
La tazzona del the alla vaniglia (no, niente tazzina o tazza, esagero come nel film “L’ultima parola” e sostituisco il whiskey con il the) ricomincio a guardare la copertina di “Delitto sui binari al tempo del Granduca” e lascio partire i pensieri. Una strada ferrata, una curva,una villa in lontananza che si inerpica lungo il fianco della montagna, boschi dai colori autunnali, cipressi lungo la massicciata e….ma dove ci sta portando Laura? Una curva dopo l’altra passando su ponti sospesi nel vuoto la locomotiva a carbone corre verso Sammommè, il paesino della montagna pistoiese. Stiamo parlando di quella che ai tempi del Granduca era chiamata la Transappennica e oggi è conosciuta come Porrettana. Per meglio dire è Laura Vignali che ne parla ed essendo innamorata della storia e della sua regione in particolare, spazia nel tempo ma non si allontana dal territorio ben conosciuto che circonda e abbraccia Pistoia e ci riporta quindi ai tempi del grande “Canapone” che tanto rimpianto e simpatia ha lasciato nei cuori dei fiorentini in particolare e dei toscani in generale.
E allora entriamo nella storia e conosciamo Don Luigi, un giovane prete ‘liberale’ fresco di seminario, mandato da Firenze a prendersi cura delle anime di Sammommè e, nel paesino dove tutti si conoscono e soprattutto conoscono tutto di tutti, dove i nomi sono sostituiti dai soprannomi, le maldicenze e le voci corrono, tutto si svolge in serena tranquillità e il tempo passa tra il rosario, la messa, la visita ai malati e due chiacchiere all’osteria con Zelindo, Gracco, lo Schioppo, finché non arriva da Firenze l’ingegnere preposto ai lavori della ferrovia con la sua famiglia.
Nasce un’amicizia tra l’ingegnere e Don Luigi, accomunati dalle idee socialiste e cresce il senso di inquietudine e ci sarà il morto, ci saranno indagini destinate a finire nel vicolo cieco della mancanza di un colpevole. E Laura , da giallista provetta qual è, ci conduce fra indagini ostacolate dal nome altisonante della vittima, artisti che disegnano solo farfalle, sospetti nei confronti di insubordinati politici, chiacchiere della perpetua, insinuazioni mentre Don Luigi invecchia ma restano vivi in lui il ricordo dell’amico morto e il rimpianto di non aver saputo districare gli indizi e i sospetti che lo hanno accompagnato. E mentre cambia il tempo e si aprono le cateratte del cielo, la storia si conclude mentre una nuvola più grande e più scura del normale, somiglia sempre più a quel guanto di pizzo nero che imparerete a conoscere leggendo il libro.
Con tono volutamente leggero e con l’ironia che distingue la sua cifra stilistica Laura Vignali parla del Granduca e delle difficoltà affrontate da un prete “liberale” contrario, necessariamente, alle parole di un Papa che definiva il treno “creatura del demonio”, Fra diavoli, pettegolezzi, indagini, accuse più o meno velate, Pistoia si avvicina a Bologna, e mentre gi abitanti di Sammommè e il loro parroco si lasciano alle spalle le dispute sul Papa-Re , il Gioberti, le prime idee socialiste e si scioglie l’enigma che ha angustiato Don Luigi, noi chiudiamo il libro.
Laura oltre che brava a scrivere è anche brava a trovare gli illustratori delle sue storie (in questo caso Andrea Dami), per l’organizzazione degli eventi e le location si fa aiutare da Diana e dalle amiche e all’enoteca “Da David” le sue presentazioni acquistano un sapore particolare legando la lettura alla discussione ad una tartina accompagnata da una flute di champagne.

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