
Il governo scopre la pedagogia penale: se i ragazzi protestano, basta costruire celle. Capire perché sarebbe chiedere troppo.
Se ieri avete potuto mettere l’acqua a bollire grazie alla fermezza del ministro Urso, che ci spiegava l’illegalità penale dei blocchi dei camionisti sudisti, oggi potete dormire sonni tranquilli: è arrivato Nordio. Il ministro della Giustizia non voleva certo lasciare al collega il monopolio delle soluzioni definitive e, di fronte alle manifestazioni degli adolescenti che hanno messo a soqquadro diverse piazze italiane, a partire da Milano, ha trovato la risposta che mancava al Paese: nuove carceri per minori. Tutti dentro, insomma. Che poi è il bello delle politiche semplici: non devi capire niente, non devi chiederti perché succeda qualcosa, non devi nemmeno fingere di avere una risposta. Se un ragazzino protesta, tu gli costruisci una cella. Se protesta ancora, allarghi la cella. Se protesta perché lo hai messo in cella, hai pure la conferma che avevi ragione. Al terzo spritz, raccontano le malelingue, Nordio avrebbe persino pensato di completare il pacchetto educativo con una bella frustata sulle natiche dei giovanissimi facinorosi. Poi qualcuno gli avrebbe ricordato che siamo pur sempre in uno Stato di diritto. E che, insomma, bisogna anche sapersi contenere. Per ora, dunque, ci si accontenta del carcere. Non vorremmo che il garantismo, da queste parti, finisse per diventare un vizio. Il principio è limpido: davanti a un problema sociale, costruisci una prigione; davanti a una protesta, inasprisci una pena; davanti a un ragazzo incazzato, tira fuori il codice penale. È la nuova pedagogia governativa: prima si cerca il reato, poi, se avanza tempo, si cerca di capire il ragazzo. E se non lo si capisce, pazienza. C’è sempre un posto letto in carcere. Del resto, questo governo vede in ogni protesta un possibile grimaldello politico per scardinare il portone di Palazzo Chigi. E allora via, spediti da un decreto all’altro, sempre più severi, sempre più muscolari, sempre più convinti che basti mostrare i muscoli per dimostrare di avere un cervello. L’obiettivo è fermare una valanga, senza preoccuparsi troppo di capire da dove sia partita. Quanto alla destinazione, ci penseremo dopo. Magari con un altro decreto. Avevamo già cominciato con quello sui rave. Ricordate? Una volta il nemico pubblico erano quelli che ballavano. Adesso sono quelli che protestano. Domani, chissà, toccherà a quelli che cantano troppo forte, a quelli che occupano una scuola o a quelli che, a quindici anni, commettono l’intollerabile sfrontatezza di essere incazzati con il mondo. A quel punto, per completare il quadro, potremmo abolire direttamente l’adolescenza. Costa meno che affrontarne i problemi e, soprattutto, non richiede politiche giovanili. Naturalmente, un ragazzo che spacca una vetrina deve rispondere di quello che ha fatto. Non c’è niente di particolarmente rivoluzionario in questo concetto. Ma un conto è perseguire un reato, un altro è trasformare ogni protesta giovanile in una questione di ordine pubblico e ogni adolescente in un detenuto in lista d’attesa. È la scorciatoia di chi scambia la fermezza per la repressione e pensa che una cella possa fare il lavoro di una politica. Con il vantaggio, non trascurabile, che la cella non fa domande e non presenta interrogazioni parlamentari. Ora speriamo soltanto che questa gara di severità non coinvolga anche il ministro Lollobrigida, al quale negli ultimi tempi era stata finalmente messa a riposo la lingua. Sarebbe un peccato interrompere questo piccolo miracolo istituzionale: ministri che, per qualche settimana, riescono a non proporre niente. Un periodo di silenzio che avevamo quasi scambiato per una riforma strutturale. Ma l’aria è quella. Al grido di “tutti in galera”, di Consiglio dei ministri in Consiglio dei ministri e di decreto in decreto, i ministri del governo Meloni sembrano essersi ringalluzziti. Le proteste, anziché suggerire qualche domanda, hanno riacceso l’ispirazione. E così, spritz dopo spritz, riecco le grandi idee: la soluzione più severa, la punizione più spettacolare, il titolo di giornale più grosso. La politica ridotta a una gara di manganelli verbali, dove vince chi promette di far più male. Nordio, per ora, batte Urso. Il ministro della Giustizia alza la posta e propone nuove carceri per i ragazzi. Perché, quando non sai come affrontare un disagio, la cosa più rassicurante è sempre quella di metterlo dietro le sbarre. Magari così non lo vedi più. E quello che non si vede, in politica, spesso viene spacciato per un problema risolto. Naturalmente, anche dalle opposizioni non mancano le meraviglie. O almeno da una parte di esse, che ha ricominciato a sparare le proprie ricette con la cerbottana. Bonelli, per esempio, ci strappa un grido di dolore reclamando a gran voce le performance di Pecoraro Scanio. Una prospettiva mica da ridere: da una parte il governo che risponde alle proteste con il carcere, dall’altra chi rischia di rispondere al governo riesumando il repertorio delle stagioni politiche passate. Da una parte la repressione, dall’altra la nostalgia. In mezzo, come al solito, il problema vero che aspetta ancora qualcuno disposto ad affrontarlo. Perché è questo il punto: mentre si moltiplicano gli slogan, le ricette miracolose e le proposte confezionate per la prossima campagna elettorale, nessuno sembra avere particolare fretta di capire che cosa stia succedendo ai ragazzi, che cosa li faccia scendere in piazza e perché la rabbia trovi proprio lì il suo sfogo. Molto meglio discutere di celle. Le celle hanno il vantaggio di essere concrete, fotografabili e facilmente inseribili in un comunicato stampa. Prepariamoci, dunque. Potremmo arrivare al giorno in cui, per partecipare a una manifestazione, serviranno il certificato penale, il consenso dei genitori e magari un braccialetto elettronico preventivo. Per sicurezza, naturalmente. E per i più agitati, perché no, un modulo da compilare in triplice copia: “Dichiaro di non avere intenzione di protestare, né oggi né in futuro, e di essere pienamente soddisfatto dello stato delle cose”. A quel punto avremo finalmente risolto tutto. Le piazze saranno tranquille, i ministri soddisfatti, i decreti approvati. E i ragazzi? I ragazzi non protesteranno più. Saranno in galera. Parola di Nordio.
Angelo Santoro

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