
Che ci sia un qualche problema culturale di cui gli studenti che protestano sono testimoni, lo dimostrano anche soltanto le dichiarazioni recenti del professor Cacciari, un luminare, sulla Russia e l’Europa. Cacciari ovviamente ha tutto il diritto di ritenere che Russia ed Europa debbano collaborare e persino che bisogna andare d’accordo con Putin, ci mancherebbe. Ognuno pensa quello che gli pare. Se però simili lecite convinzioni dovessero derivare dagli insegnamenti presunti dell’esperienza storica di Napoleone e Hitler, come il professore ha detto, c’è da dubitare che sappia di cosa parli. Napoleone non voleva conquistare la Russia e nemmeno emanciparla. Napoleone mosse un’armata, gonfiata numericamente dall’intendenza degli Stati partecipanti, per proteggere la Polonia minacciata da due eserciti russi. L’insegnamento di Napoleone è l’opposto di quello predicato da Cacciari. Raggiunto un accordo con la Russia nel 1807, nel giro di tre anni, lo Zar, a torto o ragione, l’aveva violato. Napoleone, che aveva persino chiesto in sposa una sorella di Alessandro per sigillare la pace, voleva riportare il suo “cugino” imperatore al rispetto del trattato di Tilsit. Non è che c’è un qualche dubbio storiografico a riguardo. Semmai c’è solo la propaganda russa della guerra patriottica, l”unica che evidentemente conosce Cacciari, tanto da assimilare quella che fu la “Seconda campagna di Polonia” di Napoleone, all’Operazione Barbarossa di Hitler, una guerra di sterminio vera e propria.
Senza nemmeno bisogno di fare studi approfonditi basta vedere i dati registrati. Sono i russi a stabilire che i francesi, in realtà i francesi erano una piccola parte, che varcano il fiume Niemen, non arrivavano a trecentomila. I tedeschi saranno due milioni. Dal che risulta evidente che se Napoleone voleva conquistare la Russia con una simile forza, era davvero matto come si diceva. Napoleone insegue l’esercito russo per distruggerlo e prende Mosca dove aspettare la capitolazione dello Zar. La sua intenzione è di ripristinare le relazioni di reciproca influenza. La Polonia doveva restare indipendente. Se si vuole trarre una qualche lezione dall’epopea napoleonica è che i russi i patti con l’Europa non li mantengono. L’errore tragico di Napoleone fu di aver creduto che lui, un Bonaparte, ateo e nemmeno aristocratico, potesse venir accettato dallo zarismo russo come un pari. Gli Asburgo si mostrarono più democratici dei Romanov.
Anche i rapporti fra Hitler e la Russia non sono così lineari come li tratta Cacciari. Hitler trovò un’intesa con Stalin per spartirsi la Polonia che Napoleone voleva indipendente. Stalin mai mostrò di far venir meno l’alleanza stipulata con la Germania e questa fu l’unica volta che la Russia rispettò i patti. Disgraziatamente lo fece con l’interlocutore sbagliato. D’altra parte Stalin era un georgiano prima che un russo e soprattutto era stato bastonato ogni volta che aveva provato ad allargarsi, dalla Finlandia, alla Spagna. Stalin aveva la sufficiente intelligenza per comprendere come l’Europa fosse sostanzialmente refrattaria al marxismo leninismo, nemmeno i socialdemocratici tedeschi lo seguivano e teorizzò la rivoluzione in un paese solo. Poi nel momento nel quale l’America lo sostenne, Stalin arraffò tutto quello che potette, arrivando fino a Berlino. Questa sua formidabile espansione fu dovuta interamente alla compiacenza degli americani.
Putin come Cacciari ignora la complessità della storia. La stessa Crimea è più genovese e veneziana che russa, come gran parte della costa di Azov. Odessa fondata dai russi conteneva almeno dieci popolazioni diverse. L’Europa per avere un’intesa virtuosa con la Russia dovrebbe restituirle i baltici, la Polonia, la Cecoslovacchia, l’Ungheria e perché mai no Berlino est. Si difende l’Ucraina per impedire la ricomposizione della potenza imperiale russa. Non perché la Nato non voglia mollare gli ex paesi della Cortina di ferro, ma perché quelli sono corsi nella Nato per liberarsi dei russi. Cosa che fecero anche con Hitler, preferendo il nazismo al comunismo e ciò spiega la storia europea persino meglio.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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