• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Israele non cesserà di battersi

Martedì 27 ottobre si vota in Israele: in palio 120 seggi, contesi da 38 liste.  Sarà la fine di Netanyahu e con lui del “genocidio” e con lui del “sionismo” come si è gridato nelle piazze in questi mesi?  Che significa oggi essere antisionisti? Ritenere che lo Stato di Israele sia illegale, abusivo e genocida. Perciò deve sparire dalla faccia della terra. Israele sarebbe stato impiantato artificialmente dai neo-colonialisti e imperialisti dentro il tessuto vivo della Palestina araba.

di Giovanni Cominelli | 20 Ottobre 2026

Martedì 27 ottobre si vota in Israele: in palio 120 seggi, contesi da 38 liste. 

Sarà la fine di Netanyahu e con lui del “genocidio” e con lui del “sionismo” come si è gridato nelle piazze in questi mesi? 

Che significa oggi essere antisionisti? Ritenere che lo Stato di Israele sia illegale, abusivo e genocida. Perciò deve sparire dalla faccia della terra. Israele sarebbe stato impiantato artificialmente dai neo-colonialisti e imperialisti dentro il tessuto vivo della Palestina araba. 

La diffusione di queste tesi si deve principalmente a Eward Said, intellettuale americano-palestinese, che denunciava l’imperialismo europeo e americano quali responsabili della situazione in Medioriente e pertanto si opponeva anche all’idea “Due popoli due stati”. 

Le teorie di Said si sono fuse in questi ultimi decenni con i “Colonial” e “Post-colonial Studies” dell’Anglosfera, incrociandosi con il “wokeism”. Sono diventati la base ideologica del Palestinismo antisionista, che urla nei cortei “la Palestina dal Giordano al mare!” e inneggia al massacro del 7 Ottobre come ad un episodio di vittoriosa Resistenza di un popolo oppresso.

Secondo questa ideologia, la Storia, almeno dal ‘500 in poi, è una storia colonialista, imperialista, razzista di origine europea.  

È una storia ingiusta, che ha generato un mondo ingiusto. Perciò bisogna rifarla daccapo. 

Ora, è vero che il mondo in cui viviamo oggi è stato il prodotto di guerre, di invasioni, di massacri, di confini disegnati lungo i secoli con la penna intinta nel sangue. Il fatto è che la Storia accaduta è solo questa. Non ne esiste un’altra, se non nei romanzi di storia contro-fattuale. 

Si può rifarla daccapo? 

No, si può solo tentare di farne un’altra, di qui in avanti, abbandonando la pretesa di riavvolgere gli anni e i secoli, magari partendo dalla battaglia di Qadesh combattuta intorno al 1274 a.C. sulle rive del fiume Oronte, in Siria, tra l’Impero Egizio e l’Impero Ittita, per arrivare fino al 7 Ottobre 2023. Dentro questo fiume millenario si colloca anche la storia del conflitto arabo-israeliano. 

Da dove incominciare a fare un’altra storia? Finita la Guerra mondiale, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 181 il 29 novembre 1947, che proponeva la partizione della Palestina mandataria britannica in due stati indipendenti: uno ebraico e uno arabo, con la zona di Gerusalemme posta sotto controllo internazionale. Il territorio assegnato a Israele era la metà di quello di oggi.

L’Assemblea generale contava allora solo 56 Paesi membri: 33 votarono sì, 13 contro, 10 si astennero. Le potenze imperialistiche, URSS compresa, votarono a favore. Chi decise? Chi altro avrebbe potuto farlo, se non i vincitori “imperialisti” della Seconda guerra mondiale? Votarono contro Egitto, Iraq, Libano, Arabia Saudita, Siria, Yemen, Afghanistan, Cuba, Grecia, India, Iran, Pakistan e Turchia.

Israele accettò e proclamò legittimamente la propria indipendenza il 14 maggio 1948. 

Invece il giorno dopo Libia, Egitto, Iraq, Libano, Arabia Saudita, Siria, Transgiordania attaccarono il neo-nato staterello di Israele da tutti i lati. Egitto, Siria e Giordania ci riprovarono nel giugno del 1967 con la Guerra dei Sei giorni. 

All’indomani del conflitto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU votò la Risoluzione N. 242 il 22 novembre 1967. Raccomandava: a) il ritiro di Israele “da” (“from”, versione inglese) o “dai” (“des”, versione francese) territori occupati; b) il riconoscimento da parte araba della sovranità e dell’integrità territoriale di Israele. Ma Egitto e Siria tornarono all’assalto con la Guerra del Kippur nel 1973.

Poi nel 1979 l’Egitto riconobbe Israele, nel 1994 la Giordania fece altrettanto. Poi arrivarono Oslo I nel 1993 e Oslo II nel 1995 e nel 2000 Camp David.

Lo scambio proposto dall’ONU è sempre lo stesso: la Lega araba riconosce l’esistenza e la legittimità giuridica internazionale dello Stato di Israele e Israele restituisce i territori occupati successivamente al 1967. 

Al momento, solo sei dei ventidue Paesi della Lega araba riconoscono lo Stato di Israele: Egitto dal 1979, Giordania dal 1994, Emirati Arabi Uniti, Baharein, Marocco, Sudan nel 2020. 

Mancano all’appello il Libano, la Siria, l’Iraq, l’Arabia saudita. 

Alle loro spalle sta l’Iran, che nel suo programma fondamentale prevede la distruzione dello Stato di Israele. 

Dopo aver alimentato per decenni nelle masse arabe l’odio anti-ebraico, fino a farne un cardine della propria legittimazione, le classi politiche della Lega araba si rifiutano ostinatamente di riconoscere la statualità di Israele. 

Ecco perché gli elettori israeliani hanno perso fiducia nella piattaforma della sinistra israeliana – “Pace contro territori” – e si sono affidati alla destra di Netanyahu. Cambieranno cavallo? 

Come che sia, se a ottant’anni dalla proclamazione dello Stato di Israele, gli Ebrei di Israele devono ancora temere per la propria esistenza, non resta loro alternativa che quella di battersi e di vincere, chiunque sia il prossimo capo di governo. Se perdono, sono morti. Perciò gli Ebrei che abitano in Israele continueranno a battersi. Con o senza il nostro sostegno, con o senza il sostegno degli Ebrei della diaspora. Tutti gli antisionisti/antifascisti festosamente vocianti nei cortei e in Parlamento ne prendano atto.

Giovanni Cominelli

(da Solo Riformisti)

Pubblicato in : Dossier

Info Giovanni Cominelli

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su l’Egoismo intelligente
  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti