
La mappa presentata da Israele nell’ambito dei negoziati sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza mostra che quasi il 40% del territorio dell’enclave (territorio appartenente a uno stato diverso da quello che ha la sovranità su di esso) palestinese rimarrebbe sotto il controllo israeliano, impedendo a oltre 700.000 palestinesi di tornare nelle loro case. Lo riporta il sito palestinese Quds, pubblicando la mappa su cui è tracciata “la linea rossa” dove dovrebbero ritirarsi le forze israeliane in caso di cessate il fuoco. Una linea che non corrisponde a quella dei confini prebellici.
Stando alla mappa, tutta la città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, rimarrebbe sotto occupazione israeliana, così come ampie zone nel nord dell’enclave, (Beit Lahia, Um al-Nasr, gran parte di Beit Hanoun e tutta Khuza’a) ricadrebbero all’interno della zona controllata da Israele, secondo il sito. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha prolungato i colloqui di cessate il fuoco per evitare la caduta del suo governo. Emerge anche questo dall’inchiesta del New York Times, intitolata “Come Netanyahu ha prolungato la guerra a Gaza per restare al potere”. In una tesa riunione nell’aprile 2024, il premier optò per la continuazione della guerra dopo che un alleato chiave aveva minacciato di staccare la spina al governo. Temendo di spaccare la sua coalizione, scrive il NYT, Netanyahu “ha anche rifiutato di definire un chiaro piano per il dopoguerra a Gaza, dando luogo a una strategia militare priva di direzione che ha causato decine di migliaia di morti, danneggiato la reputazione di Israele e permesso comunque ad Hamas di sopravvivere”. Il Comitato della Croce Rossa internazionale ha denunciato che un membro del suo staff e un volontario della Mezzaluna Rossa palestinese sono rimasti feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dalle Forze di difesa israeliane (Idf) mentre stavano compiendo un’operazione di soccorso nella Striscia di Gaza. Obiettivo della missione era evacuare un membro della Croce Rossa internazionale rimasto ferito e la sua famiglia. Quattro membri dell’equipaggio di una nave da carico attaccata e affondata dai ribelli Houthi in Yemen questa settimana sono presumibilmente morti, ha dichiarato venerdì la forza navale Aspides dell’Unione Europea dispiegata nell’area, mentre continuano le operazioni di ricerca nel Mar Rosso. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato di aver registrato almeno 798 uccisioni sia presso i punti di consegna degli aiuti umanitari gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sostenuta da Stati Uniti e Israele, sia in prossimità di convogli umanitari gestiti da altri gruppi umanitari, tra cui l’Onu. Lo ha dichiarato ai giornalisti a Ginevra la portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Ohchr), Ravina Shamdasani. “Fino al 7 luglio, abbiamo registrato 798 uccisioni, di cui 615 nelle vicinanze dei siti della Gaza Humanitarian Foundation e 183 presumibilmente lungo il percorso dei convogli umanitari”, ha affermato. Le Nazioni Unite hanno definito il piano “intrinsecamente pericoloso”.
La Francia ha concesso lo status di rifugiati a una donna palestinese e a suo figlio in quanto avevano un “fondato timore di persecuzione personale” se fossero tornati nel Paese a causa della loro “nazionalità”, secondo una decisione emessa venerdì. Questo status è stato concesso loro dal Tribunale nazionale per l’asilo “in applicazione della Convenzione di Ginevra del 1951, a causa dei metodi di guerra utilizzati dalle forze israeliane dalla fine del cessate il fuoco nel marzo 2025”. Questa palestinese aveva già ottenuto la “protezione sussidiaria” dopo essere fuggita dalla Striscia di Gaza pochi giorni dopo l’inizio delle rappresaglie israeliane per gli attacchi mortali di Hamas del 7 ottobre 2023. Il gruppo islamista palestinese Hamas ha condannato la decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni contro la relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. Si tratta di “una flagrante espressione della parzialita’ dell’amministrazione statunitense nei confronti dei crimini di guerra sionisti”, si legge in una dichiarazione. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è decollato da Washington per tornare in Israele. “Tutti gli obiettivi che si era prefissato di raggiungere durante la visita sono stati raggiunti”, ha fatto sapere il suo ufficio. Tanto più che lei non sopporta l’avventura. Vero? Mi rivolgo a Benjamin Netanyahu.
Giuseppe Basilico

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