Non sarà un anno semplice questo 2009 nemmeno per i giornali, soprattutto i grandi giornali di carta stampata. La precisazione oggi è obbligatoria. Con internet diffuso, come oggi, nella società più evoluta, bisogna precisare se si parla di giornali stampati o di giornali on line, cioè quelli che si sfogliano sul computer in web. Ce ne sono sempre di più. Diversi, personalizzati, colorati, alternativi, dai blog a quelli dei giornali storici, radio e tv. Se uno non ha la sua pagina web non può dirsi forse che sta al mondo. E come si può immaginare sono aggiornati all’ultimo minuto. Quando dieci anni fa alcuni esperti dicevano ai grandi editori: attenti a fare la convergenza tra siti internet e giornali di carta, perché prima o poi la carta vi scoppierà, alcuni grandi editori e alcuni direttori presero sotto gamba l’allarme. Confidando nell’eternità della forza della stampa. “E’ la stampa bellezza”, diceva quel film. Beh, ora questo duemilanove dimostra che non è proprio così e che i giornali tradizionali soprattutto quelli grandi si devono aggiornare altrimenti rimangono al palo. Meno copie, meno pubblicità, meno introiti, meno vendite. Insomma si devono mettere in linea. In tutti i sensi. Non basta che un giornale tradizionale abbia il suo sito on line per essere salvato dalla corsa delle nuove forme di lettura internet, deve dialogare costantemente e intelligentemente con la sua forma in linea, non devono essere due corpi separati. Tanti direttori, anche perspicaci, dicevano fino a qualche anni fa. “I giornale di carta non sarà mai soppiantato dalla televisione”. E’ vero. E dicevano anche “ E’ difficile che il giornale tradizionale di carta possa essere soppiantato da internet perché ci saranno sempre dei lettori che voglio sfogliare a mano e non cliccare col mouse”. Vero, ma molto in parte e molto a tempo. Nel senso che ci vogliono particolari studi di sociologia per capire che le generazioni cambiano. E se solo nel 1999 (dieci anni fa, ma sembra un secolo) i giornali di carta potevano stare al sicuro perché c’era le generazioni di 40 – 55 anni che mal si affidavano a internet, ora la nuova fascia 40 – 55 che allora era 30 – 45 è proprio quella che è cresciuta, allevata, affiatata con la novità di pagine on line e se il giornale di carta non da qualcosa in più (che non sia il solito gadget) certo ne fa a meno. Nasce così la probabile grande recessione della carta stampata in Italia e in Spagna. Gli analisti si aspettano per il 2009 un calo della pubblicità del 9% per i giornali italiani, -12% per quelli spagnoli. Mentre prevedono un aumento della pubblicità per le pagine internet dei giornali e sei siti di informazione in generale e persino d ei blog. Perché anche i blog oggi sono considerati alla stregua di pagine informative a volte persino più affidabili o dirette dei giornali stessi. Tempi duri per fare gli editori come una volta e per fare i giornalisti tradizionali. Ora e sempre di più bisogna impostarsi come multimediali. La sola parola, il solo articolo stampato, il solo titolo ancorché ad effetto, non basta più. Bisogna accompagnarlo con un fenomeno multimediale che coinvolga radio, tv, internet altrimenti gli inserzionisti abbassano l’interesse, e prima di loro i nuovi lettori che non si accontentano più della pagina di carta. Sfuggono o possono fuggire per un po’ a questo fenomeno i giornali locali quelli provinciali e regionali perché la concorrenza di internet su di loro è ancora bassa e la tipologia delle notizia e dei servizi offerte dai quotidiani locali è sicuramente diversa e quindi più protetta di quella nazionale o internazionale. Ma anche loro si devono preparare perché quando arriverà l’ondata on line anche per le notizie locali saranno impreparati ad affrontare il più violento tsunami delle news che la storia dell’informazione abbia mai vissuto. Da Gutenberg in giù.
Fabrizio Binacchi
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