I generi si mischiano e si amalgamano con sapienza e genialità degne del miglior Tim Burton. Da non perdere.

In questo intervallo ho rivisto dei film (di “The Help” vi parlerò presto) e l’uscita nelle sale di “Dark Shadows” mi ha riportato in sesta fila, posto centrale, pronta a vedere e amare il risultato finale dell’ingegno di Tim Burton, affabulatore gotico per eccellenza, manipolatore di sogni ma con l’ingenuità e l’amore di un ragazzo che ama il suo giocattolo e le emozione che sa dare. Queste emozioni Tim Burton le sa trasmettere allo spettatore.
Il team Tim Burton/Johnny Depp è sempre vincente. Torna la genialità del regista con un film che come lui ha mille anime. Burton non ha paura di “sporcarsi” le mani, mischia i generi con il “furore” dell’apprendista stregone, uscendone sempre come colui che ha così tanto amato il cinema fino a confondersi con i maestri o almeno imitarli ricordando il meglio di ognuno di loro, siano stati serie A o B.
Ispirandosi all’omonima serie cult che spopolò negli Usa negli anni Sessanta e di cui gli stessi Burton e Depp erano fans, Burton trasforma la soap opera amata in un film.
Un incipit di rara potenza visiva, venti minuti in cui il gotico si contamina con l’horror. La macchina da presa si muove tra vivi, vampiri, non morti con effetti speciali mai eccessivi, (anche quando frantumano il volto porcellanato di Barnaba). La farsa diventa black per tutto il film, mentre le “citazioni”, cifra stilistica di Tim Burton , si susseguono con ritmo frenetico e Johnny Depp, icona immortale nel suo pallore da bambola di porcellana, domina lo schermo.
Tim Burton e Johnny Depp insieme per l’ottava volta, pronti, ancora una volta, a cogliere il successo al botteghino e a scavarsi un posto nel cuore del pubblico che li ama entrambi. Da “Edward mani di forbice” ogni volta che “la coppia” si incontra è un trionfo: i due novelli Mida trasformano in puro godimento tutto quello in cui credono e amano.
C’è ancora un bambino dentro Johnny Depp e Tim Burton riesce ogni volta a portarlo alla luce, ed ecco Barnaba Collins. I suoi genitori partono con lui ancora ragazzo dall’Inghilterra della rivoluzione industriale verso il Maine, dove impiantano una fabbrica per la lavorazione del pesce.
Ha tutto Barnaba: bellezza, intelligenza, amore. Diventa talmente ricco che la città in cui vive prende il nome della sua famiglia. Decide di costruirsi un castello (le radici non si smentiscono), si innamora di Josette ma sottovaluta Angelique, la bella governante che lo adora da sempre.
Cosa può fare negli anni Settanta un imprenditore trasformato in vampiro e seppellito vivo per più di duecento anni da una strega gelosa? Tornato casualmente in vita (durante dei lavori la sua tomba torna alla luce),trova la sua dimora ormai in disfacimento ma dove vivono ancora i suoi discendenti . Come può difendere e difendersi dalla sua strana famiglia , una sorta di famiglia Adams?
La matriarca ( Michelle Pfiffer) quando sente che le sfugge il controllo sulla famiglia, si affida a una psichiatra alcolizzata (Helena Bohnam Carter). Barnaba ha a che fare con un fratello che non combina niente di buono, con dei nipoti ribelli che combinano un guaio dietro l’altro, mentre in una sorta di allucinazione visiva resta affascinato e stupito davanti alla M di un McDonnald’s che lui scambia per l’iniziale di Mefistofele e il suo sguardo sgranato e attonito nel bianco della sua maschera, varrebbe da solo per capire perché questo film piace e piacerà non solo ai fans del visionario Tim Burton.
Nei difficili rapporti familiari, nelle dinamiche tra madri/figli/nipoti emerge la ricerca del regista che, per sua stessa ammissione non ha mai avuto una vera famiglia “…cercavo di intrufolarmi sempre nelle case dei miei amici…specie in quelle dove si mangiava meglio…” “tutte le famiglie sono “strane”, in particolare quelle che fanno di tutto per sembrare “normali” ha dichiarato durante la presentazione del film alla stampa ed è attraverso il vampiro Barnaba che Tim Burton esplora il lato oscuro dell’animo umano.
Poteva essere diverso? Certo poteva essere molto più gotico, molto più nero, molto più comico, molto più tutto, ma non sarebbe stato Tim Burton/Johnny Depp.

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