
A quasi due anni (18 mesi) dall’approvazione del Decreto legge sulle liste d’attesa la piattaforma nazionale non è in grado di spiegare perché i ritardi continuino ad accumularsi. Eppure nel solo 2025 il SSN ha erogato quasi 60 milioni di prestazioni tra visite specialistiche ed esami diagnostici. Un volume enorme che non trova riscontro in un sistema capace di leggere i propri dati: non si sa dove si formino i colli di bottiglia, quali prestazioni siano più critiche né quali territori garantiscano minori possibilità di accesso. Il quadro rasenta il paradosso. O più semplicemente fotografa l’incapacità di una classe dirigente che da anni persegue il risparmio come obiettivo in sé, anche quando questo avviene sulla pelle dei pazienti. Il meccanismo è noto: le attese diventano insostenibili, i cittadini rinunciano, si rivolgono al privato e la sanità pubblica, di fatto, “risparmia”. Un risparmio che non penalizza chi governa il sistema, ma anzi lo premia. Chi prende decisioni non ha problemi di accesso alle cure, e continua a incassare premi previsti da contratti perfettamente in vigore. Nel decreto che dovrebbe affrontare in modo strutturale la questione delle liste d’attesa compare, tra le priorità, la gestione delle mancate presentazioni e la riduzione degli sprechi. Un tema reale, certo, ma affrontato in modo fuorviante. Dopo mesi, se non anni, di attesa, non è irragionevole ipotizzare che alcuni pazienti abbiano risolto altrove, abbiano rinunciato o, nei casi più estremi, siano deceduti. Eventualità che sembrano non scalfire minimamente il sistema di incentivi: i premi alla dirigenza non vengono comunque messi in discussione. Il nodo resta sempre lo stesso. Ci troviamo di fronte a una piattaforma informativa che non supporta adeguatamente gli operatori sanitari e che risulta del tutto inutile per i cittadini. In queste condizioni attribuire le “attese lunari” a comportamenti individuali appare poco credibile. Più realisticamente i ritardi sono il sintomo evidente di una crisi strutturale del Servizio sanitario nazionale. Anni di riforme, correzioni, restyling e interventi spot – ognuno firmato dalla propria stagione politica – hanno prodotto un sistema opaco, frammentato e privo di una visione coerente. Dell’impianto originale non resta traccia. E così la responsabilità viene ribaltata. La colpa, si dice, è dei pazienti che non annullano per tempo le prenotazioni. Un messaggio chiaro, in fondo: caro malato, quando muori ricordati di avvisare che all’appuntamento non ci sarai.
Angelo Santoro

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