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Milano, basta fingere di non sapere

Sono molto arrabbiato, anzi, a dire la verità, sono molto incazzato. Sono rimasto in silenzio per molti giorni, perché volevo aspettare di sentire quello che avrebbero detto. E ho sentito tante di quelle cose: giornalisti, politici, fini intellettuali, professori universitari, esperti di sociologia e di psicologia, attori, cantanti, nani, ballerine, streghe, fattucchiere: un po’ di tutto. E tutti dicevano una sola cosa, cioè che gli avvenimenti accaduti a Milano fossero un fatto casuale, qualcosa di cui non si conoscevano le origini e di cui non si capiva come fosse potuto accadere. Ma dai, su, non scherziamo. Neanche il sindaco Sala aveva capito.

di Roberto Caputo | 23 Ottobre 2026

Sono molto arrabbiato, anzi, a dire la verità, sono molto incazzato. Sono rimasto in silenzio per molti giorni, perché volevo aspettare di sentire quello che avrebbero detto. E ho sentito tante di quelle cose: giornalisti, politici, fini intellettuali, professori universitari, esperti di sociologia e di psicologia, attori, cantanti, nani, ballerine, streghe, fattucchiere: un po’ di tutto. E tutti dicevano una sola cosa, cioè che gli avvenimenti accaduti a Milano fossero un fatto casuale, qualcosa di cui non si conoscevano le origini e di cui non si capiva come fosse potuto accadere. Ma dai, su, non scherziamo.

Neanche il sindaco Sala aveva capito.Finalmente è sceso e si è fatto vedere, ma non è andato in Consiglio comunale. Avrebbe dovuto fare un’altra cosa: andare insieme al presidente del Consiglio comunale in giro per la città, rinunciare alla seduta e portare maggioranza e opposizione a visitare il centro di Milano, vedere che cosa è successo e parlare con i negozianti. Invece si resta nel palazzo, ed è per questo che non si capisce che cosa sia successo veramente.

Basta girare per il territorio di Milano, per le periferie, per le piazze e i bar dove si ritrovano queste persone; basta seguire i trapper e i cantanti che amano tanto, andare in giro non soltanto nei quartieri periferici della città, ma anche nei Comuni limitrofi: Buccinasco, Gratosoglio — che è un quartiere di Milano —, Corsico, Rozzano e tanti altri. Basterebbe ascoltare quello che dicono su TikTok, Telegram e Instagram per capire benissimo quale sia il loro pensiero. E poi basterebbe passeggiare ogni tanto per il centro di Milano e vedere gruppi di queste persone, magari incappucciate, che girano sui Navigli. Del resto, queste cose erano già successe: a Capodanno, due anni fa, alcune ragazze erano state violentate in piazza Duomo e al Corso Buenos Aires; episodi simili si erano verificati anche in altri quartieri. E adesso si scopre improvvisamente qualcosa di nuovo? Ma dove? E chi sono queste persone? Lo sapete benissimo. La maggioranza è di origine magrebina, molti sono italiani: esiste quindi un intreccio fra queste realtà. Il problema è capire davvero come si muovono. E non si dica che non hanno una linea politica. Certo, non è detto che abbiano leader politici, ma le cose che dicono, se si guarda anche all’appello per il 24 ottobre, mostrano una linea politica. Inoltre, sono spesso in televisione, da Delio e in altre trasmissioni, dove intervengono e difendono le proprie posizioni. Qualcosa, dunque, esprimono. È assolutamente necessario intervenire sul piano della sicurezza, ma questo non deve impedirci di comprendere che cosa stia accadendo realmente in questa città. Se non si esce dal palazzo e non si conosce la città, non capiremo mai questi fenomeni. Questo è il vero problema. Poi si può intervenire: servono tutti i provvedimenti legislativi necessari. Ma prima bisogna capire, capire davvero, e poi intervenire. Perché in molti hanno coperto queste situazioni con il silenzio e difendendo i responsabili. E non sono soltanto quelli che li difendono apertamente: ce ne sono tanti altri. Mi raccomando, non dimentichiamocelo. Adesso vediamo se ci sarà ancora qualcuno in grado di dire che queste persone non le conosce.

Roberto Caputo

Pubblicato in : Editoriale

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

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