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“Con l’Europa sbagliano sia Monti sia Renzi: ma una terza via esiste”

La tesi di La Malfa, in questo articolo pubblicato sulla Stampa, pone l’accento sul debito pubblico e non sul deficit di questo nostro scriteriato Paese. La tesi, propone di non rispettare i parametri dell’Unione Europea per far ripartire l’economia senza guardare al pareggio di bilancio annuale, puntando, invece, sulla detassazione contemporaneamente all’aumento del deficit, per almeno due anni lasciando che  possa raggiunger il 3%. In sostanza evitare ciò che sta accadendo in Grecia per troppa austerità: detassazione e aumento del deficit, quindi, come rimedio al rilancio dell’Italia. Sperando sempre che il nostro Paese migliori in quelle virtù che troppo spesso mancano.

di Giorgio La Malfa | 21 Febbraio 2016

Caro direttore, i Paesi dell’eurozona crescono meno dei Paesi europei non-euro e molto meno del resto del mondo. Hanno una disoccupazione doppia degli Stati Uniti. Il Quantitative Easing della Fed funziona, quello della Bce no. Tutto indica che l’Europa dovrebbe cambiare strada.

Nel creare la moneta uni­ca, non venne previsto alcu­no strumento per stimolare la crescita economica. Tutta l’attenzione si concentrò sui conti pubblici fissando nel patto di stabilità l’obbligo del, pareggio del bilancio. L’idea che vi siano momenti in cui è necessario usare il deficit per sostenere l’eco­nomia venne scartata senza appello. Nel pieno della crisi seguita al crollo finanziario del 2007-2008, SI Imposero con il fiscal compact percorsi accelerati di riduzione dei de­ficit e dei debiti pubblici.

 

L’esperienza dovrebbe in­durre l’Europa a rinunziare al­l’ossessione per il debito pub­blico. Invece si continua: ci si propone di penalizzare le banche che comprino titoli degli Stati più indebitati. Non è una filosofia, è una religione. Solo che si è dimostrata una religione sbagliata. È lo stesso Draghi a dirlo quando sollecita, almeno chi ha i conti in ordine, a stimo­lare la domanda. Ma neppure i suoi appelli hanno esito.

In questo senso, come ha scritto Marcello Sorgi ieri, fra il professor Monti che si inchina davanti all’Europa e a queste regole e il presidente del Consi­gliò, «non è detto che abbia tor­to quest’ultimo».

 

Concordo nel giudizio sul professor Monti ma ho due riserve sulla posizione del governo. La prima è che con le polemiche non si cambiano le regole. Anzi, si irrigidiscono le posizioni. In più, l’autorevolezza di un Paese dipende in primis dai conti: i no­stri non ci conferiscono né auto­rità, né prestigio. E la veemenza delle parole non cambia i fatti.

La seconda obiezione è che dietro questa polemica del pre­sidente del Consiglio non c’è una coerente strategia econo­mica. Ieri Renzi ha ripetuto che pur rivendicando una certa flessibilità intende rispettare le regole del fiscal compact. A che servono un paio di decimali in più ai fini della ripresa di un’economia che cresce così poco? Se pure la Commissione ci consentisse un deficit del  2,4 % invece che del 2,2%, l’Italia uscirebbe dalla crisi?

 

Per uscire dalla crisi lo stimo­ lo dovrebbe essere forte, concentrato nel tempo e in deficit. Ser­virebbero circa due punti per­centuali oltre il 3% per almeno due anni da destinare a riduzioni di imposte e a investimenti pub­blici ben fatti. E per evitare l’au­mento del rapporto debito-Pil sarebbero necessarie alienazioni di cespiti pubblici. Se questa po­litica avesse successo, il reddito si riprenderebbe e fra due anni il rapporto debito-Pil scenderebbe di più e così il deficit. È una stra­tegia, non semplice perché in contrasto con le regole europee, che potrebbe incappare in diffi­coltà sui mercati finanziari, ma dotata di una logica interna.

 

Non vi sono alternative a questo tentativo: se non riparte la crescita, il problema del de­bito pubblico si aggraverà, fino alla crisi. O si rischia, o si finisce in un vicolo cieco. Strillare non serve: l’Europa non potrebbe consentirci di andare oltre il 3%. Se strillando ottenessimo uno 0,2% in più, fra un anno ci verrebbe rinfacciato che i conti pubblici stanno peggio e l’eco­nomia non è ripartita.

 

La situazione economica e politica richiede un attento esa­me e un profondo ripensamen­to. Il dibattito di ieri al Senato non aiuta in questo senso, men­tre sarebbe indispensabile chiarirsi le idee.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, banche, bce, commissione, conti, conti pubblici, crisi, draghi, euro, europa, fini, governo, italia, mario monti, mercati, mercati finanziari, mondo, monti, paesi europei, religione, renzi, situazione economica, stati uniti

Info Giorgio La Malfa

Giorgio La Malfa è un politico e accademico italiano. Figlio di Ugo La Malfa, dal 1972 al 2013 è deputato nazionale per il Partito Repubblicano Italiano, lo stesso di suo padre e parlamentare europeo per due legislature.

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