
L’instabilità del Medio Oriente non è un fenomeno recente. Da decenni tra conflitti interni e guerre aperte, spesso influenzate dagli interessi delle grandi potenze, l’area resta un equilibrio fragile. In questo contesto l’Europa ha scelto di approvvigionarsi di energia a costi più elevati, trasferendone in parte l’impatto su cittadini e imprese. Le sanzioni alla Russia, adottate dopo l’invasione dell’Ucraina, rappresentano una scelta politicamente comprensibile e moralmente motivata. Tuttavia comportano conseguenze economiche rilevanti. La rinuncia al gas russo – per anni tra le fonti più accessibili – ha imposto un rapido riassetto delle forniture, con un ricorso crescente a mercati più onerosi. Il risultato è un aumento dei costi energetici che incide in modo significativo su famiglie e sistema produttivo. Si tratta di un effetto non secondario delle decisioni assunte per sostenere l’Ucraina e ridefinire gli equilibri geopolitici del continente. In questo quadro si inserisce il ruolo di Zelensky. Il sostegno europeo a Kiev è stato ampio e si è manifestato anche attraverso sacrifici economici diffusi. Un riconoscimento esplicito di questo contributo da parte della leadership ucraina avrebbe un valore politico non trascurabile. Ancora più rilevante sarebbe l’apertura di una riflessione sulla distribuzione di questi costi. Evitare che gravino in modo sproporzionato sulle fasce più esposte rappresenta una condizione essenziale per mantenere il consenso dell’opinione pubblica europea. La distanza tra i livelli decisionali e l’impatto concreto delle scelte resta un elemento critico. L’aumento delle bollette e dell’inflazione energetica incide direttamente sulla vita quotidiana di famiglie e imprese, alimentando un senso di squilibrio che le istituzioni sono chiamate a gestire. Una maggiore equità nella redistribuzione dei costi della transizione energetica e delle strategie geopolitiche appare oggi necessaria. Se non sarà la Commissione guidata da Ursula von der Leyen a promuovere questo percorso, il tema resterà comunque centrale nel dibattito pubblico europeo. In questa prospettiva un’iniziativa politica da parte di Zelensky, anche sul piano simbolico, potrebbe contribuire a rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini, in una fase in cui il consenso rappresenta un elemento decisivo per la tenuta delle scelte comuni.
Angelo Santoro

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