Quel’entusiasmo di 600 ragazzi delle scuole delle Campania, che gremivano il grande auditorium del Castel Sant’Elmo, per assistere alla cerimonia di premiazione del Premio Elsa Morante 2007, sezione ragazzi, non era un’esplosione di grida, un acerbo bisogno di liberare la propria esuberanza dalle catene di un comportamento compresso dai veti, e dagli sguardi severi, che tra l’altro, oggi colpirebbero come una frusta, non avrebbero la coercizione forzata di un carcere, no, non più!. Tante volte è stato oggetto di riflessione degli operatori scolastici, dei media, l’insubordinazione selvaggia dei giovanissimi agli adulti, giudicata come un ulteriore senso di decadenza del mondo in cui viviamo e in quello che ci aspetterà. Tante volte ci si è interrogati: cosa sognano questi ragazzi, cosa pensano, cosa vogliono dalla vita? Difficile da capire, specie osservandoli, muniti sempre di cellulari ultimo modello, allergici alla lettura, e agli adulti che li vogliono sottomettere e che li propinano un mondo a loro misura, come se fosse l’unica. Quei 600 ragazzi di Napoli, forse non rappresentano il modello della gioventù di oggi, ma sono comunque un’onda da seguire con lo sguardo per vedere su quale lido o scoglio si infrangerà! E a giudicare dall’emozione sudata di quei volti, dal desiderio di esprimere con parole, abbracci, con applausi fragorosi di compiacimento, la loro gratitudine a chi li ha fatti emozionare, forse commuovere, attraverso una storia che racconta la vita negli ospedali psichiatrici, dove si incontrano persone sfigurate dalla sofferenza, ma che riescono ancora a strappare un sorriso a chi non ha tempo nemmeno per quello. Queste persone, i protagonisti del libro: “Centro di igiene mentale. Un cantastorie tra i matti”, scritto da Simone Cristicchi, dichiarato supervincitore del premio Elsa Morante 2007, sezione ragazzi, grazie ai voti di quei 600 ragazzi, sono vere, pensano senza schemi, e parlano senza difese. I loro sguardi, i loro silenzi sono caldi di quella sensibilità che turba, può appiccare un fuoco e bruciare gli idoli fasulli, le preoccupazioni inutili, i complessi inventati per fuggire dalla vita, ma quando siedono nei giardini degli ospedali da soli con gli occhi persi in chissà quale mondo lontano, ti aspettano, ti raccontano la verità, non solo la loro, ma quella di tutti: adulti, bambini, vecchi e giovani. Forse bisogna avere il cuore di un ragazzo per avere il coraggio di sedersi su quella panchina, e abbracciarli!
Paulette Ievoli

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