Con la giovane ex luteranpostcomunista, il Quarto Reich ha potuto espandersi senza vergogna. Al contrario di quanto avvenuto in Italia, dove la condanna del fascismo è stata tranchant.
La storia d’Europa, e quindi del mondo, è il derby tra l’epopea di un unico grande impero e la voglia di libertà degli stati popoli nazione. Da un lato il ricordo dell’età aurea romana, dall’altra le fughe in avanti (ed indietro) di barbari e vichinghi. Da un lato il Reich di Charlemagne, Barbarossa, Federico, Carlo V, Napoleone, Asburgo, Hollenzollern, Hitler, Stalin. Ma anche di Genzis Khan, Tamerlano e dell’Ottomano.
Dall’altro diversi oppositori, capaci di anche di passare dalle file filoimperiali a quelle contrarie, longobardi, veneziani, normanni, padani, olandesi, spagnoli, austriaci, francesi, russi, polacchi, euroccidentali. Con la costante degli anglosassoni. I vecchi e nuovi british di qua e di là dall’Atlantico hanno costruito il loro impero fuori dall’Europa e voluto sempre un’Europa divisa.
Sono gli antimperiali per eccellenza. Non è un caso forse, se i vichinghi\variaghi, risaliti Tamigi, Senna e Volga, bruciate Londra, Parigi e quel che c’era in Russia, abbiano dato origine ai simultanei troni inglese, francese e russo. Proprio quelli che dall’esterno hanno impedito la riunificazione europea.
E’ naturale quindi che Feltri e Sangiuliano illustrino, in un volume di grande successo per i tipi della Mondadori, l’attuale IV Reich, alias l’Unione Europea di oggi. Perché a tre lustri dalla sua riunificazione, era prevedibile che il Reich riprendesse sotto la sua ala economica l’antico Osterreich orientale e mitteleuropeo, che include il nostro NordEst. Che ricollegasse sul suo asse economico nordici, iberici ed il Turco. Che si facesse seguire da una Francia istintivamente petainizzata malgrado brevi stizzite reazioni golliste.
L’impero è da sempre l’istinto centroeuropeo del coordinamento stretto di burocrati, politici, lavoratori e datori. Ingranaggio che, come ha ricordato Sangiuliano, presentando la riedizione del volume a Roma per Italia Protagonista, si vede in ogni cosa, dall’utilizzo degli aiuti di stato, pur proibiti agli altri europei, al pagamento delle autostrade solo per gli stranieri, al fondo salvastati, costato 52 miliardi all’Italia, e che è in realtà solo un salva VolkBank.
Poi però il vicedirettore del Tg1 Rai Sangiuliano si fa prendere dalla sua anima di storico, già cimentatosi sull’incredibile scuola di Capri di Gorkij, famosa per i finanziamenti aristocratici e le foto sbianchettate dei suoi protagonisti finiti nelle purghe.
Rileva il giornalista napoletano che anche il IV Reich europeo si basa su sbianchettature storiche, in particolare per la Kanzellerin Merkel misericordiosa con i siriani ma non con gli africani, già ministro nella DDR, Germania sovietica, ed accedemica delle Scienze di cultura susloviana, figlia del pastore luterano amico degli occupanti russi.
La giovane ministressa tedescorientale, con i classici metodi del giornale nazista Bobachter, distrusse il suo pigmalione, il renano Kohl, con una campagna anticorruzione assimilabile a quella sofferta da Craxi. Con la giovane ex luteranpostcomunista, il Quarto Reich ha potuto espandersi senza vergogna. Al contrario di quanto avvenuto in Italia, dove la condanna del fascismo è stata tranchant, i tedeschi hanno steso un velo sul loro passato nazista e comunista. Vietati i relativi partiti, i loro membri hanno potuto fare carriera tranquillamente nei partiti di governo.
Soprattutto nell’antica Germania orientale, il nazismo potè sviluppare tutte le sue caratteristiche militaristiche, stataliste e industrialcorporative dell’antico modello prussiano. Come dunque la Germania ha sottomesso l’Europa, si chiede Sangiuliano? Con la riproposizione del totalitarismo insito nell’animo cenroeuropeo, quello che fa oggi abbracciare al socialdemocratico Schultz ogni virgola della Fuhrerin.
Espletato non con l’aggressività hitleriana, ma con la morbida linea bismarkiana del concerto europeo, nel lusso di affidarsi a camerlenghi d’altra nazionalità, il Doria di ieri come il Draghi di oggi. La linea è continua, va da Maria Teresa a Hitler, da Stalin fino a Bruzzels. Necessita, però, sottolinea Sangiuliano, di sbianchettature sulle provenienze culturali.
A Napoli, però, quando scende Frau, in giacca bianca e bottoni dorati, non hanno dubbi. Ecco, sputata, dicono, arriva la nipotina di Goering.

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