Santissimo Padre,
se io, umile peccatore, ho l’ardire di rivolgermi direttamente alla Santità Vostra, è perché spero, anzi sono sicuro, che non solo mi perdonerà ma mi presterà benignamente ascolto, tanto più che ho la presunzione, come addetto stampa del Partito Liberale Italiano in Lombardia, di essere il portavoce dei liberali lombardi. Il gruppo che rappresento non è molto numeroso e neanche molto conosciuto, perché è stato assente per parecchi anni dalla contesa politica e perché la grande stampa nazionale lo ignora se non lo boicotta. Ma io credo che Vostra Santità lo prenderà in considerazione come merita, non solo per la Sua ben nota generosità e larghezza di vedute, ma anche perché le nostre idee liberali sono apprezzate e condivise da moltissimi italiani, forse la maggioranza, che però non conoscono l’esistenza del partito che più coerentemente le propugna e che ha l’ambizione di rilanciare la rivoluzione liberale.
Le recenti dichiarazioni di Vostra Santità su alcuni “princìpi non negoziabili” – la difesa della vita, il sostegno alla famiglia naturale, il diritto dei genitori di educare i loro figli – indirizzate ai membri del Partito Popolare Europeo, hanno suscitato una certa inquietudine in noi liberali e in quanti come noi credono nella laicità dello Stato. Non tanto per ciò che Vostra Santità ha detto: Ella aveva indubbiamente l’intenzione, lecita e commendevole, di “illuminare le coscienze” dei fedeli e di “renderle capaci di agire liberamente e responsabilmente, seguendo le vere esigenze della giustizia..”, principio liberale quanto qualunque altro. Del resto Vostra Santità ha anche esplicitamente auspicato “una sana visione laica dello Stato e della Società”. Ciò che ci inquieta è l’interpretazione politica che molti uomini di Chiesa e di Stato ne danno, travisando il pensiero di Vostra Santità, unicamente rivolto all’aspetto religioso ed etico, e che è stata chiaramente espressa dall’ arcivescovo Amato, segretario della Congregazione per la dottrina della fede: secondo Sua Eccellenza il cattolico può appoggiare solo “forze politiche che rispettano nella loro ispirazione e nel loro programma di governo i principi e le esigenze etiche non negoziabili” cercando di far credere, con l’uso della stessa parola usata da Vostra Santità, di interpretarne fedelmente il pensiero. Ma così non è. Sua Eccellenza non si rende conto di essere su una china pericolosa, che rischia di far passare il principio dello Stato etico che,
come ben sa Vostra Santità, è alla base di ogni regime totalitario, sia esso teocratico o fascista o nazista o comunista. Prego umilmente Vostra Santità di ricordare a Sua Eccellenza la parola del Signore: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”; dove si vede che il primo fautore della netta separazione tra Stato e Chiesa, cioè dello Stato laico, fu N.S. Gesù Cristo in persona.
E’ chiaro perciò che laico non vuol dire antireligioso o irreligioso.
Ognuno di noi pensa con la propria testa. Fra di noi ci sono cattolici e buddisti, ebrei, musulmani e atei, eterosessuali, casti e omosessuali; ciò nonostante siamo il gruppo più concorde e unitario negli obiettivi, perché ci legano l’amore viscerale per la libertà, nostra e degli altri, e la profonda convinzione che il metodo democratico e il rispetto della legge siano gli strumenti indispensabili per garantire il massimo di libertà per tutti. Perciò diciamo NO ad ogni forma di tirannia, aristocrazia o anarchia.
E’ per noi evidente che a questo fine è necessario che le pubbliche istituzioni siano assolutamente agnostiche e neutrali rispetto ai principi religiosi, etici o filosofici dei cittadini e che nessun gruppo, neanche se maggioritario, possa imporre attraverso la legge l’osservanza delle proprie norme o convinzioni etiche o religiose a chi la pensa diversamente.
Chiediamo quindi rispettosamente a Vostra Santità che ci aiuti, con la Sua autorevole parola, ad arrestare e invertire la deriva clericale di cui questo è solo l’ultimo episodio (Ella ricorda certamente il finanziamento delle scuole private, contro il dettato della Costituzione, introdotto dal governo D’Alema e ampliato dal governo uscente, e l’esenzione dall’ICI degli edifici della Chiesa anche destinati ad attività commerciali), e a liberare la Chiesa dal legame incestuoso con lo Stato rappresentato dal Concordato, nato dalla vergognosa alleanza con il Fascismo e rafforzato con l’art. 7 della Costituzione grazie all’accordo fra la DC e il Partito Comunista, rinunciando quindi al prelievo dell’8 per mille, che viene spacciato per contribuzione volontaria dei fedeli, e all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.
Quanto sarebbe più libera e decorosa la Chiesa se non dipendesse dai sussidi dello Stato e non godesse di privilegi anacronistici, che hanno come contropartita vincoli altrettanto anacronistici e illiberali!
Confidando nella Sua benevola attenzione, voglio esprimere a Vostra Santità il mio reverente ossequio.
Mario Rampichini

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