
Il secondo mandato di Donald Trump non è una scelta politica: è un verdetto della storia che demolisce, pezzo dopo pezzo, l’illusione ottica del multilateralismo.
Si è insediato di nuovo alla Casa Bianca e, con la brutalità di un bulldozer che non chiede scusa, ha strappato il velo di ipocrisia che avvolgeva i salotti della diplomazia globale. Quello che l’Occidente imbelle e burocratico chiama “ordine internazionale” — quel groviglio di patti, comitati, sigle ONU e vertici in cui si parla tanto per non decidere nulla — è crollato sotto i colpi di una dottrina spietata. L’America ha scelto di guardarsi allo specchio e di badare solo a se stessa, lasciando il resto del mondo a fare i conti con la propria debolezza.
Non c’è spazio per i sentimentalismi in questa nuova era. La Casa Bianca ha smesso di recitare la parte del poliziotto globale e del buon samaritano. Ha preso la lista dei trattati internazionali, ben sessantasei accordi strategici, e li ha ridotti a carta straccia o a spietati contratti bilaterali. È il trionfo del do ut des più crudo. Vuoi la protezione del Pentagono? Paga. Vuoi vendere le tue merci a New York? Accetta i dazi.
Le cancellerie europee gridano allo scandalo, si indignano, tremano. Ma la verità è che questo strappo mette a nudo la loro cronica vigliaccheria. Per decenni l’Europa si è cullata nel benessere parassitario, delegando la propria difesa a Washington e la propria dignità ai tavoli multilaterali, convinta che la pace fosse un diritto eterno garantito da un pezzo di carta firmato a Ginevra o a Bruxelles. Trump ha semplicemente spento la luce e chiuso i rubinetti dei fondi, tagliando gli aiuti alle agenzie delle Nazioni Unite e abbandonando i palcoscenici del globalismo verde.
I difensori dell’ortodossia progressista, guidati dai falchi dell’amministrazione come Marco Rubio, applaudono alla sovranità ritrovata. Ma la realtà, come sempre, presenta il conto. L’America non è un’isola deserta, e la rabbia per un isolazionismo che strozza i commerci e incendia i mercati si è fatta sentire anche dentro i confini statunitensi. Le elezioni di metà mandato del novembre 2026 hanno assestato un colpo duro alla presidenza, dimostrando che persino il popolo americano teme la solitudine di un mondo senza alleati.
Eppure, il meccanismo si è rotto e non si aggiusterà. Il secondo mandato di Trump ci scaraventa in un mondo post-multilaterale, un’arena selvaggia dove non esistono più arbitri, ma solo gladiatori. Chi è forte sopravvive, chi si ostina a invocare il diritto internazionale o la solidarietà globale è destinato a essere schiacciato. È la fine delle illusioni. È l’inizio di un secolo feroce, in cui ognuno dovrà imparare, finalmente, a difendersi da solo.
Giuseppe Basilico


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