Tra la Germania e Praga, ho viaggiato anch’io attraverso il tempo. Sia eterno, segnato dalla presenza di antichissimi orologi astronomici e sia presente, narrato dalla farina di antichi mulini ancora esistenti e dall’energia di moderne ed innumerevoli pale eoliche che dominano l’intero territorio germanico.
L’itinerario di viaggio stavolta prescelto prevedeva un tour de force settimanale, guidato, attraverso nell’ordine le città tedesche di Francoforte sul Meno, Potsdam, Berlino, Dresda e terminare, dopo una visita alla capitale ceca di Praga, a Monaco nella ricca Baviera.
E’ sempre difficile, credo, farsi un’idea precisa, soprattutto in un tempo davvero brevissimo, dell’immagine, di cosa possa meglio rappresentare lo spirito, di una comunità: la storia, l’ambiente e i costumi di una città, un popolo, una nazione. Ancor di più in questo caso, dato che si sceglie di attraversare alcuni luoghi particolarmente significativi della storia maggiormente funestati dalla tragica esperienza del nazismo e, a distanza di venticinque anni dalla caduta del Muro, dall’ancor triste vicenda a Berlino della cosiddetta guerra fredda tra il regime dell’est sovietico e la democrazia dell’ovest statunitense.
Pertanto, a me che scrivo resta il ricordo di alcune immagini, ritenute a ragione o anche a torto, utili alla ricostruzione di un puzzle; un grande puzzle che serve a rappresentare l’iconografia di una nazione più volte ridotta in pezzi e più volte ricostruita, ma sempre con lo sguardo rivolto piuttosto al presente ed al futuro. Un’immagine, essa stessa moderna e ancor più postmoderna, del capitalismo; fenomeno in continua espansione per il quale il tedesco Joseph Schumpeter aveva usato l’espressione di “distruzione creatrice”. Un misto di: innovazione e marketing, vincitori e vinti.
Per quanto concerne questo mio breve taccuino di viaggio, è fondamentale premettere che la famiglia di Schumpeter è stata originaria della Moravia, dal nome del fiume Morava, sulle cui sponde opposte insiste oggi il territorio di parte della Repubblica ceca e di parte della Slovacchia. Mentre, agli inizi della storia dell’impero dell’800, questa stessa parte di territorio costituiva il centro geografico e politico di un’area ben più vasta che – si legge su wikipedia – si estendeva complessivamente ben oltre, andando a coprire porzioni di territorio attualmente appartenenti all’Ungheria, alla Romania, alla Polonia, alla Serbia, all’Austria, alla Germania, alla Slovenia, alla Croazia ed in ultimo all’Ucraina.
Questo breve racconto s’ispira dunque ad immagini di fiumi, sconfinate foreste, spazi aperti, piazze e mercati ma anche treni, metropolitane, aerei ed automobili fuoriserie di lusso, nella Monaco della Mercedes ma anche della Bmw. Sulle tracce di una storia, in apparenza sempre recente. Che sembra mostrare quasi disinteresse per il passato, interesse piuttosto per il presente, proiettata costantemente verso il futuro.
Il passato, che a volte si pensa che non debba passare mai, per chi attraversa il quartiere ebraico (Josefov) di Praga o il centro della nuova capitale tedesca di Berlino è il passato dell’Olocausto nazista. Un atroce passato, che la città di Monaco a guida CSU sembra oggi aver voluto quasi cancellare, immersa in un’oasi che sembra quasi rinverdire il tempo presente di un’eterna età dell’oro.
All’interno del ghetto di Praga, sui muri della sinagoga Sirokà sono posti a ricordo dell’Olocausto i nomi di circa 75.000 ebrei moravi deportati ed in gran parte uccisi nei campi di concentramento nazisti. Un modo diverso per ricordare l’Immane tragedia, si potrebbe dire, credo, un luogo che vuole soprattutto conservare “un passato” più che rappresentare una testimonianza per un generico “presente” ed un altrettanto generico “futuro”. E quindi, una sorta di passato che non passa o meglio che non può e non deve passare.
Il passato nazista è invece simboleggiato a Berlino da una grandissima piazza quasi interamente occupata da 2.711 stele di calcestruzzo, di color grigio scuro e a forma di poligoni regolari di dimensioni diverse: il cui disegno, tra le stesse reciprocamente non rispetta alcuna simmetria, ma, nell’insieme forma un labirinto che, attraversandolo, consente da ogni punto di osservazione d’individuare sempre una via d’uscita rettilinea. A mio modestissimo parere, un’opera monumentale posta soprattutto a memoria presente e futura, l’immagine di 2.711 cose grigie, senza alcun nome o segno di distinzione, se non per lunghezza, larghezza o altezza.
Forse, la più famosa piazza di Berlino è la Gendarmenmarkt (mercato dei gendarmi). La piazza, prende infatti il nome dal termine francese “gens d’armes” (gendarmi), un reggimento prussiano formato da soldati ugonotti espulsi dalla Francia ed ospitati a Berlino da Federico I agli inizi del 1700, ed è stata in origine e ripetutamente sede di mercati. E dunque, guerrieri e mercanti che nel corso dei secoli, solcando fiumi ed attraversando foreste, hanno abitato i territori di queste fredde regioni, a Nord dell’Impero e degli Imperi che via via si sono avvicendati.
Così, ho viaggiato anch’io attraverso il tempo. Un tempo sia eterno, segnato dalla presenza di antichissimi orologi astronomici – come quello presente nella casa della famiglia di Johann Wolfgang von Goethe a Francoforte o quello splendido e monumentale eretto sul lato sud del municipio della “Città vecchia” nella piazza centrale di Praga. Sia presente, narrato dalla farina di antichi mulini ancora esistenti soprattutto a Praga e dall’energia di moderne ed innumerevoli pale eoliche che dominano l’intero territorio germanico.
Tra re, regine ed antiche leggende, ovunque presenti e soprattutto nella magica Praga. Attraverso i più vari e diversi stili architettonici, tutti presenti a Berlino: dall’antico passato conservato al museo di Pergamo al più recente afflato postmoderno degli artisti provenienti da tutto il mondo che lì si recano al fine di riempire gli enormi spazi aperti, che ambiscono a diventare il centro di nuove e più ampie periferie. Berlino è infatti una città modernissima, che manca di un centro topografico tradizionale, in quanto continua ad espandersi e a modificare la struttura del proprio territorio, con l’ambizione di diventare il nuovo centro commerciale e multirazziale della nuova Europa.
Su tutti gli stili, domina il gotico. Nella ricostruita ed affascinante mostra centrale di Dresda, la cosiddetta Firenze dell’Elba; a Praga, con le splendide guglie illuminate della chiesa di santa Maria di Tyn; a Monaco, con l’imponente edifico del municipio (neues rathaus) realizzato nel XIX secolo in stile neogotico che domina l’intera Marienplatz; a Berlino e quasi mi sembra di non sapere più dove. In ordine al termine gotico, il dizionario della Treccani scrive che sta per “dei Goti, (ed) è stato spesso usato estensivamente come sinonimo di germanico, tedesco”. Nell’architettura gotica, il peso della costruzione poggia solo su alcune parti della struttura in modo che ogni edificio acquisti in leggerezza e slancio vitali e sia simbolo di un’antica e rinnovata energia. La stessa energia che pervade il Sony Center am Postdamer Platz a Berlino e che ha accompagnato l’intero mio viaggio.

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