La sinistra aretina, nel tentativo disperato di portare al voto anticipato l’Amministrazione Comunale di Arezzo (una vera e propria smania da crisi di astinenza dal potere), chiama a raccolta non solo i segretari regionali, ma addirittura i “big” nazionali. In tempi di sospensione della politica (si deve ricordare che la sinistra, dopo aver presentato una mozione di sfiducia, si è di fatto rifiutata con i più vari pretesti di discuterla in Consiglio Comunale) la sinistra pensa che una sorta di “pressione mediatica” sui cittadini e sulle istituzioni possa distrarre la pubblica opinione dalla realtà.
Dietro le quinte dello spettacolo che tutta l’Unione sta mettendo in programma ci sono, tuttavia delle scomode rimanenze di magazzino. Cose vecchie, volutamente dimenticate e nascoste, quando si vuol fare facile esercizio di indignazione puntando il dito contro il centrodestra. I partiti dell’Unione, avvezzi ad usare due pesi e due misure quando si tratta di inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti politici, dovrebbe avere il coraggio e l’onestà intellettuale di ricordare a se stessi ed ai toscani che cosa è avvenuto quando (e non si tratta di casi rari) le inchieste e i provvedimenti della magistratura hanno investito esponenti politici e amministratori del centrosinistra.
Non vi è da parte della casa delle Libertà alcun tentativo di strumentalizzazione quando autorevoli amministratori locali e politici toscani (Consiglieri Regionali, Sindaci, Vicesindaci, Assessori all’urbanistica, Consiglieri Comunali) sono stati coinvolti in indagini o peggio di arresti talvolta inutilmente spettacolari, come nel caso della c.d. “Sanitopoli” toscana. Come non ricordare i fatti che hanno interessato il Comune di Carrara a seguito dell’operazione Simba sulla gestione dei rifiuti, oppure i Comuni dell’Elba e di Livorno con esponenti dei DS e della Margherita che si sono trovati a vivere vicende analoghe a quelle dei cosiddetti “moschettieri del mattone” aretini, proprio in conseguenza della contestazione di presunti reati (abuso d’ufficio e corruzione) in materia edilizia. Per non parlare delle recenti visite della Guardia di Finanza presso la Regione Toscana e a Palazzo Vecchio per il caso delle asserite “consulenze facili”, espressione peraltro di un costume contestato in generale, nei giorni scorsi, anche dalla Corte dei Conti.
In ogni caso in cui si svolgano indagini giudiziarie sulla attività di amministratori pubblici, occorre tenere fermo il principio che le responsabilità individuali, che debbono essere accertate con rigore ed imparzialità dalla magistratura, non possono offrire il pretesto per una generalizzata criminalizzazione della intera classe politica di cui gli indagati sono espressione, siano essi di destra o di sinistra. Ma questo è un principio che la sinistra toscana, strabica e ipocrita, applica solo a se medesima e che, invece, non è capace di fare valere quando i “terremoti” giudiziari investono le amministrazioni del centrodestra.
Il comportamento ostruzionistico, ormai ampiamente riconosciuto come antigiuridico e politicamente irresponsabile, che la sinistra aretina si è ostinata a tenere, ha impedito il regolare funzionamento del Consiglio Comunale e, con esso, il compimento di atti obbligatori per legge. Ma soprattutto ha impedito la discussione pubblica, in sede istituzionale e non mediatica, della mozione di sfiducia presentata e fatta decadere dal centrosinistra con un comportamento autolesionista, certamente dovuto a profonde divisioni interne.
Quello che è andato in onda è lo spettacolo di una opposizione inconcludente e inutilmente livorosa, vittima della propria rabbiosa impotenza a conseguire l’oggetto del desiderio: l’agognato ricorso al voto anticipato. Ma soprattutto si è vista la sinistra dell’intolleranza, del giustizialismo a senso unico, della sistematica disinformazione e dell’insostenibile complesso di superiorità, che la storia recente e ancor più la cronaca si sono puntualmente incaricate di smentire.
Stupisce la smania di potere di una sinistra che, quando è relegata all’opposizione dal voto popolare, soffre di una vera e propria crisi di astinenza e perde ogni freno inibitorio nella ricerca di ogni mezzo utile a riprendersi il potere.
Aveva davvero ragione Pier Paolo Pasolini (Corriere della Sera, 14 novembre 1974) quando affermava che “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.”
La sfilata di “big” del centrosinistra regionale e nazionale sul caso aretino ne è la più limpida dimostrazione.
Alessandro Antichi – Commissario Provinciale

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