Ecco come e perché l’intervista a Franceschini sul Corriere della Sera assomiglia tanto al famoso “editto di Franceschiello”, altrimenti noto come proclama del “facite ammuina”.

Orbene, ecco cosa dice l’ex segretario del Pd al Corriere:
– Dal bipolarismo siamo passati al tripolarismo. Spero e credo che il Movimento 5 Stelle sia transitorio, e si torni presto alla normalità del confronto tra progressisti e conservatori …
Libera traduzione: il termine normalità è riferito al falso bipolarismo in salsa italiana, che dura da venti anni e che è stato la causa assolutamente prioritaria del declino del nostro paese, che in primis D’Alema, nel 1995, auspicava diventasse normale. Ancora,
– Se si vuole dare un governo al Paese, in questa fase si debbono accettare forme di collaborazione
Libera traduzione: non è un’assoluta priorità dare un governo al Paese, ma se si vuole che sia così allora bisogna accettare forme di collaborazione. Non cercare, da pari a pari o quasi – dato che lo stesso Franceschini ammette (!) che nessuno dei tre schieramenti supera il 30% -, forme di collaborazione; bensì accettare quelle che Bersani ti propone, perché più avanti nell’intervista è precisato: Credo sia logico che il leader del partito di maggioranza possa ancora tentare. Infatti,
– Bersani si è sempre rivolto all’intero Parlamento. Non ha escluso nessuno …
Libera traduzione: siete tutti voi che avete capito male. A parte Grillo, che non ne vuole proprio sapere; a parte un governo di larghe intese, perché non ci sono in Italia le condizioni per una grande coalizione come c’è stata in Germania. Ma tra un governo in cui siano insieme La Russa e Vendola e nessun governo ci sono vie di mezzo … E quali, di grazia?
– Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo, per sua scelta, i numeri dicono che o si accetta un rapporto con il Pdl, o non passerà nessun governo
Libera traduzione: in fondo, ma non l’avete ancora capito?!, è sempre e soltanto una questione di numeri. Ma, giammai si dica, come viceversa ha fatto Renzi, che stiamo perdendo tempo! Di tempo ce n’è, almeno quanto basta per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Per la qual cosa,
– Non si può scambiare la nascita di un governo con la scelta di chi sta al Quirinale per sette anni che si annunciano burrascosi. Il prossimo Capo dello Stato deve essere in ogni caso una persona di garanzia eletta con una intesa più larga possibile
Libera traduzione: è inutile che Berlusconi insista, il Pd eleggerà il suo Capo dello Stato cercando la più larga intesa possibile, e questa a partire dai 504 voti che sarebbero comunque già sufficienti. Quanto ai prossimi sette anni, si annunciano comunque burrascosi. E perché, di grazia? C’è forse di mezzo Berlusconi? C’è forse di mezzo la crisi? No, affatto, né l’uno né l’altra, e questo perché sia chiaro che:
– Il leader della destra è ancora Berlusconi, e la sua sconfitta deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative.
Salvo che ci pensi ancora qualche procura; ma questo, è vero, Franceschini non lo dice!
– Il prossimo presidente dovrà difendere il ruolo del Parlamento che lo eleggerà, aiutandolo a ritornare per i cittadini da palazzo della casta a tempio della democrazia repubblicana.
Sì che, direbbe il principe Antonio De Curtis in arte Totò: ho detto tutto!

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