• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Midterm: il verdetto su Trump

Manca poco alle elezioni di metà mandato e i segnali per il partito repubblicano del presidente Donald Trump non sono incoraggianti. I sondaggi danno i democratici in vantaggio per riprendersi la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e in partita per il Senato, uno scenario impensabile anche solo fino a pochi mesi fa. Gli indici di gradimento di Trump sono ai minimi storici e anche la fiducia dei consumatori americani è in calo.

di Alessia De Luca | 21 Ottobre 2026

Manca poco alle elezioni di metà mandato e i segnali per il partito repubblicano del presidente Donald Trump non sono incoraggianti. I sondaggi danno i democratici in vantaggio per riprendersi la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e in partita per il Senato, uno scenario impensabile anche solo fino a pochi mesi fa. Gli indici di gradimento di Trump sono ai minimi storici e anche la fiducia dei consumatori americani è in calo. Tra gli elettori serpeggia il malcontento soprattutto per la situazione economica – un cavallo di battaglia del presidente – e per l’aumento dell’inflazione e dei carburanti, e l’effetto sulla cosiddetta affordability. Questa parola, ormai onnipresente nel dibattito politico d’oltreoceano, indica in sintesi ciò che è accessibile in base al proprio reddito. Molti americani si dicono profondamente preoccupati per la decisione dell’amministrazione di entrare in guerra con l’Iran, e di starne subendo le conseguenze sulle proprie tasche. La sensazione, in concreto, è che i prezzi delle case, degli affitti, della spesa, dei servizi e della vita in generale siano troppo alti per molte fasce di lavoratori e di studenti. Non è un fatto del tutto nuovo per la società americana, ma la novità è che, per la prima volta, potrebbe rivelarsi un boomerang per Trump, che ha vinto le elezioni del 2024 anche promettendo agli americani “una nuova età dell’oro”.

Un’onda blu?

Alla Camera i democratici partono da una posizione favorevole per due ragioni. La prima è aritmetica: oggi i repubblicani hanno 219 seggi e i democratici 214, quindi a questi ultimi basta strapparne una manciata. La seconda è storica, perché nelle elezioni di metà mandato il partito del presidente tende quasi sempre a perdere terreno. Le proiezioni riflettono questa tendenza, ma soprattutto indicano che nelle ultime settimane sono diventati contendibili collegi in Ohio, Carolina del Sud, Kansas e Nebraska, storiche roccaforti repubblicane. Il che costringe il partito di governo a difendersi in casa propria. Secondo Axios, il clima per il Gop ha continuato a peggiorare nonostante l’indiscusso vantaggio finanziario nella corsa per le midterm in cui in assoluto si è speso di più. Al Senato la partita è più incerta. Si rinnova solo un terzo dei seggi, e la mappa di quest’anno non aiuta i democratici. I repubblicani hanno 53 senatori su cento, mentre i democratici ne contano 45 e due indipendenti che votano con loro. Avrebbero dunque bisogno di raggiungere 51 seggi per ottenere la maggioranza, poiché il vicepresidente JD Vance, nel suo ruolo di presidente del Senato, ha il voto decisivo in caso di parità. Anche qui la novità è che i candidati democratici sono competitivi in Stati tradizionalmente repubblicani come Alaska, Iowa, Kansas e Texas. Ci sono poi elezioni combattute in Stati in bilico come Michigan e Georgia, dove i democratici sperano che una “blue wave” (un’onda blu, tradizionale colore dei dem) possa salvare i seggi che attualmente detengono.

O una risacca rossa?

Solo due volte negli ultimi 80 anni il partito del presidente non ha perso seggi alla Camera: nel 1998 quando, oltre al contesto economico estremamente favorevole, ci fu una forte reazione negativa dell’opinione pubblica all’impeachment del presidente Bill Clinton; e nel 2002 sotto la presidenza di George W. Bush quando, nel periodo precedente all’invasione Usa dell’Iraq, a pesare sull’esito del voto fu l’onda emotiva provocata dagli attentati dell’11 settembre. Quest’anno però a preoccupare gli strateghi repubblicani sono soprattutto coloro che potrebbero decidere di non presentarsi al voto. Come racconta il Boston Globe, una parte dei 77 milioni di elettori che nel 2024 consegnarono la vittoria a Trump nelle elezioni presidenziali e ora delusa dalle sue politiche “potrebbe semplicemente decidere di restare a casa”. È quella che Charlie Cook dell’omonimo Political Report definisce più che un’ondata blu, “una risacca rossa, che potrebbe trascinare a fondo molti candidati repubblicani riducendo significativamente il vantaggio di molti altri”. Secondo l’autorevole centro di analisi elettorale, il voto sarà soprattutto un giudizio sull’inquilino della Casa Bianca, la cui posizione politica negli ultimi 90 giorni è passata da “molto impopolare a tossica, e ora a radioattiva”. In un contesto simile non stupisce che diversi candidati cerchino di mantenere il più possibile le distanze dal presidente man mano che il voto si avvicina.

Politica estera: qualcosa è (già) cambiato

Il calendario elettorale, pesantemente influenzato dal carovita, ha avuto un effetto diretto sulla politica estera di Trump. Sull’Iran, il presidente ha promesso che non ci saranno nuovi raid prima del 3 novembre, mentre continua a ripetere che i prezzi del petrolio scenderanno dopo le elezioni senza però indicare come intenda chiudere la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Nonostante gli analisti concordino sul fatto che sia proprio la situazione nel Golfo ad aver determinato un’impennata dei prezzi dei carburanti, e in particolare del diesel, il presidente attribuisce il caro carburante agli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Kyiv, ha detto, “deve smetterla” di attaccare le raffinerie russe e il 9 ottobre ha annunciato un accordo con Mosca per immettere sul mercato americano centinaia di migliaia di tonnellate di diesel proveniente dalla Russia. Una settimana dopo il presidente ha sospeso il nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca appena approvato dal Congresso, una mossa che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito “un regalo a Putin”. Il calendario elettorale, intanto, lo leggono anche gli avversari di Washington. Secondo fonti iraniane citate da Reuters, Teheran starebbe deliberatamente allungando i negoziati e intensificando gli attacchi a Hormuz per indebolire Trump in vista del voto. Il presidente ha accusato gli Houthi di voler fare lo stesso colpendo l’Arabia Saudita, e ha avvertito: “Dopo le elezioni sarò ancora qui, e non dimenticherò”. Il messaggio vale per i nemici come per gli alleati. Se il voto di novembre pesa sulle scelte della Casa Bianca, tanto a Teheran quanto a Bruxelles e Kyiv, tutti si preparano a quello che verrà dopo.

Il commento

di Mario del Pero, Senior Associate Research Fellow, ISPI

“Tutti i sondaggi lasciano presagire una vittoria dei democratici al prossimo midterm. Forse non nettissima, ma sufficiente a riconquistare almeno la Camera dei Rappresentanti e a consolidare i tanti successi ottenuti a livello Statale negli ultimi dieci anni. Se ciò avverrà, si aprirà una fase ancora più incerta e volatile nella politica statunitense. Una vittoria di misura potrebbe subito essere contestata e determinare uno scenario da incubo, simile alla tentata eversione promossa da Trump nel 2020. Laddove il nuovo Congresso dovesse invece regolarmente insediarsi a inizio 2027, si aprirebbe una fase di governo diviso, di alta conflittualità politica e istituzionale, e di sostanziale paralisi legislativa. Processi e dinamiche destinati a mettere ancora più sotto stress l’affaticata democrazia statunitense.”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Dossier, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Marinella Fiume su La rabbia dei giovani e le vetrine infrante: cosa c’è davvero dietro?
  • Luca Bagatin su l’Egoismo intelligente
  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti