Con una percentuale di voti (circa il 45%) che non arriva nemmeno alla metà dello “zoccolo duro” dei militanti del centrosinistra che si sono recati alle urne, Bonifazi vince di misura. E’ un risultato che si mantiene ben lontano dalle prestazioni che si sono registrate a Milano e nella vicinissima Orbetello, dove i candidati ufficiali hanno ottenuto oltre due terzi dei consensi.
E soprattutto non hanno dovuto confrontarsi con i candidati alternativi espressi dalla base, talora in aperto dissenso con le segreterie di partito.
La Margherita voleva elezioni primarie “confermative” ed è stata accontentata. Ora c’è la conferma fattuale di ciò che si congetturava. Ovvero che Bonifazi è un candidato debole, frutto dei compromessi della politica, espressione di equilibri di coalizione incomprensibili agli elettori, calato dall’alto e letteralmente trapiantato a Grosseto dopo un’esperienza politica ed amministrativa che si è tutta svolta altrove. Un estraneo, che, sin dalla prima apparizione, ha suscitato la diffidenza della base. L’annuncio della sua candidatura ha provocato in poche ore la reazione indignata del riottoso popolo del centrosinistra. Che gli ha contrapposto ben otto candidati alternativi..
L’esito delle primarie ci dice che Bonifazi, nonostante la massiccia discesa in campo dei big del centrosinistra, non è riuscito a convincere la maggioranza dei militanti e che, in realtà, hanno vinto la capacità organizzativa e la disciplina di partito. La riduzione del danno: questo sembra essere stato l’obiettivo dell’Unione in queste primarie.
I partiti del centrosinistra, all’opposizione per nove anni, non sono riusciti a costruire un progetto per Grosseto. Per la verità non hanno neppure, più modestamente, un programma condiviso. Ciò che provvisoriamente li unisce è solo il risentimento e la voglia prepotente di tornare al potere, di “riprendersi” quel palazzo da cui furono mandati via, per manifesta incapacità, nel 1997.
Proprio per questo, le primarie dell’Unione chiamano tutto il centrodestra all’unità. Il patrimonio di coesione politica e di capacità amministrative che si è accumulato in questi anni di riconosciuto buon governo della Città deve tradursi nella indicazione di una candidatura unitaria. Una candidatura che sappia dare continuità alle istanze di rinnovamento e di partecipazione che stanno alla base della “svolta” del 1997 che ancora la Città esprime. Non dubito che, già dalle prossime ore, i partiti e i movimenti civici che sono stati protagonisti di quella esaltante stagione, sappiano dare prova di essere all’altezza delle aspettative dei grossetani.
Alessandro Antichi, già Sindaco di Grosseto, è Consigliere regionale di Forza Italia. Nel Parlamento toscano ha il ruolo di Portavoce dell’opposizione.

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