
Papa Leone è stato dimesso e oggi reciterà la preghiera dell’Angelus.
Il suo ritorno all’attività è una buona notizia, anche se il Pontefice non ha mai cessato di impegnarsi per la pace, neppure durante il ricovero.
La telefonata di Papa Leone XIV a Putin è stata un gesto di grande valore largamente sottovalutato dai media e soprattutto dalla politica,quando invece merita sostegno, attenzione e soprattutto obbliga a costruire un seguito.
Il Papa ha dimostrato che prendere un’iniziativa diplomatica è possibile, che un interlocutore si può cercare, che persino dentro una guerra terribile si può tentare di aprire uno spazio per salvare vite.
Ancora ricoverato al Gemelli, Leone XIV ha chiesto a Putin una tregua umanitaria per Oleshky, nella regione ucraina di Kherson occupata dai russi: far arrivare cibo e medicinali, consentire ai civili di uscire volontariamente e in sicurezza.
Mosca ha dichiarato la disponibilità a collaborare sul piano umanitario. Manca ancora un impegno esplicito sulla tregua e bisognerà verificare i fatti ma proprio per questo l’iniziativa del Papa, a mio avviso, va sostenuta affinché l’apertura di Putin diventi per la popolazione di quella regione soccorso, protezione, possibilità di vivere.
Invece, l’Europa e i suoi governi mostrano tutta la loro determinazione nei programmi di riarmo piuttosto che nella costruzione di una strada diplomatica.
Lo spiraglio aperto da Papa Leone poteva e può essere rilanciato e proposto anche per altre situazioni in Ucraina e in Russia.
Prevale purtroppo il silenzio o peggio ancora l’idea, neppure tanto nascosta, di proseguire con l’obiettivo di una vittoria militare, senza nessun impegno a costruire una via d’uscita politica.
Questo espone tutti noi a un rischio spaventoso. Una guerra che non si ferma può arrivare allo scontro diretto fra potenze nucleari, fino alla catastrofe atomica nel cuore dell’Europa.
Sarebbe una terza guerra mondiale che distruggerebbe definitivamente il vecchio continente.
È un rischio terrificante che abbiamo il dovere di prevenire, prima che un errore di calcolo o una nuova escalation renda impossibile tornare indietro. Gli allarmi delle Nazioni Unite sulla possibilità che il conflitto sfugga al controllo meritano di essere ascoltati.
Il Papa rimette al centro una domanda elementare: che cosa possiamo fare, oggi, per impedire che altre persone muoiano?
Questa stessa domanda dovrebbe orientare ogni riunione dei governi europei, ogni scelta di bilancio, ogni dichiarazione sulla guerra.
Leone XIV ha indicato una strada e si è assunto la responsabilità di percorrerla. L’Europa trovi il coraggio di fare altrettanto. Salvare vite umane deve tornare a essere la misura della politica.
La telefonata di Papa Leone rappresenta, a mio avviso, un elemento di speranza e al contempo di preoccupazioni.
Mi chiedo fino a che punto dí gravità è giunta la situazione. Quali pericoli stiamo correndo se il Papa, ancora convalescente, decide di impegnarsi in modo tanto forte?
Speranza e preoccupazione si mischiano con la sensazione che il tempo per fermare la spirale del conflitto si stia restringendo.
Sembrano avvertire questo i giovani che scendono in piazza contro il riarmo e la guerra e che proclamano la scelta della diserzione qualora il peggio dovesse accadere.
Enrico Rossi

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