Tre giorni senza cibo né acqua. Così è stato trovato un soldato russo catturato sul fronte ucraino. Non è solo una storia di miseria individuale: è il segnale di un sistema che si sfalda. Per capire la guerra oggi non basta guardare alle linee di combattimento in Donbass, bisogna guardare dentro la Russia. È lì che si sta aprendo il vero fronte.
Il cappio interno
La Russia è un Paese enorme, e oggi fragile dall’interno. Alla guerra di logoramento sul campo si affianca un logoramento silenzioso ma inesorabile: sabotaggi, incendi dolosi, attacchi partigiani in regioni lontane dal fronte. Le proteste locali emergenti si intrecciano con la repressione sempre più dura, creando una miscela di malcontento e paura che corrode le fondamenta del regime.
Il cappio militare
La resistenza ucraina ha saputo contenere le perdite e sta colpendo in modo chirurgico. Non con soldati oltre confine, ma con missili di nuova generazione — prima il Neptune, ora soprattutto il Flamingo (testata da 1.150 kg e gittata di circa 3.000 km) — che rendono vulnerabile ogni punto del territorio russo. Flamingo non è intercettabile dai sistemi attuali: significa che basi come Engels-2, il porto di Novorossijsk, o gli impianti di raffinazione energetica possono essere colpiti a piacimento. Non è terrorismo urbano: non si colpiscono le città, ma le infrastrutture vitali dello Stato. Il risultato è devastante: benzina alle stelle, aeroporti spesso fuori uso, rifornimenti militari disarticolati. Difendere un Paese immenso diventa quasi impossibile: ogni brigata costretta a presidiare le retrovie è una brigata sottratta al fronte.

Il cappio economico
Colpire un processo di raffinazione significa colpire due volte: l’approvvigionamento interno e l’export, cioè la linfa che alimenta il bilancio federale. La Russia, già un nano economico se paragonata all’Occidente (un PIL inferiore a quello italiano), non può permettersi una guerra lunga con le arterie energetiche sotto attacco. Se poi si innesca un processo di fallimenti bancari (monitorare attentamente ciò che potrebbe succedere tra Settembre/Ottobre) e industriali la situazione può diventare drammatica. La corruzione dei generali e la demotivazione dei soldati completano il quadro di un paese e di un esercito in difficoltà.
Il cappio diplomatico
A questa pressione interna e militare si aggiunge oggi quella diplomatica. Donald Trump ha effettuato un primo passo di sanzioni indirette, colpendo l’India. La sanzione indiretta consiste nell’impossibilità di usare il sistema bancario Usa se il paese che la subisce compra armi ed energia dalla Russia, come appunto l’India (Gli Stati Uniti hanno già imposto dazi del 25%, e Trump ha annunciato che un ulteriore prelievo del 25% entrerà in vigore il 27 agosto in risposta alla continuazione degli acquisti di petrolio russo da parte indiana). Il presidente americano ha dichiarato che “potrebbero esserci conseguenze molto gravi per la Russia” se non si arriverà a un cessate il fuoco entro due settimane. È un messaggio in stile bastone e carota: avvertimento duro, ma senza chiudere la porta a un negoziato. Mosca risponde con fanfaronate — Lavrov in maglietta CCCP in Alaska è l’immagine plastica di un passato che non ritorna — buone solo a galvanizzare l’enorme e costoso sistema di propaganda filo-russo disseminato nel mondo. Dal canto suo Zelenskyy ha dichiarato che non cederà territori e che non ha bisogno del permesso americano per attaccare la Russia con i missili a lungo raggio (Trump gli pose mesi fa proprio una domanda diretta sulle capacità ucraine di colpire in modo indipendente Mosca e San Pietroburgo, ricevendo riposta affermativa).
Il vero fronte
La guerra non è più confinata alle trincee. È entrata in Russia senza che un solo soldato ucraino abbia varcato questa volta il confine. È un fronte enorme, impossibile da difendere, in cui missili e partigiani agiscono in modo coordinato. Un cappio che stringe la Russia su tre lati: interno, militare, diplomatico. E che rende ogni giorno più fragile la posizione di Mosca, dentro e fuori dal Cremlino.
Luciano Priori Friggi

abbiamo un nemico alle porte. e un classico nella storia quando si ha l acqua alla gola. per non correre troppo nelle pagine della storia era inculcato e scelto dai leader della germania. se poi vogliamo leggere la storia degli stati europei, inghilterra, francia, germania non sono nazioni al di sopra della verita. gli altri paesi restanti pure loro non possono nascondere le mani che hanno rubato la marmellata nella credenza della storia. il vero nemico e questa europa, falsa, incapace di fare economia, assurda in politica estera, sono anni che di qualita nel guidare un europa mai creata le leadership sono fallite
Però Putin ha appena detto (in Cina, mi pare) che non è mai stato contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, il che non mi pare risponda a verità. viste le accuse precedenti di interferenze europee e americane in una zona che considera come sua sfera di influenza, concetto abbastanza controverso, a dire il vero, visto che l’Onu non riconosce questa circostanza, chiamiamola di derivazione geopoltica.
Ottima analisi della attuale situazione sul campo di battaglia russaUcraina che condivido pienamente .. credo che nei giorni a venire putin avra’ il suo bel cetriolo che si avvicina sempre di piu’.. sara’ sicuramente in grossi guai .. complimenti al l’estensore dell’articolo.
Putin ha appena detto a Vladivostok che in Russia comincia ad esseri carenza di gas e che la situazione peggiorerà.