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Matteo Renzi e l’avvento dei nuovi gattopardi

di Angelo Giubileo | 6 Aprile 2014

 “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”.

gattopardoNe Il Gattopardo, celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) pubblicato postumo nel 1958, uno dei brani più significativi e quindi emblematico è senz’altro il seguente: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”.

Il termine Gattopardo ha spesso intessuto le cronache politiche italiane, anche di quest’ultimo ventennio circa in ordine ai rinnovati assetti di potere emersi dopo Tangentopoli. Nei giorni dell’ascesa di Matteo Renzi al soglio più alto di Palazzo Chigi, non so se si tratti di mera coincidenza (!), il noto esperto di economia, lo statunitense Alan Friedman (1956), ha pubblicato un libro dal titolo Ammazziamo il Gattopardo. Il libro analizza gli ultimi trenta anni di storia politica italiana attraverso il racconto di molti dei protagonisti.Sul tema dei Gattopardi e degli annessi sistemi di potere che si rinnovano, la letteratura qui da noi è sconfinata. Tanto che, sia forse più sensato interrogarsi sul perché di fatto questo, per così dire, fenomeno generalmente accada e se, riscontrandone una regola, non sia piuttosto necessario o in qualche modo, potremmo anche dire, utile che proprio questo accada.

Nel secolo trascorso, il più importante cambio ai vertici della politica nostrana è senza dubbio coinciso con la sconfitta del fascismo ad opera delle Truppe Alleate. A tale proposito e in riferimento al tema che qui stiamo affrontando, c’è un particolare episodio di allora che mi piace evidenziare e che è legato all’orizzonte della prospettiva politica che si delineò nel PCI subito dopo la cosiddetta svolta di Salerno del 1944. Il racconto di quelle vicende può essere, com’è oggi almeno in parte, così riportato: “Qual era la situazione concreta che si presentava al partito nel 1944 e prefigurava i suoi nuovi compiti durante e dopo la Liberazione? (…) La linea politica, allora, non poteva non avere il respiro unitario che Togliatti le dava (…). Ciò che non poteva venire a mancare era l’obiettivo di prospettiva: ma di prospettiva appunto bisognava parlare, non essendoci le condizioni oggettive per trasformare l’insurrezione in rivoluzione popolare per il comunismo, dovendosi lavorare ancora innanzi tutto per la stessa insurrezione, con il concorso di quelle stesse forze che pur le remavano contro (…)”.

Il brano in questione mi appare oltremodo significativo, essenzialmente per due motivi. Il primo, perché pone la questione del cambiamento politico – in particolare se necessario, come fu a quel tempo – in ordine ad una possibile duplice prospettiva, alternativamente di tipo riformista – sempre che s’intenda farci passare l’uso, che potrebbe viceversa essere ritenuto inappropriato, di questo termine – o rivoluzionaria. Il secondo, perché spiega bene le ragioni ovvero “le condizioni oggettive” per le quali una delle due prospettive fu di fatto scartata, in quanto per nulla o poco funzionale agli interessi dell’intera comunità di riferimento o, sarebbe meglio dire, di appartenenza. Considerata nel suo insieme e naturalmente fatto salvo il giudizio su ogni singola scelta, comunque ritenuta, sia a torto che a ragione, utile al rinnovo di un sistema di potere. Che, per scelta, preferiva porre le nuove basi attraverso le “condizioni oggettive” esistenti. Incardinando tutti coloro che, preda di una mera illusione, continueranno a credersi o anche, neofiti, si crederanno il sale della terra.

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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