ministro Bossi. “Non se ne può più” si sente dire. “Riforme fiscali compatibili” si sente rispondere e ripetere. Ma di effettivo nulla, di nulla. E la gastrite dei dipendenti aumenta. E’ vero. Guardia di Finanzia e Agenzia delle entrate ce la mettono tutta a scovare evasioni ed elusioni fiscali, e scoprono mancati contributi insospettabili e case non denunciate al catasto che invece si vedono benissimo anche da Google map. Sono buoni risultati ma è qualche goccia nel mare dell’evasione fiscale italiana. Un mare larghissimo: centinaia di miliardi, per vari capitoli. Per intenderci: con quello che si calcola perso tra evasione, elusione, mancata dichiarazione, effetti del sommerso ci faresti dieci manovre da 50 miliardi l’una. Cioè quella manovra che già da giugno Tremonti dovrebbe impostare per il rientro del debito da indicazione Ue. Fanno impressione e rabbrividire i dati che la scrittrice Nunzia Penelope ha raccolto nel suo ultimo libro “Soldi rubati” uscito da poco con l’editore Ponte alle Grazie. “Ogni anno in Italia abbiamo 120 miliardi di evasione fiscale, 60 miliardi di corruzione, e 350 miliardi di economia sommersa, pari ormai a quasi il 20 per cento della ricchezza nazionale. Ma varrebbe la pena- dice la Penelope- di aggiungere gli oltre 500 miliardi nascosti da proprietari italiani nei paradisi fiscali e su cui non si pagano tasse. Sessanta miliardi di corruzione e 120 di evasione fanno 180 miliardi l’anno. In 10 anni sarebbero 1800 miliardi: esattamente quanto l’intero stock del debito pubblico”. Numeri da gastrite cronica. Indecenza sociale. Thomas Hobbes, uno dei più studiati filosofi politici del Seicento, teorizzava nel suo libro più conosciuto, il Leviatano, il contratto sociale. E la stessa immagine grafica del libro rappresentava il corpo del sovrano con spada e pastorale, composto dai corpi dei sudditi. Un mostro fisico e giuridico. Qui da noi il corpo dello Stato rischia di essere rappresentato da uno mostro di evasori ed elusori. Il forte recupero dell’evasione non servirebbe solo a recuperare risorse, già decisive, ma anche a recuperare fiducia nello Stato e nelle istituzioni. La cui mancanza, a lungo andare, rischia di far scattare fenomeni imprevisti e imprevedibili. Non solo di piazza.
Fabrizio Binacchi

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