Mancano due giorni alla festa della donna ed i maschi ci ricordano la ricorrenza, perchè è stato deciso proprio quel giorno.
Con una parternalismo, neanche troppo velato ci vengono a ricordare di non festeggiare troppo l’8 marzo perchè nasce da un avvenimento doloroso e quindi lutto lutto lutto. Ma insomma, innanzitutto noi sappiamo benissimo perchè c’è la festa della donna e da dove nasce e conosciamo benissimo da dove proveniamo cioè dal nulla. Altrimenti perchè Ipazia che ha compreso che le orbite del sistema solare sono ellittiche, non viene riconosciuta come copernico? Non abbiamo bisogno che uno stuolo di maschi ci facciano percepire come sono bravi, intelligente, solerti e forse anche politicamente corretti e arrivino a anche presumere come dobbiamo divertirci. Per noi potrebbe semplicemente essere qualcuno, preoccupato che la propria fidanzata possa uscire con le amiche e che vada per spogliarellisti si è voluto parare a due giorni di distanza dicendo… “ehi ma guarda che la festa della donna proviene da un lutto, quindi pentiti, flagellati e fai una vita degna e morigerata e soprattutto medita sulla tua vita di sottomessa”.
Infatti proprio di questo si tratta: della paura che le donne possano alzare la testa e non essere sufficientemente sottomesse e non riconoscano i privilegi imposti dalla cultura maschilista sessista ed imperialista.
La festa della donna è un’occasione per comprendere da dove veniamo e dove siamo arrivate ma ognuna di noi è libera di festeggiarla come pensa. Io non amo gli spogliarellisti e tutte quelle stronzate che, secondo il pensiero femminista, ricalcano la cultura dominante maschilista, ma una cosa è certa: se mi voglio divertire perchè per una volta non voglio pensare a tuttta la strada che devo fare ma a quella che ho già percorso e mi voglio festeggiare, non c’è nessuno che mi deve ricordare quel che devo fare e quello che non devo. Noi donne ci facciamo un culo così, tutti i giorni. e vogliamo essere libere di conoscere e sapere come divertirci perchè ora e qui io dico che abbiamo fatto tanto.
Sono 70 anni che votiamo in italia non dimentichiamolo, 70 anni non è un tempo lungo. anzi, di fronte a secoli di storia scritta dai maschi.
questo non significa che non ci sia da fare, che non abbiamo la consapevolezza di perdere il nostro terreno, che esiste il femminicidio (però voglio ricordare che fino a poco tempo fa non esisteva neanche la parola e se non esiste la parola non ne esiste il riconoscimento) che esiste il boicottaggio della 194, quindi l’impossibilità per molte donne di abortire nella propria regione, che esistono problemi addirittura sulla pillola del giorno dopo; che esiste disparità di trattamento economico a parità di mansione nelle aziende private, che le donne vengono discriminate nei posti di lavoro non solo per la gravidanza; che tagliando la spesa sociale si va discriminare soprattutto le donne cui la cultura italiana affida la cura dell’altro.
Se lasciamo l’8 marzo al consumismo è finita. Riprendiamolo, festeggiamoci, meditiamo e ragioniamo perchè l’8 marzo è il momento della meditazione sulla nostra presa di coscienza.
Usiamo l’8 marzo per ragionare e divertirci tra di noi e se non è l’8 marzo ma un giorno vicino, va bene uguale.
W l’8 marzo W la festa della donna.
Lia Romano
(6 marzo 2016 -“8 marzo 2 gg prima”)
Essere donna è una esperienza talmente straordinaria da non volerne fare un’altra.
Eravamo studentesse liceali. Si andava alla manifestazione del mattino con le fanciulle delle scuole. E poi quelle di noi più impegnate andavano alla manifestazione del pomeriggio, quella con le femministe arrabbiate; poi c’erano anche le lesbiche. E erano tutte vestite in un certo modo. E gridavano: l’otto marzo non è un anniversario ma un giorno di lotta rivoluzionario. Però le mimose giravano. Al mattino. Il pomeriggio forse meno. La sera si usciva perché erano gli anni ottanta oppure stavano finendo e si usava uscire tra donne. Era un paesaggio triste quello di queste signore vestite a festa.
All’epoca – questo vorrei far capire a tanti amici maschi – ero giovane e sembravamo davvero tutti uguali. Ricchi e poveri maschi e femmine. Già all’Università la diversità tra ricchi e poveri si sentiva. Ma quella tra maschi e femmine l’ho cominciata a sentire mentre l’università finiva e il mondo del lavoro cominciava. E magari ci si imbatteva in qualche primo amore che ti diceva: ‘tu fai quello che dico io’ un po’ sul serio un po’ per scherzo. Le percentuali di donne che hanno subìto un sopruso in famiglia al lavoro o anche solo per strada sono altissime. Il tasso di misoginia è ancora altissimo anche in persone insospettabili o che non sospettano di loro stesse. Una donna stronza sarà sempre una puttana o puttana era una madre. Una sorella. Certo: nel mondo esiste molto di peggio. Però continuiamo a guadagnare meno e a non poterci permettere la mediocrità come un uomo. Noi fatichiamo di più e con i tacchi alti. E viviamo in un Paese dove le leggi si eludono con le obiezioni di coscienza o le si fanno incostituzionali come la legge 40. Ci si dice che non facciamo figli ma lavorare con dei figli è una impresa eroica e lo Stato Sociale non esiste. E continuiamo a fare tutto noi in casa e a un certo punto spesso accade che il nostro uomo ci dica: ‘tu ormai non sei più una compagna ma sei solo una madre e perciò me ne vado’. Quindi io penso che sia giusto festeggiare l’otto marzo. Proprio festeggiare: perché essere donna in questo nostro mondo è una sfida; essere donna è meraviglioso; essere donna è quella forza che tiene ancora insieme la Terra e l’essere umano, col suo ciclo e il suo sguardo perenne rivolto al mondo e alla natura. E tutto questo va festeggiato eccome. E perciò evviva le donne. Evviva noi.
Elisabetta Malantrucco
(8 Marzo 2016 – ‘Otto Marzo’)
In questo scempio
di opposte fazioni,
Di confuse opinioni,
Migliaia di
tristi sguardi umani
Scorrono in TV
Mentre cucino.
Provo per la prima volta
Un reale orrore,
Per l’irriverente indugiare
della macchina da presa
Su tutti quei volti angosciati
Di padri sinceri che cercano
Disperatamente di
alleviare il dolore del figli,
Di madri che allattano marciando,
Di catene umane lungo il fiume,
Freddo e bagnato, ma
Unico luogo
Privo di filo spinato.
Un’epopea di fatica e dolore
contro l’Europa, cupa, scontrosa e scontenta
Molto lontana dalla culla della civiltà,
Illuminata dalla luce di Diderot e D’Alembert.
È giusto che si faccia informazione.
Peró …
Vi prego uomini,
Placate questa vostra sete di superbia,
Questa incessante necessità di cercare
Sempre nuovi mercati e nuovi acquirenti,
Di controllare popoli e territori,
Di chiudervi in cancelli opposti,
Che distruggono la distensione
Che Alzano barriere e muri
Neanche lineari,
E fomentano ingigantiscono
E Guerre e distruzioni e popoli
Prima in guerra, e poi
In cammino.
Ed anche io che guardo, che faccio?
Mi lascio andare alla logica
della finta partecipazione?
O il mio lamento scandisce
Realmente
l’angoscia degli altri?
O il mio cuore riservato
Si rassicura friggendo patatine
Mentre le immagini scorrono
su tutte quelle mostruosità
Cui abbiamo, ormai, fatto l’abitudine?
Mi aggrappo alla mia bella e lucida chiarezza,
Mentre soggiaccio ad una sordida
confusione.
Lia Romano
( 15 marzo 2016 – “Immagini in TV”)
“Pervitin” era il nome del farmaco, a base di metanfetamine, che le truppe naziste, di tutti i ranghi militari, assumevano per ordine diretto del Führer.
Veniva distribuito alle truppe e assunto, quotidianamente. per neutralizzare paure, stanchezze e depressioni. Per esaltarsi e sentirsi invincibili nella loro marcia distruttiva .
Secondo i documenti venuti recentemente alla luce, lo stesso Hitler faceva abuso di metanfetamine, steroidi, oppiacei e droghe miscelate che, nel tempo, fecero evidenziare la sua, già grave, instabilità mentale.
Alle truppe ne furono distribuite trentacinque milioni di dosi. L’abuso, nel tempo, provocò disorientamento e insensibilità al dolore ed alla coscienza. Fu una delle cause incidenti, drammaticamente, sulla sconfitta e ritirata sul fronte russo.
Non furono da meno le truppe angloamericane nell’uso e abuso di droghe: “Benzedrine”, un concentrato di anfetamine. Questa droga aveva effetti diversi dal “Pervitin”. Determinava lucidità in uno ad un senso di potenza. Gli inglesi ne usarono settantadue milioni di confezioni; gli americani, duecentocinquanta milioni.
Soldati di tutto il mondo ed anche truppe di odierni criminali (i narcos) hanno usato e continuano ad usare eroina, cocaina e “Captagon”. Quest’ultimo è un ritrovato di sostanza psicoattiva usata dai terroristi della strage di Parigi e dall’ “isis”. Per togliere inibizioni a portare-si morte.
Ci siamo interrogati, in questi giorni, sulla particolare efferatezza del delitto di Roma. Non si tratta di soldati. Prato e Foffo sono figli della pace, della noia. Sono figli del torbido di conflitti interiori non risolti. Sono figli della cocaina, che, in guerra e in pace, elimina i freni morali, annienta ogni giudizio, violenta, tortura, stupra, uccide.
Manifesto di una disfatta sociale; perché il benessere, come diceva Eugenio Montale, è assimilabile alla disperazione.
carmela panariello franchini
(19 marzo 2016 – “ “Guerra e Pace “e delitti”)


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