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L’Europa evanescente (e un po’ zen) di Ursula von der Leyen

Sotto la guida di Ursula von der Leyen l’Unione Europea sembra aver imboccato una curiosa strada: non tanto quella della potenza, né quella dell’irrilevanza dichiarata, quanto una via più sottile e quasi spirituale. Una sorta di progressiva rarefazione. Non scompare del tutto, ma si attenua. Si fa tenue come il suono di un violino scordato che continua a vibrare sempre più piano. La presidente della Commissione europea sembra accompagnare questo processo con una calma quasi contemplativa. Non tanto la calma di chi controlla gli eventi, quanto quella di chi li osserva scorrere con serena concentrazione. Una postura che ricorda una meditazione zen. Con questo spirito, per esempio, si può riflettere con distacco su un contratto ventennale per l’acquisto di gas firmato con Trump.

di Angelo Santoro | 21 Marzo 2026

Sotto la guida di Ursula von der Leyen l’Unione Europea sembra aver imboccato una curiosa strada: non tanto quella della potenza, né quella dell’irrilevanza dichiarata, quanto una via più sottile e quasi spirituale. Una sorta di progressiva rarefazione. Non scompare del tutto, ma si attenua. Si fa tenue come il suono di un violino scordato che continua a vibrare sempre più piano. La presidente della Commissione europea sembra accompagnare questo processo con una calma quasi contemplativa. Non tanto la calma di chi controlla gli eventi, quanto quella di chi li osserva scorrere con serena concentrazione. Una postura che ricorda una meditazione zen. Con questo spirito, per esempio, si può riflettere con distacco su un contratto ventennale per l’acquisto di gas firmato con Trump. Un accordo che a molti cittadini europei appare meno vantaggioso di quanto forse fosse sembrato nei corridoi di Bruxelles. Ma è possibile che i conti siano stati fatti immaginando un contribuente con redditi più simili a quelli dei funzionari comunitari, dove gli stipendi che superano i ventimila euro mensili non sono esattamente un miraggio. La stessa serenità deve aver accompagnato anche altre decisioni: programmi di riarmo da centinaia di miliardi, nuovi prestiti all’Ucraina guidata da Zelenskyy, cifre che si pronunciano con una certa disinvoltura quando si parla di bilanci pubblici europei. Novanta miliardi di euro, per esempio, hanno il pregio di sembrare quasi una cifra ordinaria, purché la si pronunci con il tono adeguato. Naturalmente l’argomento è sempre lo stesso: la sicurezza europea. Fermare Putin prima che la sua ambizione strategica si estenda oltre l’Ucraina fino a evocare scenari in cui Parigi diventa tappa di una traiettoria più ampia. È una rappresentazione che richiede una certa fiducia nella narrativa strategica del momento. Ma del resto la fiducia è una componente essenziale di ogni meditazione ben riuscita. Lo stesso vale per alcune certezze energetiche. L’idea che l’Europa possa emanciparsi rapidamente da petrolio e gas sostituendo i campi con distese di pannelli solari ha il fascino delle visioni semplici. In questa prospettiva il pianeta – dall’America al Venezuela fino al Medio Oriente – diventa quasi un dettaglio marginale. E tuttavia mentre queste riflessioni procedono con compostezza filosofica, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di una leadership europea sempre più sfuggente. La Commissione sembra spesso presente nelle dichiarazioni, meno negli snodi decisivi della politica internazionale. Forse è proprio questa la nuova forma dell’influenza europea: una presenza discreta, quasi invisibile. Una diplomazia talmente raffinata da non essere sempre percepita nemmeno dagli osservatori più attenti. A questo punto si potrebbe anche concedere alla presidente il lusso di una meditazione più autentica. Magari in Giappone, dove lo zen non è una metafora politica ma una disciplina esigente. Potrebbe essere il contesto ideale per giungere alla più limpida delle intuizioni: che ogni stagione istituzionale ha un suo naturale compimento. Nel frattempo qualcuno già immagina il dopo. Tra i nomi che circolano c’è quello di Macron, che una volta conclusa la sua esperienza all’Eliseo potrebbe essere tentato da una nuova ambizione europea. Relativamente giovane, politicamente esperto e dotato di una certa familiarità con i grandi palcoscenici. Qualità che in un’Europa sempre più incline alla contemplazione potrebbero persino risultare utili.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

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