Ricorre il ventesimo anniversario della morte dell’ex primo cittadino, dal 1960 al ’67, senza che le varie amministrazioni abbiano dedicato un luogo pubblico per onorare la sua memoria
I ricordi sono qualcosa di magico, fanno parte di quel patrimonio che nessuno può portarci via. Pensando al passato, il mio ricordo va agli anni 77/78. Il luogo in cui è ambientato il mio amarcord, è il ristorate San Bernardo di Chiaravalle. Avevo scelto io il luogo dove trovarci, lontano da occhi indiscreti. Con noi c’era il vice presidente della Camera dei deputati, il professor Pietro Bucalossi, direttore dell’Istituto dei Tumori, ex sindaco di Milano e ministro dei Lavori pubblici. Il professor Bucalossi non si serviva mai della scorta. Oltre al sottoscritto c’era l’ex sindaco di San Donato, Luigi Mannucci, grande amico di Bucalossi e del professor Luigi Rotelli, proprietario e fondatore dell’ospedale di San Donato Milanese. La nostra riunione conviviale non aveva fini politici. Con Luigi Mannucci c’eravamo proposti l’obiettivo di far incontrare due personalità che, fino a quel giorno, non si conoscevano: Bucalossi e Rotelli. A quel tempo ero assessore del Partito repubblicano a San Donato e Bucalossi era il capo del Pri in Lombardia. La storia dell’incontro colpì la fantasia di Cesare Mannucci, al quale il padre Luigi riferì i contenuti. A Cesare rimase impresso il fatto che una persona importante come Luigi Rotelli, rivolgendosi a Bucalossi lo chiamasse “maestro”. In effetti, non era fuori luogo, perché Bucalossi era un grande chirurgo, prima di essere un politico e Rotelli si era guadagnata anche lui la fama in sala operatoria. Gli anni sono passati, ma nella memoria dell’adolescente Cesare, che ha seguito le orme del padre come giornalista e come uomo politico (è stato sindaco di Mediglia) è rimasto impresso l’appellativo “maestro” che il famoso professor Rotelli usava all’indirizzo di Bucalossi, in segno di rispetto. I due fecero amicizia e parlarono a lungo delle possibilità di collaborazione nell’ambito sanitario. Oggi, il Gruppo Rotelli è il più importante operatore privato a livello europeo nella sanità pubblica. Tutto lo sviluppo è partito da San Donato, fino a comprendere 18 ospedali (compreso il San Raffaele). In pochi sanno, che il merito dell’insediamento di questa importante realtà economica, presente sul territorio di San Donato, è da ascrivere a Luigi Mannucci, sindaco socialista dal 1960 al ’67. Quando si trattò di costruire l’ospedale a San Donato, Mannucci, che era un giornalista prestato alla politica, con grande capacità di intrattenere rapporti umani, fece di tutto per facilitare Luigi Rotelli nella realizzazione dell’opera. Mannucci presentò a Rotelli l’architetto Giovanni Fabbricotti, suo amico d’infanzia, il professionista che ha firmato il progetto dell’allora Casa di Cura San Donato. Fabbricotti si trasferì nella nostra città, dove nel 1975 divenne sindaco. Ma l’ex primo cittadino fece di più: presentò a Rotelli anche l’imprenditore Piero Ferrario, che costruì l’ospedale, rischiando del suo, perché l’impresa nasceva fra mille incertezze. Anche dopo aver lasciato la carica di sindaco, Mannucci cercò di sensibilizzare il sottoscritto, per dare continuità alla politica di buoni rapporti fra l’Amministrazione comunale e l’ospedale, che considerava, a ragione, anche una sua creatura. Da qui la mia amicizia con il professor Rotelli, che amava presentarmi con il “nostro assessore”. La ragione per cui ho deciso di pubblicare questo articolo è costituita dal fatto che quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della morte (3 aprile 1965) dell’ex sindaco Mannucci, senza che le varie amministrazioni che si sono succedute, abbiamo intitolato un luogo pubblico alla sua memoria.



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