Riesaminando la storia della sinistra comunista italiana si può affermare che stalinisti sono nati e tali sono rimasti. Ciò è dimostrato dalla lotta in atto all’interno del partito contro Renzi.
Un’ideologia politica si manifesta se c’è la naturale predisposizione culturale. Il cavolo, per esempio, è il frutto del suo specifico seme.
Nel campo culturale ci sono tante filosofie, tante scienze, tanti talenti, perché tante sono le rispettive originalità. Nel settore agricolo il discorso sui diversi frutti è come quello sulla cultura.
Ciò premesso, non stupisce la valanga di notizie non sulle tesi culturali, ma sulle botte da orbi tra Renziani e Bersaniani nel PD il cui DNA è quello stalinista finalizzato a conquistare il potere a ogni costo per usarlo a danno degli avversari o nemici politici.
Gli avversari di Renzi non si preoccupano delle amarezze e delusioni di chi ha voluto credere in loro dopo la triste sceneggiata di mani pulite che ha agevolato la sinistra comunista a diventare forza di governo.
Un partito che raggiunge un risultato elettorale inimmaginabile, vederlo impazzito al punto di provocare una scissione per combattere e distruggere chi sta tentando di liberare il PD dai vecchi schemi dittatoriali e renderlo una forza politica laica, liberale, riformatrice e democratica.
Appena si fa cenno agli sprechi del PD per mantenere in vita la colossale macchina organizzativa succede il finimondo. Bersani non tollera riflessioni sul suo fallimento di formare un governo con l’appoggio dei Grillini.
Rosy Bindi minaccia querele contro chi ha fatto il suo nome nel dossier sui costi della macchina organizzativa del PD. Il tesoriere del PD, Antonio Misiani si scaglia contro i Renziani autori, secondo lui, del dossier. Insorge anche Davide Serra contro Bersani che avrebbe qualificato come banditi i sostenitori di Renzi durante la campagna elettorale.
La finalità di tali liti, per taluni, rottamati del PD, è ripristinare nel partito i vecchi sistemi Stalinisti. Chi auspica oggi la scissione crede di poter rivivere il momento storico del 1921 quando il gruppo comunista uscì dal Partito Socialista Italiano e formò il PCI in piena sintonia con quello dell’Unione Sovietica dal quale arrivavano anche i finanziamenti per il fabbisogno del Partito.
Nel 1989 gli scricchiolii all’interno del PCI incominciarono a essere di pubblica opinione tant’è che la “Svolta della Bolognina”, voluta da Achille Occhetto, servì a cambiare nome al PCI, che divenne Partito Democratico di Sinistra sempre con lo stesso DNA stalinista.
Le innovazioni proposte al congresso da Occhetto non ebbero seguito a causa della sua mancata elezione a Segretario del Partito. Nel 1992 il risultato elettorale del PDS fu deludente. Per ovviare alla tremenda delusione il PDS chiese e ottenne, grazie a Craxi e ad Antonio Cariglia, l’adesione all’internazionale Socialista, dove continuò a lottare subdolamente lo PSI.
Dopo gli avvenimenti politici del 1992, il PDS si trasforma ancora e diventa il partito dei Progressisti formato da PDS, PRC, Verdi, Alleanza Democratica e la Rete con l’obiettivo di conquistare il governo del Paese e instaurare il clima stalinista.
Il 1994 i sogni di Occhetto svanirono per la vittoria dell’alleanza del centro-destra e subito si dimise da Segretario del PDS.
Al Consiglio Nazionale per l’elezione del nuovo Segretario del Partito fu nominato Massimo D’Alema, che nel 1995 fondò L’Ulivo, formato da D.C. e PDS, che vinse le elezioni del 1996 con Prodi che guidò il governo di centro-sinistra.
Caduto Prodi, nel 1998 il PDS si trasforma DS (Democratici si Sinistra) e si decide di aderire allo PSE (Partito Socialista Europeo) per nascondere la migliore tradizione del PCI come partito simbolo della sinistra italiana e della sua storia politica.
Riesaminando la storia della sinistra comunista italiana si può affermare che stalinisti sono nati e tali sono rimasti. Ciò è dimostrato dalla lotta in atto all’interno del partito contro Renzi.
Bersani, D’Alema, Rosy Bindi, Fassino e tra i giovani Civati e Cuperlo sono duri a convincersi che Renzi apparentemente da solo li ha rottamati tutti denunciando gli errori politici da loro commessi a danno dell’Italia. La fine del comunismo, prima di Renzi, l’ha decretata la storia con la caduta del muro di Berlino.

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