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“Quando il dolore apre le braccia”
Parlano gli angeli del terremoto

di Fabrizio Binacchi | 22 Giugno 2014

Due anni e gli emiliani colpiti dal tremore inatteso stanno reagendo e stanno ricostruendo anche se molti problemi ci sono ancora: ritardi, burocrazie bloccanti, finanziamenti attesi e via dipanando.

terremoto-emiliaLoro ti guardano come se avessero fatto il minimo indispensabile. E ricordano quei giorni di due anni fa esatti quando nel giardino della loro casa a Concordia sulla Secchia, provincia di Modena, sono arrivati bambini, madri, famiglie, nonni che non avevano più casa, che non avevano più sicurezza. Li ho incontrati l’altra sera al Palatenda di San Felice sul Panaro per parlare di sisma e ricostruzione e cambiamento delle persone. Perché il sisma cambia dentro e cambia fuori. Due anni e gli emiliani colpiti dal tremore inatteso stanno reagendo e stanno ricostruendo anche se molti problemi ci sono ancora: ritardi, burocrazie bloccanti, finanziamenti attesi e via dipanando.  Non c’è dubbio che quel dramma di due anni fa ha cambiato facce e relazioni, panorami e profili territoriali ed umani. In questo cambiamento che potremmo dire ha portato da un sistema di collettività ad una dimensione di comunità più aggregata, spicca come un cameo l’esperienza dei coniugi Carla e Renzo Belli, farmacisti di Concordia,che dopo la notte della prima scossa hanno perso loro figlio, Marco, pronto a fare il farmacista anche lui.  Il tendone che servì per i funerali, inutilizzabili tutte le chiese del circondario per danni e crolli, divenne dopo poche ore una nuova casa d’emergenza per tutti quelli che passavano da lì. Loro, Renzo e Carla, parlano con molta pacatezza e partecipazione di quelle ore. Ore tragiche per la perdita del figlio, ore di rivoluzione umana e sociale. “Io sono tornata in farmacia , ricorda Carla, e mai avrei immaginato che da lì a poche ore il nostro giardino, la nostra casa, sarebbe diventata un campo di accoglienza per ragazzi, mamme, nonni, famiglie, reduci dal terremoto”. Il pubblico muto, si vedeva, ripercorreva con lo sguardo quelle ore, quei giorni. Che sono ancora lì, a fior di pelle, come sensazioni epidermiche e come graffi profondi.  All’inizio erano sessanta e nella notte ne sono arrivati altri. Il giorno dopo i coniugi Belli si sono attrezzati e hanno condiviso quel che si poteva condividere. Il campo della solidarietà improvvisa è andato avanti per oltre due mesi, tutta l’estate. Una bambina ha disegnato un cartello come insegna del nuovo alloggio. E qui Carla un po’ si è commossa pensando alla creatività e alle nuove gratitudini che possono venire da una tragedia. “C’erano dei fiori e un cielo e la scritta Campo Paradiso”. Un giardino, una tenda, la condivisione di problemi e di rimedi possono essere improvvisamente un quasi paradiso. “Il dolore apre le braccia”, sentenzia Carla mentre il marito Renzo annuisce. Il dolore e l’emergenza cambiano profondamente cuori e rapporti, il bisogno e la solidarietà rigenerano connessioni e relazioni: la frase di Carla mi pare  una perfetta lancinante sintesi: proprio così, cari miei, il dolore, quello vero, apre le braccia.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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