Il tanto atteso referendum del 25 giugno, alla luce degli ultimi sviluppi e delle ultime dichiarazioni di ambodue gli schieramenti, sembra stia perdendo sempre più importanza.
Infatti alle prime parole di apertura di Tremonti sulle pagine del Corriere, ha risposto sempre sulle pagine di quel quotidiano il segretario DS Fassino, che pur ribadendo la ferma volontà di continuare sulla linea del no, ha fatto intendere che dopo l’esito referendario, maggioranza e opposizione si debbano sedere attorno ad un tavolo per vagliare quale strada perseguire per “svecchiare” la seconda parte della nostra carta costituzionale.
Ma l’apertura più rumorosa è stata senz’altro quella del leader del carroccio, grande ispiratore di tutto il movimento federalista. Bossi infatti ha aperto le porte alla sinistra auspicando che dopo la vittoria del sì, si possa intavolare una trattativa per rivedere i punti più controversi della nuova riforma.
Se è vero che sotto il profilo istituzionale il referendum prossimo venturo ha un’importanza enorme, è anche vero che perde molta della sua importanza da un punto di vista politico via via che ci si avvicina alla data della consultazione, viste le decise aperture da ambedue le parti.
Anche se sicuramente le ali più estreme dei due schieramenti non condivideranno l’apertura di un tavolo comune per trattare la spinosa questione delle riforme costituzionali, il compito e lo sforzo dei due poli dovrebbe esser quello di far capire ai propri rispettivi elettorati che, una discussione comune su questi temi, non dovrebbe essere vista come un inciucio ma come un percorso obbligato per ridefinire le regole di una moderna democrazia. Le regole devono essere condivise, ci vuole una nuova assemblea costituente, e pazienza se qualcuno penserà che si tratta di inciucio.
Angelo Marinazzo

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