
Ennio Ricanelo, inviato speciale dal Brasile.
San Paolo – Il legame tra la famiglia Bolsonaro e Donald Trump ha portato a una severa sanzione da parte del governo americano contro il Brasile: un aumento del 50% sui dazi applicati ai prodotti brasiliani. Nella sua lettera, il presidente degli Stati Uniti accusa il governo brasiliano di ingerenza elettorale, minacce alla libertà d’espressione e persecuzioni contro l’opposizione.
L’offensiva arriva mentre l’inchiesta contro Bolsonaro avanza nel sistema giudiziario brasiliano. Esiste ora una concreta possibilità che l’ex presidente finisca in prigione già nel 2025, a causa del tentativo di colpo di Stato orchestrato da lui e dai suoi alleati ancora prima delle elezioni del 2022. L’incarcerazione dello storico alleato di Trump in Sud America potrebbe rappresentare un rischio per l’internazionalizzazione del modus operandi trumpista.
La decisione di Washington ha provocato una dura risposta da parte di Brasília. Il capo del governo brasiliano ha dichiarato di non temere l’offensiva di Trump e che risponderà con la stessa moneta.
“Il Brasile invocherà la legge di reciprocità quando necessario. Chiederemo, insieme all’Organizzazione Mondiale del Commercio, una posizione per sapere chi ha ragione. Non vogliamo litigare con nessuno. Vogliamo negoziare e chiediamo rispetto per le decisioni del Brasile”, ha affermato il presidente Lula.
Il dazio imposto dagli Stati Uniti sui prodotti brasiliani potrebbe aggravare ulteriormente la crisi economica in Brasile, facendo salire il valore del dollaro e causando una contrazione del mercato interno, con conseguente aumento della disoccupazione. Attualmente, il tasso ha raggiunto il livello più basso per il mese di maggio nella storia, al 6,2%.
Non sarà solo il Brasile a soffrire per le sanzioni: anche gli Stati Uniti subiranno le conseguenze. Secondo gli esperti, il prezzo del caffè, dello zucchero, del succo d’arancia, della carne bovina e dell’etanolo potrebbe aumentare ulteriormente per i consumatori americani.
La dipendenza è tale che oltre la metà del succo d’arancia venduto negli Stati Uniti proviene dal Brasile — lo stesso vale per il caffè. La politica estera del governo americano rischia di provocare un caos nelle esportazioni e di compromettere una relazione civile tra i due Paesi: un pericolo per l’economia brasiliana e un duro colpo per le tasche delle famiglie americane.
Ennio Ricanelo

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