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Cara Paola

Mi lega a te il ricordo dell’intervento che facesti quattro anni fa alla Camera di Commercio di Roma, nella commemorazione dedicata alla memoria di mio fratello Umberto Minopoli, un intellettuale che in verità ha dato alla sinistra italiana più di quanto la sinistra italiana abbia saputo restituirgli e che troppo presto ci ha lasciati.

di Nicola Minopoli | 12 Settembre 2026

Mi lega a te il ricordo dell’intervento che facesti quattro anni fa alla Camera di Commercio di Roma, nella commemorazione dedicata alla memoria di mio fratello Umberto Minopoli, un intellettuale che in verità ha dato alla sinistra italiana più di quanto la sinistra italiana abbia saputo restituirgli e che troppo presto ci ha lasciati.

Ricordo di quel giorno la tua voce, la tua lucidità, la tua capacità di tenere insieme passione civile e rigore morale.

È la stessa voce che ritrovo oggi nella tua lettera, ed è per questo che ho deciso di scriverti.

Ho letto le tue parole con un misto di dolore e riconoscenza. Dolore, perché ciò che denunci è reale, riconoscenza perché finalmente qualcuno della sinistra “storica” ha avuto il coraggio di dirlo senza infingimenti.

Tu hai descritto con precisione chirurgica la deriva che molti di noi osservano da anni, di una sinistra cioè che ha smarrito la bussola, che ha confuso il diritto con il “diritto a tutto”, che ha dimenticato i doveri come fondamento della convivenza democratica, una sinistra che ha abbandonato la laicità, l’universalismo, la difesa dei valori occidentali per inseguire un consenso effimero presso frange identitarie che nulla hanno a che fare con la tradizione progressista.

Hai scritto parole che pesano come macigni: l’antisemitismo che oggi attraversa una parte della sinistra occidentale non è un incidente, ma un vero e proprio fallimento culturale.

E hai ragione, questo fenomeno è una coltellata per chi, come te e come me, in vita ha creduto nella sinistra come presidio di libertà, diritti, democrazia, laicità.

Anch’io, come te, ho visto con sgomento ciò che è accaduto nelle piazze italiane: gruppi radicali, frange anarcoinsurrezionaliste e persino alcuni esponenti della sinistra parlamentare marciare accanto a sostenitori di Hamas, definendo quella milizia “resistenza”.

Sappiamo che Hamas è riconosciuta come organizzazione terroristica da UE e USA per cui confondere la causa palestinese con l’integralismo islamista, come fa oggi la sinistra, è vero e proprio tradimento dei valori occidentali, non una loro evoluzione.

Tu dici con coraggio che la sinistra ha sacrificato i diritti delle donne, delle persone LGBT, la laicità, la democrazia liberale, per inseguire un anti‑occidentalismo che chiamano “anticolonialismo” ma che è solo auto‑colpevolizzazione dell’Occidente e devo riconoscere che hai ragione, tutto ciò infatti fa ridere, se non facesse piangere.

Hai ricordato Berlinguer, che definì le Brigate Rosse “nemici della democrazia e del popolo” mentre oggi, invece, una parte della sinistra non riesce nemmeno a chiamare Hamas con il suo nome: “terrorismo” !!!!

E questo non è un dettaglio ma è la prova che la sinistra ha perso l’anima.

Cara Concia, io non sono un intellettuale, sono oramai un medico in pensione, ma sono il fratello di uno che lo è stato davvero e ti dico con sincerità: ho smesso da tempo di votare a sinistra per le stesse ragioni che tu denunci, e per altre personali che qui, su questo social, ho espresso più volte. E questo non perché sia cambiato io ma perché è cambiata la sinistra.

Essa è diventata irriconoscibile e in essa non mi rispecchio né mi riconosco più perché ha smesso di difendere ciò che la rendeva grande, ossia la libertà, la laicità, l’universalismo, la difesa dei più deboli senza cedere ai ricatti identitari.

Una sinistra che con la Shlein non ha più un programma (e mio fratello fu come al solito lungimirante se leggi il suo ultimo post in vita qui su Fb!) unita solo dall’antimelonismo e dal fantasma del fascismo.

Tu scrivi che oggi hai paura di non avere più la sinistra al tuo fianco, io da tempo ne ho la certezza e oggi, leggendo la tua lettera, capisco che non solo il solo.

Ti ringrazio quindi per il coraggio, per la lucidità, per la verità che hai scritto senza tremare, rispettando te stessa e la forza delle tue idee come hai sempre fatto e sottoscrivo ogni parola, perché ciò che hai denunciato non è un’opinione ma un dato culturale che chiunque osservi la realtà con onestà non può ignorare.

Con profonda stima,

Nicola Minopoli

Cara Sinistra

ti scrivo questa lettera aperta perché sei la casa dove ho costruito la mia vita di donna, di femminista e di lesbica. Mi rivolgo a te perché hai dato un contributo fenomenale nella costruzione di un Occidente più giusto battendoti per la conquista dei diritti civili, dei diritti dei lavoratori, di un welfare sacrosanto. Scrivo a te che sei stata parte sostanziale nella creazione di società libere, di comunità basate sui diritti universali laddove, come insegnava Martin Luther King, il diritto alla parola e alla libera espressione era e rimane un principio cardine irrinunciabile.
Ed è proprio quanto è successo quando popoli di migranti sono arrivati in Occidente rivendicando una vita degna di tale nome, un lavoro protetto da sacrosanti diritti e un welfare giusto, ragionevole, partecipato. Però poi ti sei dimenticata dei doveri che chiunque viva in una società libera e democratica è tenuto a rispettare, doveri a cui dobbiamo attenerci tutti: noi che qui siamo nati e loro che qui sono stati arrivati e accolti.
Ancora mi chiedo come e quando e perché tu abbia perso la bussola. Quando hai oscurato il principio su cui si fondano le nostre società democratiche. E me lo chiedo sbalordita e turbata perché, cara Sinistra, è proprio all’interno della tua comunità che ho imparato che ai diritti devono corrispondere i doveri, altrimenti tutto va a rotoli, tutto si sgretola, e il risultato è devastante per le battaglie coraggiose che hai affrontato lungo tutta la tua storia.
(..L’antisemitismo della sinistra occidentale è un dato di realtà e per me una coltellata in pieno petto. Avete abbandonato i nostri più sacri valori unicamente per conquistare consenso tra quelle comunità islamiche radicali e antisemite che si sono stabilite nei nostri Paesi occidentali, tra quei nativi musulmani che hanno mai rinnegato la sharia. E avete fatto questo per qualche voto in più in questa o in quella tornata elettorale. Roba difficile da credere. Eppure è questo quello che è successo.
Davvero volete svendere le libertà civili, i diritti delle donne, i diritti delle persone LGBT per quattro voti? State cavalcando l’antioccidentalismo – che a voi piace ogni tanto chiamare “anticolonialismo”, termine che già da solo fa ridere – proprio voi che siete stati, e io con voi, i più coraggiosi e testardi difensori di modelli di società che garantiscono più diritti a tutti, nessuno escluso. E seguendo la peggiore tradizione antigiudaica e antisemita avete fatto diventare Israele il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.
Il vostro silenzio è agghiacciante come del resto lo sono i vostri tanti “sì-ma-anche” di fronte alle aggressioni, alle uccisioni, alle violenze, alle discriminazioni contro cittadini ebrei che vivono lontano da Israele che “è la patria dove si sentono più a casa nel mondo”. Anche io che vivo in Germania continuo a sentire l’Italia come il luogo dove posso tornare e sentirmi a casa.
Agli ebrei, e poco importa se contestano o meno il governo di destra attualmente al potere, chiedete di rinnegare la loro terra. Ma davvero non provate vergogna? Davvero non riuscite a fermarvi e considerare le conseguenze di quel che dite e fate?
Ricordo bene quando, quando Silvio Berlusconi governava in Italia, in Germania mi prendevano in giro quando il nostro primo ministro se ne usciva con una delle sue tante esternazioni. Eppure mai nessuno mi ha chiesto di rinnegare il mio Paese, né io mi sarei mai sottomessa! Invece è esattamente questo che voi con metodo, ostinazione, crudeltà e incoscienza, chiedete agli ebrei.
Come è possibile che nel mondo di oggi il cancro dell’antisemitismo porti la firma del progressismo di sinistra, e lo riversi nelle aule scolastiche e universitarie, nei luoghi di lavoro, nei circoli delle élite intellettuali, che lo trascini nelle piazze? Me lo chiedo e ve lo chiedo: come siamo arrivati a tutto questo?
L’indagine di questi giorni su Mohammad Hannoun e di altri fiancheggiatori e sostenitori di Hamas era cosa ben nota e da molto tempo denunciata. Eppure, ora che è saltata ufficialmente la fogna con tutto quel che contiene, coloro che tra di voi hanno coccolato, sostenuto, legittimato istituzionalmente e culturalmente Hannoun e i suoi sodali si sono avvolti in un silenzio assordante o riparati dietro parole imbarazzate, patetiche ed equivoche.
Enrico Berlinguer, il cui ritratto splende sulla tessera del PD, non ebbe paura di dire che le Brigate Rosse erano terroristi definendoli senza equivoci “nemici della democrazia e del popolo”. Voi, invece, oggi per far posto a chi detesta le nostre democrazie e l’Occidente, state tradendo la vostra missione e perdendo tanti compagni e compagne come me.
E questo non perché siamo cambiati noi ma perché voi avete rinunciato ai nostri principi, ai nostri valori. Siete voi che avete perso l’anima. E tutto questo mi fa temere come donna, come lesbica, come militante di sinistra e amica degli ebrei. Mi fa paura non avervi più al mio fianco.

Anna Paola Concia

(da Solo Riformisti)

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Minopoli

Nicola Minopoli è un editorialista di “Solo Riformisti”

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