“Catullo è un importante testimone dell’etica sessuale romana, nonché degli usi e dell’ideologia del matrimonio.”

Catullo ci descrisse l’amore, o meglio la passione. Perdutamente innamorato di Clodia, di dieci anni più grande di lui, donna libera, anticonformista e chiacchierata, soffrì per le sue ripetute infedeltà. “Io odio e amo. Ma come dirai. Non lo so / sento che avviene e che è la mia tortura.” (c. 85)
Nei momenti di felicità il poeta veronese, ma romano per scelta, le scriveva:
“Baciami mille volte e ancora cento / poi nuovamente mille e ancora cento / e dopo ancora mille e dopo cento, / e poi confonderemo le migliaia / tutte insieme per non saperle mai, / perché nessun maligno porti male / sapendo quanti sono i nostri baci.” (c. 5)
Un amore infelice, quello di Catullo per Clodia. “Celio, Lesbia, la mia Lesbia, lei / Lesbia, la sola che Catullo ha amato, / più di se stesso ha amato e tutti i suoi, / ora per tutti i vicoli e gli incroci / scuoia il seme magnanimo di Remo.” (c. 58)
Ma come era costume di quel tempo, l’amore non conosceva confini. Smisurato era l’amore per Clodia, ma Catullo si innamorava anche di giovani ragazzi. “Se quei tuoi occhi di miele, Giovenzio, / fosse dato baciarli sempre / trecentomila volte, neanche allora / penserei di saziarmene in futuro / fosse messe di baci fitta fitta / come mai fu messe di spighe asciutte” (c. 48)
Se Catullo è ricordato quale poeta d’amore, nella sua poesia si incontrano anche altri argomenti. Ad esempio il detto “il riso abbonda sulla bocca degli stolti” buon ben essere rappresentato da quanto segue: “Egnazio ha denti tanto scintillanti / che è sorridente sempre, in ogni luogo/…/niente è più scemo d’un sorriso scemo.” (c. 39).
Scrive Eva Cantarella nella prefazione: “Catullo è un importante testimone dell’etica sessuale romana, nonché degli usi e dell’ideologia del matrimonio.”
Infatti nel canto nuziale (c. 61) dedicato al matrimonio di Manlio Torquato vi è la descrizione di particolari costumi sessuali esistenti a quel tempo.
“Regalagli le noci / paggio disoccupato, / a lungo hai già giocato“ E’ il concubinus che si deve fare da parte perché nel letto del padrone c’è solo il posto per la moglie.
Il testo originale è stato tradotto da Enzo Mandruzzato. Il difetto di questa edizione pubblicata per il Corriere della Sera è che mancano i canti della terza parte dal n. 69 al n. 116, manca perciò anche il famosissimo “Odi et amo”
del canto n. 85.
Sommario: Prefazione di Eva Cantarella – Canti – Nota biografica

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